
Nel mito, Pigmalione era uno scultore innamoratosi della statua femminile che aveva modellato, perché la considerava la più alta espressione della femminilità. Nessuna donna reale si sarebbe mai potuta avvicinare alla perfezione di quell’opera d’arte. Gli Slowdive, il 6 febbraio 1995, facevano uscire “Pygmalion“, ed erano probabilmente nella stessa situazione di quello scultore: due settimane dopo l’uscita infatti, la Creation Records li aveva scaricati, nessuno sembrava apprezzare la loro musica (anche il precedente “Souvlaki” era stato accolto da critiche molto negative), il loro ultimo tour americano era stato stroncato sul nascere, e anche il loro storico batterista Simon Scott si era allontanato dal gruppo. Nessun pubblico reale sembrava davvero interessato, in piena ondata britpop, ad ascoltare quel genere di musica, e il gruppo sembrava ormai averlo compreso.
“Pygmalion“, anche a 30 anni dalla sua uscita, sembra quasi un sabotaggio consapevole, una deviazione dalla naturale linea evolutiva che gli Slowdive avrebbero dovuto prendere. Il minimalismo sonoro di questo terzo e ultimo (prima della reunion) disco, che abbandona quasi completamente le atmosfere shoegaze, sembra proprio volto alla ricerca di una musica irreale e irraggiungibile, in cui la scarnificazione della complessità compositiva fa spazio ad un minimalismo portato all’estremo. Neil Halstead, come un moderno Pigmalione, ha scolpito in 33 giri e ⅓ qualcosa di cui era profondamente innamorato, una musica che nessun pubblico reale avrebbe mai apprezzato (all’epoca) ma che, nella sua visione, era la massima espressione di quell’arte.
Prendendo ad esempio il filo già tracciato da Mark Hollis con i suoi Talk Talk, “Pygmalion“ suona come uno “Spirit of Eden“ o un “Laughing Stock“, spogliato delle sue influenze jazz e rivestito dell’ambient e dell’elettronica. Halstead compone a partire da loop e riverberi digitali, elimina completamente le chitarre distorte e costruisce i suoi paesaggi sonori usando gli strumenti tradizionali come però li avrebbe usati Aphex Twin. Anche i testi (ai quali partecipa, come sempre, anche Rachel Goswell) sono spinti al limite del minimalismo – fino all’eliminazione completa in quasi la metà dei brani: dove sono presenti, sembrano quasi degli haiku, composti da frasi semplici e apparentemente comuni che vengono effettate, filtrate e ripetute.

La psichedelia di “Pygmalion” non è più di pancia, come quella dei lavori precedenti degli Slowdive e dell’epoca d’oro dell’LSD, ma è piuttosto completamente calcolata. È trip digitale dal quale sono stati rimossi i colori, il cui freddo bianco e nero conduce alla contemplazione spirituale della solitudine. Una sensazione figlia di quegli anni 90 nei quali era da poco scomparsa qualsiasi alternativa al capitalismo, in cui la vita moderna iniziava ad esser fin troppo veloce, consumistica e alienante, e della quale gli Slowdive, a differenza di molte band del periodo, non rispondo con rabbia o cinismo. La loro sembra quasi un’ultima carezza prima della fine, un abbraccio di chi sa che sarà l’ultimo, pieno solamente di malinconia. Pochi mesi dopo il disco, infatti, la band si scioglie definitivamente e, come lacrime nella pioggia, sembra essersi persa nel tempo.
Nel mito di Pigmalione però, gli Dei concedettero allo scultore, dopo molte preghiere, di sposare la propria amata statua, trasformandola in umana, ricompensando la sua eterna devozione. Dopo quasi 20 anni da “Pygmalion” gli Slowdive, data una coincidenza fortuita, si riuniscono per suonare al Primavera Sound, riscuotendo un successo mai avuto prima di quel momento. L’evento li porta a pubblicare l’acclamatissimo self-titled nel 2017, dal quale inizia anche una grandissima operazione di rivalutazione critica di tutta l’opera del gruppo inglese, a cui viene finalmente riconosciuta anche l’importanza storica.
Non sappiamo esattamente quali dèi abbiano pregato Halstead e soci, probabilmente hanno solamente perseverato nella propria visione artistica, fiduciosi della lungimiranza del proprio sguardo, sempre troppo avanti per un mondo che, nonostante la spasmodica velocità, sembra continuamente tralasciate chiunque mostri una diversa e più spiccata sensibilità.
