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Bong-Ra – Black Noise

2025 - Debemur Morti Productions
black metal / doom metal / breakcore

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Tracklist

1. Dystopic
2. Death#2
3. Nothing Virus
4. Useless Eaters
5. Black Rainbow
6. Bloodclot
7. Ruins
8. Parasites
9. Blissful Ignorance


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Poco meno di vent’anni fa finivo invischiato nell’oscura rete di quello che viene comunemente inteso come “doom jazz”. Poco più che diciottenne necessitavo di scandagliare più a fondo forme altre di suono, forme che demolivano convenzioni che andavano imbruttendosi. Contestualmente inciampavo anche in definizioni elettroniche oblique a tutto il resto e fu il momento della “breakcore”.

Come questi due “generi”, pur opposti nelle intenzioni superficiali, potevano convergere? Attraverso la persona di Jason Köhnen. Il suo nome reale compariva tra le fila di The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble (e in seguito nella formazione gemella The Mount Fuji Doomjazz Corporation) mentre il nom de plum Bong-Ra era maestro di quella mutazione genetica hardcore techno più feroce di qualsiasi altra cosa in circolazione di cui mi infatuai presto.

Köhnen, assieme a Venetian Snares e Igorrr (e The Bug, ma da tutt’altra parte), fu fautore di commistioni allucinanti in terreno metallico e sintetico, fondendo immaginari che parevano tanto lontani quanto inevitabilmente legati. Il suo “I Am the God of Hellfire” mi portò via. In copertina Skeletor, il signore oscuro dei Masters of the Universe, e titolo che rimandava al folle Arthur Brown, non potei che rimanere incantato. Negli anni la sperimentazione cui Bong-Ra ha sottoposto le sue composizioni è andata via via incorporando sempre più elementi di violenza sonora in campo metal, con “Antediluvian” del 2019 come approdo sul versante sludge di questo mondo. Due dischi più tardi completa la transizione.

Black Noise” è a metà strada tra nomen omen e crasi. Rumore e metallo nero si fondono inderogabilmente. Köhnen sceglie la strada della distruzione totale. Programma drum machine come fossero strati di batteria pescati direttamente dai più brutali album black-death metal, destrutturandone tempi, sfasciando, ritagliando e cucendo ogni singola sezione, e ne fa la base per chitarre ribassate oltre il pozzo meno illuminato di sempre. Prende il microfono e tramuta il proprio essere in un essere bestiale e immondo, growl gutturali che colpiscono alla maniera di mazze ferrate chiodate, momenti in cui la voce si erge stentorea e perciò ancor più demoniaca (mi ricorda certe cose di Attila Csihar fuori dai Mayhem) tra sample e synth granulari che sciamano come insetti impazziti e (anti)melodie spaventose (ascoltate Parasites al buio, se ci riuscite). I nove brani dell’album sono intrisi di malessere, una malvagità suadente e atterrente ma al contempo mistica, un glitch soprannaturale che sembra fondere sensazioni di tempi oscuri passati a quelli che verranno (o che forse sono già giunti) in uno spaziotempo altro.

Meno obliquo del precedente “Meditations”, ma più folle e incazzato che mai, “Black Noise” è il suono perfetto per momenti in cui nulla sembra andare nel verso giusto. Ossia, a ben vedere, quasi tutti. Bong-Ra si dimostra essere davvero il “dio del fuoco infernale”.

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