La musica italiana se la passa bene. I dirigenti pure. Chi lavora, meno. Chi pensa che la lotta di classe ormai sia un argomento desueto, non capisce un cazzo. Perché si lotta sempre. Coltivando un hobby, alzandosi prima alla mattina per andare a correre ed essere comunque puntuali. Cercando una dieta alternativa. Andando ad abitare in campagna, lontano da centri di collocamento e sale slot.
Chi fa musica senza pensare a queste cose, non è degno di essere ascoltato, ma gli Asino per fortuna non rientrano in questa categoria. Arrivano dopo tanto tempo al quarto disco, perché hanno fatto anni a lottare, e forse ne sono venuti fuori. Hanno registrato da soli sette tracce, hanno dato loro un titolo e grazie a diverse realtà indipendenti italiane hanno fatto uscire un album nuovo, di sette tracce. È così che dovrebbero andare le cose. Crediamo nel materialismo storico, non nei mantra.
“Natura/Morta” è un complesso ed organico miscuglio di binomi. Ogni titolo è diviso in due sezioni, come due sono i componenti degli Asino: uno di Massa e l’altro di Carrara. Non sono parti antitetiche, anzi. Ci aiutano a ricostruire un mondo difficile, fatto di chiavi, merde pestate, pacchetti di sigarette, fossili. Difficile da inquadrare letterariamente ma anche vicino, forse proprio perché ci appartiene, l’abbiamo dentro. Con i suoi angoli e le sue smussature. Musicalmente, pancia a terra, ci troviamo in un limbo di elettronica e rock, di new wave e noise. To the Ansaphone, Amenra, De Facto ma anche Melt-Banana, per i più pagani.
Si sente il profumo della legna appena raccolta dal sottobosco, si sente l’ansia che ti blocca, si sentono i rumori delle case rimaste vuote per tanti anni, e gli Asino registrano queste tiritere da soli, per raccontarci tutto questo. “Natura/Morta” è per cuori allenati.
Mangio il pane e poi muoio. Casco in bici, dopo muoio. Sempre educato. Saluto tutti. Baci e abbracci. E poi muoio.
Avrebbero registrato un disco se la Carrarese fosse ritornata in Serie B. Attualmente i gialloblu sono al tredicesimo posto e hanno in avanti Panico (ex-Novara) e Torregrossa, un attaccante che è un idolo su tutti i fronti. Non ci servono i CCCP, credetemi.