1. I am the pipe I hit myself with
2. off to the ESSO
3. the names of Faggot Chav boys
4. heat death
5. peach
6. hexed!
7. droplets
8. navel gazer
9. The Petard is my Hoister
10. Time at the Bar
Adoro i dischi che mi mettono a disagio fin dalla copertina. Quella di questo “hexed!” mi dà proprio un tipo di voltastomaco che manco i Cannibal Corpse, con i quei vermi piazzati in una bocca a mò di lingua. Fosse solo questo, non sarei qui a parlarne.
aya, stando alla biografia, è una musicista umana proveniente dalla regione Pennina del Nord Atlantico, giunta qui al suo secondo album. Umana, poniamo l’accento qui, perché aya è armata di una voce che spesso questa condizione la trascende, reincarnando la sua furia distruttrice nel freddo di una scheda madre, possedendola nel senso più demonico possibile.
Hyperdub è il giusto quartier generale per questa entità. L’etichetta londinese fondata da Kode9 è l’alveo di tanto, tantissimo male sintetico e aya ci fa il nido. Dicevo del disagio che mi provoca “hexed!”, una sensazione strisciante che risale la spina dorsale. Cuffie calcate sulla testa, è l’unico modo per circondarsene appieno. Se sparato in qualche club irrorato a neon e zuppo di sudore ne trarrebbe giovamento, si respirerebbe l’aria duale del tutto. Venefica e sfavillante.
Pulsazioni aritmiche furibonde che aggrediscono la carne, le urla di aya potrebbero star benissimo in un album post-hc/screamo, fintanto che la macchina non esige il suo tributo, trasponendole in codice binario. Rumore che sfianca, noise che cola orrido dal soffito, malessere trascendente, scudisci sintetici per rituali BDSM sci-fi che si perdono in un castello di ambienti insalubri, blast beat distruttivi come incendi digital hardcore fuori controllo. Techno squilibrata che lotta con melodie assurde ma pur sempre melodie, che aya ripesca da generi lontanissimi dagli alvei elettronici in cui si dibatte questo mostro mutaforma, si interseca fondendoli alla propria formula, una ricetta che mescola illbient marcita a drilling che perforano, mid-tempo gonfissimi a sinistre stilettate e testi sibillini. Rumori che si affastellano gli uni sugli altri, prendendo forma mano a mano che l’album procede nella sua marcia inesorabile, una marcia verso un inferno a volte etereo, altre volte furibondo e inarrestabile.
“hexed!”, un oggetto seriamente pericoloso da non maneggiare con cura.