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Interviste

Dal caos la precisione: “Jazzisdead”, il nuovo live album dei RuinsZu

(c) Kat Kubiak

Esce oggi su Subsound RecordsJazzisdead” (qui la nostra recensione), live album a firma RuinsZu, ovvero la formazione nata dalla fusione di Luca T. Mai e Massimo Pupillo degli ZuTatsuya Yoshida, batterista dei leggendari Ruins. Il disco è la testimonianza del tour intrapreso nel 2024 dalla band e culminato nel concerto all’omonimo festival torinese lo scorso 26 maggio.

Abbiamo intercettato i due membri degli Zu per saperne di più.

Ciao, come state? Se guardate alla vostra sinistra cosa vedete?

Ciao stiamo bene grazie e tu? Non so cosa intendi ma la via della mano sinistra è notoriamente la via della magia nera e delle evocazioni demoniache e sinceramente non ci interessa, cerchiamo, per quel che ci è possibile, di stare sulla via della mano destra la cui porta è stretta e la via angusta.

Ho sempre immaginato Zu come un essere organico, una bestia tentacolare che plasma la sua esistenza in un lento divorare di esperienze. È nel tumulto di questo incedere che è nata la collaborazione con Tetsuya Yoshida o è stato qualcosa di espressamente ricercato?

Viviamo nella dimensione uroboros, in cui divori e sei divorato procrei e muori in una tensione continua tra eros e tanatos e noi cerchiamo un equilibrio in questo. Non ci definirei una bestia tentacolare che mi ricorda più l’Idra di Lerna, quindi predatrice, forse più un albero che attinge linfa dalla terra e da frutti che possono essere apprezzati da tutti o quasi, dipende dai gusti. La collaborazione con Yoshida è nata dopo che Massimo ci ha fatto 4 date insieme in Italia in cui li ho accompagnati e così, molto naturalmente è venuta fuori questa idea di suonare insieme. La proposta è venuta da parte sua perché Yoshida è un’ autorità musicale che mette soggezione e noi non ci saremmo mai permessi di chiederglielo.

Per voi i Ruins cosa rappresentano?

Sono uno dei nostri fari musicali quindi suonare insieme a Yoshida e farci un disco è stato un grande onore.

Oggi esce “Jazzisdead”, che, come suggerisce il nome è stato registrato durante il Jazzisdead a Torino. Come mai la scelta di registrare i brani dal vivo?

Naturale conseguenza di un tour di 20 giorni in cui il festival Jazzisdead aveva tutto “apparecchiato” per delle registrazioni professionali, non solo per noi. Quando lo abbiamo risentito e stabilito che era qualitativamente valido ma soprattutto che poteva essere una testimonianza di questa esperienza, abbiamo sentito Davide Cantone, boss assoluto della Subsound Records proponendogli una pubblicazione.

(c) Stefano Barni

I vostri brani e quelli dei Ruins sono estremamente complicati, soprattutto se sono da imparare a memoria. Come avete affrontato le prove e dove?

All’inizio, tramite mail, abbiamo scritto brani che ci piacevano, lui avrebbe scelto brani Zu e noi brani Ruins. Poi restringendo il campo abbiamo fatto una scaletta e a casa abbiamo studiato i pezzi. Dopo mesi ci siamo visti a Bologna allo studio Vaacum di Bruno Germano, per le prove, tre giorni intensi, dopo di che siamo partiti per il tour. L’alchimia sul palco si è amalgamata al meglio quasi subito ed è cresciuta giorno per giorni fino ad arrivare a Torino al massimo della forma.

Ero presente alla data di Bologna al Freakout e sono rimasto stupito dal modo di suonare di Tetsuya. Ha un tocco che sembra delicato ma in realtà non lo è affatto. Le sue movenze possono apparire caotiche ed invece sono molto precise. Lo sguardo inganna la mente e per un momento ho creduto che lui potesse padroneggiare questo inganno. Probabilmente il metodo di esibizione rispecchia la sua personalità. Mi sbaglio?

Yoshida a mio modo di vedere ha sempre rappresentato una capacità rara di scansionare il tempo attraverso una matematica superiore, a volte incomprensibile. E riesce anche ad introdurre un’espressione musicale ormai scomparsa, che è il tempo rubato. Il suo modo di suonare è molto rigoroso ma per il tempo che siamo stati insieme abbiamo potuto apprezzare anche altri lati della sua personalità.

Nel disco ci sono sia tracce di Ruins che di Zu. Avete scelto quei brani piuttosto che altri in base a delle preferenze?

Abbiamo scelto quelli che secondo noi spaccavano di più. 

Se si perdessero le mie tracce gli amici mi verrebbero a cercare tra la folla di una data degli Zu. Ormai ho visto più volte voi che mio padre. È da tempo che volevo farvi una domanda: come mai cambiate così spesso batterista?

Sono i batteristi che cambiano noi.

Vi va di dirmi un po’ dei vostri ascolti musicali recenti?

Sono ascolti sparsi e variegati ora ad esempio sto ascoltando Bob Marley che riesce sempre ad essere un balsamo positivo per il cuore. A volte apprezziamo anche il silenzio che ci dà la possibilità di fare spazio a idee e ispirazioni.

Come è andato il tour fino adesso? State lavorando a del nuovo materiale per un futuro disco sia come Zu che nella nuova entità RuinsZu?

Sta andando molto bene, molti posti sono sold-out e le persone che vengono ai nostri concerti ci danno l’impressione che non vedevano l’ora di rivederci live. Per il resto top secret.

Vi ringrazio per il tempo dedicatomi e vorrei salutarvi con un ultima domanda: Qual è il vostro piatto preferito?

Grazie a te. Non ho un piatto preferito, mi piacerebbe che un giorno l’essere umano arrivasse a una condizione in cui non è  costretto a nutrirsi di altri esseri viventi siano essi animali e vegetali, che si interrompesse questa catena karmica di dolore in questa dimensione demiurgica, ma che il nutrimento fosse luce amore e  pace divina. Fino ad allora, forse tra qualche millennio, famose sta bella cacio e pepe.

(c) Stefano Barni

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