Sacro e ipnotizzante, metafisico e dogmatico, capace di andare oltre i significati noti dell’esistenza.“The Film” è un’opera collaborativa tra i geni della distorsione sonora, i SUMAC, e Moor Mother. La label Thrill Jockey punta sul connubio tra la band SUMAC, abituata ad usare il volume, la distorsione e l’approccio chitarristico del metal, in grado di abbracciare la malleabilità del jazz e l’istinto per l’esplorazione strutturale del rumore, e Moor Mother, una poetessa sonora che ha decostruito l’hip hop, spostando il suo sperimentalismo dal concetto di rima e ritmo a quello di cadenza e potenza oratoria.
“The Film” è un album che semina un terreno comune tra gli artisti, mutando i loro schemi musicali e la loro forza espressiva. Sembrerebbe quasi un lavoro che prende in giro gli approcci sonori tradizionali di entrambi. Un impegno innovativo e potente nella sua capacità narrativa. I componenti dei SUMAC, il chitarrista e compositore Aaron Turner, Nick Yacyshyn al synth e alla batteria e il bassista primordiale Brian Cook progettavano da tempo la possibilità di collaborare con Moor Mother. Allo Studio Litho, dove il disco è stato mixato dall’ingegnere del suono Scott Evans, sono state registrate le parti vocali di questo film che si dipana in scenari oscuri ed evocativi.
Scene 1, la voce vibrante di Moor Mother irrompe attraverso un connubio stridente di chitarre intrecciate che producono intermezzi intrisi di spoken words. Il canto è un’esplosione che si irradia nell’etere, lasciandosi dietro una scia impercettibile di memoria. Scene 2:The Run, una composizione di 12 minuti che si apre con distorsioni di chitarra contorte in un esperimento intriso di suoni palpintanti. Moor Mother emette esplosioni canore incendiarie, animate dalla crudezza del senso della Storia che va in frantumi per lasciare ampio spazio a un cupo presente. Scene 3, un manifesto di note della liberazione. “Immaginiamo uno spazio sicuro dove tutti possiamo sentirci rinnovati, nascondendo agli altri ciò che abbiamo dovuto fare per sopravvivere”, rappa Moor Mother, mentre una marcia tribale ci avvolge.
La tregua quasi elegiaca di Scene 4 è un abbraccio afro-futurista sussurrato che al contempo appare anche inquietante, attraverso i cori da sirena che sollevano una tensione lugubre all’orizzonte. Il titolo “The Film” indica chiaramente che l’album è concepito nella sua completezza. Moor Mother lo spiega così: “L’idea è di creare un momento al di fuori delle convenzioni. Questa è un’opera d’arte. Pensare all’opera come a un film invece che come a un album o a una raccolta di canzoni è impossibile in un’industria che vuole forzare tutto in una scatola di consumo. Non si capirà né si otterrà il quadro completo finché l’opera non sarà completata”.
I temi affrontati nell’album sono di natura universale: la terra, gli sfollamenti, il clima, i diritti umani e le libertà, la guerra e la pace, l’idea di fuggire dalle numerose forme di violenza e dai sistemi orribili dell’uomo e del suo impero.
“The Film” attinge ai momenti più tesi del gruppo, così come ai loro aspetti più improvvisati. Mentre i ritmi aspri generano caos nel caos, con sezioni aspre e avvolgenti, le interferenze radio e gli swell ricongiungono le trame sonore che sono state prima disgregate e poi rigenerate. Lo spazio onirico e cinematografico evocato da SUMAC & Moor Mother attraversa manipolazioni vocali futuriste dal sapore heavy metal, generando una nuova verità del suono.