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Dead Pioneers – Po$t American

2025 - Hassle
punk / hardcore

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Tracklist

1. A.I.M
2. Po$t American
3. My Spirit Animal Ate Your Spirit Animal
4. Pit Song
5. The Caucasity
6. Mythical Cowboys
7. Dead Pioneers
8. White Whine
9. Juicy Fruit (ode to Chief Bromden)
10. Stfu
11. Bloodletting Carnival
12. Love Language
13. Fire and Ash
14. Working Class Warfar
15. Untitled Spoken Word No. 2


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Po$t American” dei Dead Pioneers è un viaggio sonoro e politico che amplifica l’urgenza dell’hardcore di Washington D.C. e ne intreccia le ossessioni più oscure con le atmosfere claustrofobiche del post-punk. Ogni traccia funziona come tessera di un mosaico rabbioso, in cui l’adrenalina si mescola a riflessioni storiche e sociali, dando vita a un album coerente e stratificato.

Il disco si apre con A.I.M., un rituale percussivo che evoca le battaglie e l’orgoglio dell’American Indian Movement: il suono pulsante delle batterie di Shane Zweygardt si unisce ai cori, tracciando un confine tra antica memoria e sempre viva rivendicazione. Il rincorrersi delle sonorità tribali e delle tastiere ci anticipa già di non essere davanti al solito punk: è un’apertura carica di orgoglio indigeno che getta un’ombra pesante sui retaggi del colonialismo e sull’asservimento culturale. La title track Po$t American infatti avanza senza esitare e trasforma il battito in un incedere che ruggisce. Gregg Deal demolisce il mito del sogno americano con testi incandescenti contro il whitewashing culturale sui movimenti di basso pachidermico e i riff abrasivi di Josh Rivera e Abe BrennanMy Spirit Animal Ate Your Spirit Animal, il singolo che ha anticipato l’album nel novembre del 2024, è un atto d’accusa conto i “vultures culturali” che si spacciano per benefattori e il brano rompe gli argini nel graffio vocale di Deal e il bending ossessivo. L’irruenza trova spazio in Pit Song, esplosione hardcore tra le più classiche, introdotto da uno spoken word che anticipa uno dei pezzi più politici di “Po$t American”: The Caucasity. In questa track, il basso greve di Lee Tesche e le chitarre frastagliate incorniciano la denuncia contro l’arroganza bianca.

Con Mythical Cowboys i Dead Pioneers sparano su Hollywood e i suoi falsi eroi: John Wayne e Costner si trasformano in icone smascherate da un riff angolare e spigoloso. La transizione a Dead Pioneers è un attacco sonoro che conferma l’irriverenza della band. White Whine e Juicy Fruit (Ode to Chief Bromden) alternano momenti di spoken word intimo e stacchi chitarristici. Juicy Fruit racconta la storia del personaggio di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” ed è un altro pezzo ritmico da chitarre dritte che accelerano verso un ritornello dalle velate sfumature di malinconia. A seguire STFU sembra fare da spartiacque prima che il macabro intreccio piano-voce di Bloodletting Carnival inchiodi l’ascolto tra un contrasto drammatico e l’altro, tra una consapevolezza e l’altra.

Il cuore femminista del disco pulsa in Love Language, dove Ren Aldridge delle Petrol Girls eleva il messaggio antirazzista a inno corale. E’ spettacolare e si articola in due parti. Nella prima, il ritmo si alterna a pause di suspence per creare spazio e intensità. Deal descrive la maschilità tossica e il sessismo in una società patriarcale: “Il vostro sessismo ci ucciderà tutti”, poi Ren Aldridge definisce il messaggio “His patriarchal flag is white”. L’intensità musicale cresce e Ren esplora il privilegio maschile del maschio bianco che uccide le donne e colonizza le culture diverse dalla propria.

La nostra migliore difesa è la comunità, nessuno di noi è libero finché non lo siamo tutti.

Le progressioni armoniche si trasformano in una ballata di lotta che spalanca la scena a Fire and Ash. Il brano spoglio e doloroso denuncia l’eredità spezzata che lasceremo alle nuove generazioni. Non è un canto di rassegnazione, ma un appello politico a costruire alternative. Da qui nasce Working Class Warfare, che smaschera l’abisso tra sfruttati e sfruttatori: un groove ipnotico e assoli chirurgici scavano la trincea del conflitto di classe. E’ un atto di resistenza contro il profitto predatorio e la logica capitalistica che affama le masse da cui vogliamo essere tutti liberi. L’epilogo è affidato a Untitled Spoken Word No.2: un sussurro sovversivo, un ultimatum politico che frantuma la retorica del progresso borghese e richiama all’azione diretta.

In “Po$t American” ogni traccia non è solo musica, è un manifesto anticoloniale, antifascista e anti-suprematista che scorre ininterrotto, è rabbia organizzata e memoria storica. I Dead Pioneers non cercano il consenso: vogliono demolire le narrazioni egemoni, costruire ponti e costringere chi ascolta a schierarsi con la determinazione intransigente di chi ha dentro il cuore la lotta e la libertà.

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