
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Cosa succede quando una delle realtà più feroci del panorama post-hardcore francese si fonde con un duo industrial techno? La risposta è Pain Magazine. I Birds In Row e i francoamericani Maelstrom & Louisahhh con Violent God introducono il proprio album di debutto e lo fanno con ritmiche morbose, voci disumanizzate che superano di gran lunga il malessere di vivere, fanno il giro solo per diventare ancor più disperate. Melodie volatili, lacrimevoli, fanno il paio. Tutto si sgretola. Elettronica oscura per cuori infranti.

A Glasgow la luce deve fare parecchia fatica per filtrare attraverso le nubi, altrimenti non ci spiegheremmo i Cwfen (leggasi Coven). Prendete Wolfsbane – singolo apripista di “Sorrows“, album di debutto in uscita a fine maggio per New Heavy Sounds -, con ‘ste chitarre a riverbero da cattedrale, su ritmi dilatati, tutto ordito per creare un ambiente che più stregonesco non si potrebbe. Goth rock all’ennesima potenza doom. Cupi è dir poco, e la vocalità salmodiante di Agnes Alder fa da ciliegina (nera) sulla torta.

Wounded Grace è qualcosa che arriva dall’oltremondo. Lì Marion Leclerq, mente e corpo dietro Mütterlein, imbastisce qualcosa di disgregativo, melodie oscure, ipernotturne, sintomi di un post-punk raggelante e “antico” si fondono con ritmiche possenti, da sabba (spesso in tempi dispari), annegate da ondate dark-ambient a grana grossa. E le grida infilzano tutto come fossero picche, lunghe e spesse. Ma quando Leclerq si trasforma, lo fa dietro un velo melodico che fa calare (ulteriormente) la temperatura. Il nuovo album “Amidst the Flames, May Our Organs Resound” uscirà a maggio per l’ineccepibile Debemur Morti Productions.

Al secolo Nat Ćmiel, l’artista singaporese yeule si appresta a pubblicare il suo nuovo album “Evangelic Girl is a Gun“, a fine maggio su Ninja Tune.
Tra elettronica dark, hyperpop e trip-hop destrutturato, yeule prova in tutti i modi a non sembrare una versione gotica dei Die Antwoord – mettendoci malinconia e ipermodernismo – e a tratti nel brano che dà il titolo al disco, ultimo singolo estratto, ci riesce. Posto che anche quando non ci riesce il tutto è comunque molto piacevole.

Non sono tipo da live album, ma quello degli Year of No Light merita decisamente una menzione. “Les Maîtres Fous“, opera del collettivo francese, risale a dieci anni fa, quando venne commissionata dal Musée du Quai Branly di Parigi come risposta all’omonimo documentario del 1955 di Jean Rouch, dedicato alle nuove forme di culto del sacro nei paesi a ex dominio coloniale, come il Ghana. Registrato dal vivo nella loro seconda e ultima esecuzione, l’album cattura la pesantezza ipnotica di rituali ancestrali e totalizzanti. A giudicare dal primo estratto pubblicato — che trovate di seguito — gli Year of No Light sono riusciti a trasformare il rito in suono, dimostrando che musica e antropologia possono ancora camminare fianco a fianco. L’album esce il 23 maggio sulla sempre ottima Pelagic Records.