“I racconti di Aretusa” nasce dalla collaborazione tra Mai Mai Mai e Lino Capra Vaccina nell’ambito dell’Ortigia Sound System, festival internazionale dedicato al dialogo tra i suoni tradizionali e ricerca elettronica. L’album ha preso poi forma all’ interno della Chiesa di Gesù e Maria a Ortigia, luogo che ha influenzato profondamente l’identità e la resa acustica dell’ intero progetto, conferendogli un carattere quasi mistico. “I racconti di Aretusa” è parte di un’idea di ricerca della LUISS University Press che ha visto la nascita l’undici aprile pubblicando tre album proprio sotto la curatela artistica di Toni Cutrone. Le dichiarazioni d’intento della ricerca sono molto ben esplicitate nel nome dell’ etichetta: Baccano, dove baccano sta per rivelazione, sacralità, euforia. In Baccano si fondono tradizione, strumenti, storie e sonorità ancestrali con nuove forme di sperimentazione.
Ho ascoltato “I racconti di Aretusa” con stati d’ animo differenti e ognuno di essi mi ha restituito un immaginario diverso dell’album. Ogni stato ha fatto proprio il racconto, lo ha decostruito, elaborato e rielaborato in maniera autonoma e arbitraria. Ma sarebbe svilente ridurre un racconto per immagini sonore potente ed evocativo come quello narrato da Lino Capra Vaccina e Mai Mai Mai una serie di suggestioni di un’ ascoltatrice delirante.
“I racconti di Aretusa” nascono da una profonda conoscenza del mito. Aretusa scappa da Alfeo, da qualcosa, in questo caso qualcuno, che la opprimeva, cambia forma e rinasce altrove, a Ortigia, mutando aspetto ma rimanendo in qualche modo profondamente connessa alla sua terra di origine. Era donna ed è rinata fonte. Ha spezzato il rapporto con la forma originaria per vivere ma quel qualcosa da cui è fuggita non l’ha abbandonata del tutto. Alfeo la osserva da lontano sotto forma di fiume che tocca la fonte con le sue acque. La materia di cui è composta Aretusa non è più pura, in qualche modo è e per sempre sarà contaminata da quella di Alfeo, dal motivo cioè che l’ha spinta a scappare, esausta.
La fuga, la rinascita e la connessione con le radici sono gli aspetti che più mi toccano del mito di Aretusa. Ed è qui che il mito si fa contemporaneo (che poi il mito sia sempre contemporaneo è un dato oggettivo). O meglio, entra nel mio contemporaneo.
La restituzione sonora di Lino Capra Vaccina e Cutrone del mito è un racconto in quattro atti, un viaggio su chi parte, su chi resta e su quanto luogo e soggetto siano in relazione tra loro. Assistere ad un concerto di Capra Vaccina è un’esperienza totalizzante. I sensi sono coinvolti tutti, compreso il tatto che tocca la materia prodotta dalle percussioni calme ma decise che entrano nel corpo, modificando la materia di cui, in quel preciso ed unico momento, compone l’ascoltatore. Mai Mai Mai cerca, scava a fondo, interviene sulla tradizione e sul passato rendendolo presente con una rielaborazione elettronica del suono che disegna paesaggi contaminati di presenze-assenze.
Il Primo racconto si apre con uno scenario oscuro, ci si abissa mentre il mare si ripiega sulla nostra testa ma una volta che lo sguardo si abitua al cambiamento di luce, in fondo, anche l’ignoto diventa rassicurante. Il cambiamento di stato della materia è l’inizio di tutto il viaggio. Siamo una piccola barca nel e sul mare denso e nero, lambito solo da una piccola luce che gioca a rincorrersi con le onde. Nel Terzo racconto le voci umane della quotidianità svegliano Aretusa, ora diventata fonte. La vita di chi resta, anzi di chi sta, ingloba la straniera, la investe ma senza né includerla, né escluderla. Ed è la dolce ed amara consapevolezza dell’esule, anche in patria. Né qui, né nella terra natìa. E la terra natìa sarebbe capace di accoglierla di nuovo, come se non si fosse mai macchiata della colpa della ricerca della salvezza?
Ma qui, il racconto del Racconti assume i contorni deliranti di un’ascoltatrice un po’ classicista e mi fermo.
“I racconti di Aretusa” è l’accordo perfetto tra due ricerche, quella mistico-minimalista di Lino Capra Vaccina e quella hauntologica di Mai Mai Mai, l’incontro tra due possibili modi di interpretare la realtà. Non c’è prevalenza o sopraffazione, solo immagini sonore che si susseguono generando mondi.
L’estro mi spinge a
Ovidio, Le Metamorfosi, l. 1
Narrare di forme
Mutate in corpi nuovi.