Impatto Sonoro
Menu

Recensioni

Solaris – …e alla fine della storia non c’è alcuna redenzione

2025 - Bronson Recordings
alternative rock / noise

Ascolta

Acquista

Tracklist

1. Redenzione
2. Sereno
3. Mele
4. Ospedale
5. Due
6. Neutralità
7. Castigo
8. Ezikmendrak
9. Pensile


Web

Sito Web
Facebook
Instagram
Bandcamp

E chi l’avrebbe mai detto che nel 2025 saremmo stati di nuovo qui a fare i conti con il rock alternativo in perfetto stile anni ’90? Ci hanno pensato i Solaris, con “…e alla fine della storia non c’è alcuna redenzione“, un album che affonda le radici in quella stagione ruvida e inquieta evocando con naturalezza nomi come Afterhours e Marlene Kuntz, ovviamente, ma anche Malfunk, Estra e Ritmo Tribale.

Le influenze della band romagnola, che torna in scena a 5 anni di distanza dal precedente “Un paese di musichette mentre fuori c’è la morte“, sono chiare e dichiarate: oltre agli elementi propri del panorama di cui sopra, c’è anche tutto quanto stava alla base, ovvero Melvins, Jesus Lizard, il grunge e via dicendo. È un disco che parla fluentemente il linguaggio di un’epoca che ha plasmato l’immaginario di almeno un paio di generazioni. Ma questa profonda aderenza ad un’estetica sonora così definita è allo stesso tempo la forza e il limite del disco, che è sì solido e coinvolgente, ma a tratti lascia trasparire la sensazione che il sound della band rimanga fermo su sé stesso, come se faticasse a scrollarsi di dosso il peso delle sue stesse influenze. È un lavoro che suona quasi fuori dal tempo — e non è da intendersi in senso negativo — ma che avrebbe potuto osare di più, spingere verso una sintesi più personale o contaminata. Eppure, nel corso dell’ascolto, si avverte una certa varietà di atmosfere: dallo sludge cupo di Ospedale al post-hardcore di Mele, passando per l’alt-metal di Pensile e il noise rock teso di Castigo (e nella spassosa Due ci sono anche i Laghetto).

In un panorama musicale italiano che è ormai sempre più levigato e omogeneo, l’operazione dei Solaris assume si può anche leggere da un’angolatura essenziale. “…e alla fine della storia non c’è alcuna redenzione” è quasi un atto di resistenza culturale: riprendere il linguaggio sonoro cupo e rabbioso degli anni ’90 e reinnestarne le dinamiche in un presente così distante da quelle coordinate estetiche è un gesto di valore politico oltre che artistico. Non si tratta solo di nostalgia, ma di rivendicazione di una tradizione sotterranea, rumorosa, irregolare, che ha ancora molto da dire, soprattutto in un contesto in cui tutto tende a suonare uguale. I Solaris contribuiscono a tenere viva la memoria sonora, abbozzando anche il tentativo di offrirle nuove possibilità espressive.

C’è insomma onestà e coerenza nell’opera della band romagnola, anche un certo gusto per scelte stilistiche e melodiche che risulteranno apprezzabili e profondamente familiari per chi ha vissuto e adorato quella stagione musicale (eccoci qui, in prima linea). Ma è proprio nel tentativo di superare i propri riferimenti che si intravede lo spazio per un’ulteriore crescita, quella spinta in più che potrebbe rendere i Solaris non solo fedeli custodi di un suono, ma anche interpreti capaci di rilanciarlo in una chiave davvero attuale.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Altre Recensioni