
Immaginate un disco con le Vans slacciate, la cresta spettinata e il ghigno di chi sa di star per combinare un casino: “Pump Up The Valuum” entra così, si prende gioco di tutto e se ne va lasciando in aria una pernacchia bella piena. E a quel punto, non puoi far altro che ridere.
Ma dietro lo scherzo c’è molto di più. È l’ultima stoccata dei NOFX prima che il nuovo millennio inizi a sfilare via certezze, scene alternative e pile di dischi. È il 2000: “The Decline” ancora vibra nell’aria come un’eco post-apocalittica, ma Fat Mike e soci decidono di cambiare registro. Niente bis di prediche inferocite: stavolta si punta tutto sull’ironia. Meno pugni, più sfottò. E al posto di alzare il volume, lo storpiano con sarcasmo e una buona dose di auto-sberleffo. Paradossalmente, è proprio questa leggerezza sfrontata che rende il disco così efficace.
Ascoltarlo è come guardare una TV punk completamente fuori fase: si comincia con And Now for Something Completely Similar, intro brevissima che cita i Monty Python e prende in giro l’autoplagio, e si chiude con Theme From a NOFX Album, una marcetta ubriaca che si diverte a ridicolizzare la band stessa. In mezzo, un’esplosione di punk melodico fuori controllo, tra chitarre affilate, cori da urlare a squarciagola e testi che alternano assurdità comiche e verità brutali.

C’è Thank God It’s Monday, che ribalta il mito del weekend con l’entusiasmo fuori tempo massimo di chi vive ai margini del lunedì. My Vagina, che usa l’assurdo per parlare di identità di genere e autodeterminazione. Dinosaurs Will Die, attacco spietato all’industria musicale, dove la gioia non sta nel cambiamento ma nel vederla bruciare. E poi Bottles to the Ground, puro DNA NOFX: malinconico, ubriaco e lucidissimo. Herojuana sembra una boutade da backstage, ma in due minuti tira fuori una dichiarazione libertaria con tanto di bestemmia laica contro la repressione.
Il suono è un caos controllato. Erik “Smelly” Sandin picchia come se avesse fretta, El Hefe e Melvin si passano i riff come due skater in sincronia, e Fat Mike corre col basso come una pallina da flipper. All’apparenza è tutto scomposto, ma sotto c’è mestiere, affiatamento e anche una sottile vena di malinconia che ogni tanto affiora tra una risata e una bestemmia.
Nel 2000, i NOFX si muovono in equilibrio tra due fasi: non più i teppisti di “Punk in Drublic“, non ancora i narratori cinici del post-11 settembre. È un momento in cui puoi ancora permetterti di essere leggero senza essere stupido. Di suonare sciolto senza perdere il colpo.
Con “Pump Up The Valuum“, i NOFX salutano l’era Epitaph con una risata beffarda e una mano alzata con tre dita piegate. È un disco che ti mette di buon umore, ma poi ti lascia addosso un paio di lividi. Non cerca like, non si prende sul serio nemmeno per sbaglio. Eppure è proprio lì che trova la sua forza: nel ridere in faccia a tutto, a partire da sé stesso.
A distanza di un quarto di secolo, è ancora lì, sfacciato e brillante, a ricordarci che prendersi poco sul serio è un’arte. E come tutte le arti, funziona solo se, sotto la risata, hai davvero qualcosa da dire.
