
Siamo nel 2005, Glen Hansard, attore e musicista irlandese, e Markéta Irglová, di origini ceche (ora con cittadinanza islandese), decidono di provare ad avviare un progetto musicale che prenderà il nome di The Swell Season e farà nascere il loro primo album omonimo nel 2006.
Hansard in quel periodo era già chitarrista e cantante nel gruppo rock The Frames, attivo dal 1990 ed attualmente sotto ANTI-Records, mentre Irglová è una ragazzina ma già esperta musicista e cantante, pianista sin da quando aveva 7 anni. La chimica musicale tra i due è potentissima e li porterà a compiere un passo successivo: comporre la colonna sonora del film Once (2006), scritto e diretto da John Carney, dublinese anch’egli come Glen Hansard, nonché bassista dei The Frames dal 1990 al 1993.
Once è una strana creatura, probabilmente la sua natura dal taglio documentaristico lo rende magicamente reale e coinvolgente, a tratti sembra un lungo videoclip, in altri un reportage su persone esistenti e non inventate, questo anche grazie ad una sceneggiatura credibile tanto quanto gli interpreti. In Once tutto accade in maniera molto naturale, la stessa con cui gli Swell Season si sono conosciuti, formati ed innamorati e non c’è cosa più intensa di due persone che si innamorano, prima artisticamente e pian piano personalmente, forse non tanto lentamente per Hansard che in realtà di Irglová aveva provato un forte sentimento fin da subito. Questa passione tra i due musicisti ed interpreti si sente talmente forte che il film vincerà un Oscar per la migliore canzone con Falling Slowly.
Indimenticabile lo spavaldo intervento di Glen Hansard alla premiazione, durante la quale si vanta, e giustamente, del fatto che con un film da “pochi spiccioli” sono riusciti ad arrivare alla Notte degli Oscar. È invece dolce e fiero quello di Markéta Irglová, che ringrazia i musicisti indipendenti. Insoma, una doppia ode all’ underground e buonanotte a tutti!
Ma Falling Slowly non si limita solo a prendere premi, e viene così amata dal pubblico americano e dagli autori di show televisivi che la rivedremo anche in futuro, dal vivo (The Voice, American Idol) ma pure in situazioni sentimentali di alcuni episodi di serie TV, come in Good Trouble (ATTENTI, SPOILER) dove due personaggi de La Coterie per la prima volta, sulle note del brano, si rendono conto che ormai è troppo tardi: sono innamorati. E ancora in Emily in Paris, con la stessa modalità…la fantasia, eh! Del tutto inaspettato e totalmente fuori luogo sarà invece vederla comparire nell’episodio 16 della seconda stagione di The Last Man on Earth, dove i fratelli Mike e Phil/Tandy si ritrovano in tutti i sensi, e poi ancora in una serie prodotta da Will Forte con lui come protagonista. Un brano del genere diventerà divertente quanto logorroico e riproposto anche nei tre episodi successivi all’omonimo Falling Slowly.
Torniamo però a Markéta Irglová e Glen Hansard: dopo il successo di “Once” arriverà nel 2009 “Strict Joy”, album in qualche modo più ricco di arrangiamenti, che però segnerà la fine del duo. Come si dice: ognuno per la propria strada!

Glen piazzerà un disco più bello dell’altro, stringerà una forte amicizia con Eddie Vedder e si occuperà di molte situazioni socialmente impegnate soprattutto nella sua città, Dublino, riguardanti i senzatetto; un impegno coerente ed in prima persona, una resistenza poetica che poco ha a che vedere con il marketing. La dedizione sociale del musicista è infatti piena della stessa umanità che mette nei testi e la rabbia della sua potenza vocale e strumentale si riversa nelle sue azioni. Markéta invece proseguirà il suo percorso musicale con tre album carichi di meraviglia – “Anar” (2011), “Muna” (2014), “Lila” (2022) – e due Ep – “Among the Living” (2020), “Mother” (2021) – che credo di aver consumato e consigliato al mondo intero, ok, non esageriamo… almeno al Mio mondo.
Con questa retrospettiva sono tornata a raccontarvi del duo più emotivamente coinvolgente, almeno come impatto musicale, che sia esistito dal 2005, una coppia che è riuscita a dare voce non solo al progetto The Swell Season ma anche a tutto quello che ha toccato pure quando era in solitudine, realizzandolo e arricchendolo con la propria bellezza interiore e senza stratagemmi subdoli, si potrebbe dire “con l’anima”; a volte è piacevole poter rendersi conto che le storie belle esistono, che la dedizione nel proprio lavoro e le proprie passioni ripagano sempre. Non è detto che lo faccia come avremmo voluto o come ci hanno raccontato che accade, ma succede in modo semplice.
La condivisione è un valore importante e gli Swell Season lo hanno dimostrato per tutta la loro carriera, un percorso professionale che oggi, dopo il documentario “The Swell Season” del 2011, torna in questo 2025 carico di orrori con “Forward”, il nuovo album pronto ad illuminare la strada quando si pensava che ogni luce si sarebbe spenta.
