
Nel 1998, mentre Liam e Noel Gallagher iniziavano a scrutarsi in cagnesco dietro le quinte dei festival, in Puglia qualcuno li stava già prendendo di mira con precisione chirurgica. Succedeva su Telenorba, dopo pranzo, all’interno di un programma diventato culto: Love Store, ideato da Gennaro Nunziante e Vito Capuano. Ed è lì che fecero irruzione due caschetti biondi, occhiali scuri e un accento tutto loro. Nascevano gli Oesais, ovvero gli Oasis riletti – e stravolti con genio – in dialetto molfettese dal duo comico Toti e Tata, alias Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, per cui le presentazioni sono superflue, direi.
Ma gli Oesais non erano solo una parodia: erano la versione pugliese di una band inglese portata all’estremo, in un universo comico fatto di bar, gelosie, drammi sentimentali e battibecchi tragicomici. Le loro reinterpretazioni delle hit dei Gallagher diventavano scene di vita quotidiana tradotte in uno slang a metà tra Molfetta e il nonsense. Il britpop, sotto le loro mani, diventava satira sociale e commedia popolare.
La consacrazione arrivò con Sim turaist inglais, rifacimento di All Around the World, dove due ragazzi tentano un abbordaggio maldestro a due presunte turiste britanniche, che si riveleranno essere…londobarlettane. L’effetto fu immediato. A ruota, spuntarono altri brani entrati nella leggenda: Na mnenna d’Vtount (Wonderwall), Ianna (Live Forever), Nu ngi’amà spusaj (Don’t Go Away), Sind’a mmè vattain (D’You Know What I Mean?) e U’ 127 Abarth (Champagne Supernova). Brani irresistibili, capaci di raccontare in modo assurdo eppure lucidissimo rapporti di coppia in crisi, furti d’auto, aspirazioni frustrate e drammi da bar.
Il successo fu tale che nello stesso anno e in quello successivo partirono due tour estivi con un titolo emblematico: Si bevaute live tour. Gli Oesais avevano conquistato la Puglia con basi degli Oasis e testi che oggi sembrano meme ante-litteram. Erano virali prima che esistesse il termine. Anche quando lasciarono la scena, non furono mai davvero dimenticati: le loro clip continuarono a girare tra VHS, YouTube e aneddoti da tramandare. Una prima reunion si era già tenuta nel 2019, al Concertone del Primo Maggio a Taranto.
Poi, nel 2025, il ritorno esplosivo: mentre gli Oasis ufficiali annunciavano la reunion a Cardiff, gli Oesais infiammavano la Fiera del Levante con quattro date sold out e una nuova raffica di pezzi. U mutue a 30 anne (Stop Crying Your Heart Out) racconta la beffa di un mutuo trentennale firmato in due, ma pagato da uno solo. In Assè ma fè (Some Might Say) si combatte contro suoceri scettici e sogni disillusi. Megghie imputat ca testemaune (I Hope, I Think, I Know) è lo sfogo di un testimone di nozze che scopre, con furia crescente, che l’amico è stato piantato sull’altare. Vite ca baiv (Little by Little), la sorpresa è amara: lei ama il fratello. E scoppia la guerra. E poi c’è Molfettrans (Don’t Look Back in Anger), dove già il titolo è tutto un programma, e basta da solo a raccontare l’epilogo di una notte più confusa che romantica.
Il prossimo appuntamento è il 9 ottobre all’Alcatraz di Milano: ennesima prova che il culto degli Oesais ha travalicato i confini pugliesi. Non si tratta di nostalgia: è satira che resiste al tempo, che riesce ancora oggi a parlare con brillantezza a ogni generazione, tra britpop, dialetto e problemi reali.
Gli Oesais non si sono limitati a fare il verso agli Oasis. Hanno inventato un linguaggio nuovo. Con basi rubate, caschetti improbabili e trovate geniali, hanno riscritto una delle pagine più imprevedibili e geniali della comicità italiana. Forse anche la più rock.
E ora i fan aspettano solo una cosa: un disco. Magari in vinile. Magari rovinato. Magari con una copertina sbagliata. Ma che sia loro, autentico, dissacrante, irripetibile.