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Back In Time

“Currents” dei Tame Impala, le correnti del cambiamento

Kevin Parker ha recentemente annunciato che diventerà nuovamente padre: sembra passata una vita da quando quel giovane musicista si faceva strada nella scena internazionale. Fin dalla giovanissima età si dimostra molto abile, è polistrumentista, registra e approccia la musica in maniera continuativa, un modo di esprimersi necessario  a edulcorare la sua natura introversa; suona per un periodo tempo con i Pond, gruppo australiano di rock psichedelico, e avvia nel frattempo, tra i vari progetti, il suo personal project come Tame Impala (il primo EP risale al 2008, quando Parker aveva 22 anni). Questo moniker deriva da un’antilope africana chiamata “impala” e il verbo “tame”, indicato proprio per il domare le bestie: rimanda a un selvatico ammaestrato, uno spirito che media la natura selvaggia con la temperanza. 

Originariamente uscito per Modular Recordings, filtrato anche attraverso la Interscope Records, nel 2010, pubblica il suo primo album “Innerspeaker”, una produzione dove è preminente la dimensione rock. Con “Lonerism” (2012) è in un dolce transito verso quel mood che sarà dominante in “Currents”, trainato da un singolo di grande successo (Elephant) e dei suoni più identitari. 

Parker è già padrone delle proprie produzioni, scrive, mixa, esegue praticamente ogni cosa nelle sue nuove uscite. Inizia subito a lavorare a quello che diventerà il disco più fondamentale della sua carriera, chiudendosi totalmente nel suo studio a Fremantle, in Australia. I synth e gli soundscape sonori cominciano a sovrastare la presenza delle chitarre, le produzioni dance-oriented diventano stabili e più presenti; al master ci pensa Greg Calbi (noto mastering engineer, il cui albo di lavori è imbarazzante per quanto vasto e qualitativo), mentre l’artista Robert Beatty disegna l’iconico e psichedelico artwork per l’album. Il concept della nuova produzione è incentrato sulla personalità di Parker, analizzando dettagliatamente le sue sfaccettature e “avvicinandosi” allo spettatore, empatizzando con la figura umana più di quanto avesse fatto in precedenza. Tame Impala adocchia, nel suo spasmodico studio, il soul, il lo-fi, il groove funk, l’elettronica, il pop retrò, centellinando le sue idee all’interno dei brani e senza mai dare un punto di riferimento preciso.

Uscito sempre per l’accoppiata Modular/Interscope, “Currents” si sviluppa in tredici tracce. Let It Happen è un intro che già dal minutaggio è intensa, quasi otto minuti di un ordinato delirio, che mescola synth, chitarre, melodie pop, strizzando l’occhio ai Daft Punk, agli MGMT e alla musica dance internazionale; questa rappresenta il manifesto del cambiamento, che viene accettato dall’artista e gli permette di compiere la trasformazione. Questa linea di connessione col concept dell’album si unisce a The Moment, un pop lisergico che proietta l’autore nella catarsi personale, in un climax di emozioni (“It’s getting closer… the moment’s getting closer”) che questo racconta attraverso voci mascherate e intrecci elettronici, nonché privo di chitarre.

Yes, I’m Changing racconta la rottura con Melody Prochet, cantante di una band con cui Parker aveva suonato anni prima, con una ballata d’eccellenza, tendente alla musica soul. Il tema viene trattato con più delicatezza (forse anche con più positività) da Eventually, struggente ma semplice e diretta (“But I know that I’ll be happier, and I know you will too”). Il magnetico skit Gossip, forse troppo breve, apre molto bene a quella che è tutt’oggi la traccia più famosa di Tame Impala, The Less I Know The Better, dotata di un riff e di un groove memorabili, un brano psychedelic pop rock di alta qualità che racchiude il gusto di moltissima musica, da quella vintage a quella più contemporanea. 

Con Past Life si introduce una seconda parte del disco leggermente diversa rispetto al sublime “lato A” di “Currents”: la traccia in questione va verso un allucinato dream pop, aleggia su strofe cadenzate e distorte dal vocoder; la breve Disciples conduce verso un altro brano di autocoscienza, Cause I’m A Man, primo singolo uscito dal disco, dove traspare la fragilità di essere uomo. Reality in Motion mescola i synth al pop rock e accompagna alla minimalista Love/Paranoia, legata al rapporto che intercorre tra questi due sentimenti. Il termine di “Currents” è espresso tramite “New Person, Same Old Mistakes”, un finale aperto, una proiezione di una continua evoluzione narrata attraverso una traccia solenne e cadenzata.

Questo terzo album rappresenta uno dei punti più alti del psych-pop elettronico di quel periodo, è un album di transizione che evolve insieme al suo autore, è il simulacro della sua crescita. “Currents” è un album sferico, ambizioso e a suo modo innovativo, nel quale filtrano i sentimenti più intimi guidati alla ricerca della maggiore consapevolezza di sé; è la scatola nera della formazione di un uomo. La vita regala difficili sofferenze e responsabilità, ma essa è anche fluida, permette sempre di scoprire cose nuove e di andare avanti. 

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