Slaughter to Prevail – Grizzly

Recensione del disco “Grizzly” (Sumerian Records, 2025) degli Slaughter to Prevail. A cura di Patrick Dall’O’.

Direttamente dalla Madre Patria Russia arriva una vera e propria locomotiva di violenza sonora pronta a travolgere tutto ciò che incontra sul proprio cammino: il suo nome è Slaughter to Prevail.

Con il loro deathcore brutale e disumano, gli Slaughter to Prevail si sono rapidamente imposti come una delle realtà di punta del genere a livello mondiale, grazie a un’attitudine feroce e all’impatto devastante del loro sound. Gran parte del merito va anche alla notorietà online del frontman Aleksandr Shikolai, in arte Alex Terrible, che ha conquistato YouTube mostrando al mondo il suo growl profondo e spaventoso. È proprio questa visibilità che ha attirato l’attenzione del chitarrista inglese Jack Simmons (ex-Acrania), dando vita al progetto che oggi conosciamo.

Non mi soffermerò troppo sui lavori precedenti: chi sta leggendo questo articolo molto probabilmente conosce già il percorso della band. Le aspettative dei fan sono alle stelle, e forse lo sono ancora di più quelle degli haters, che la band si porta dietro come inevitabile controparte.

Il nuovo album “Grizzly parte come tutti si aspettavano: a tutta velocità! Chitarre distorte, batteria martellante, voce demoniaca e senza pietà, con richiami evidenti ai primi Slipknot — quelli più crudi e incontaminati — accompagnati da momenti epici che sfiorano il black sinfonico. Il tutto culmina in un improvviso passaggio che fonde influenze messicane e russe, esplodendo poi in un breakdown ancora più micidiale.

E a proposito di breakdown, vera specialità della casa, in questo nuovo lavoro non mancano affatto, anzi! Si potrebbe dire che ogni limite è stato superato. In Russian Grizzly in America, ad esempio, il pezzo è introdotto dal ruggito di un orso (naturalmente prodotto dallo stesso Alex Terrible), seguito da un segmento musicale dallo spirito sovietico, che amplifica la brutalità del breakdown successivo.

Non mancano nemmeno le collaborazioni eccellenti: in Imdead, l’amico di lunga data Ronnie Radke (Falling in Reverse) duetta con Alex in parti di voce pulita, dando vita a una traccia più leggera, quasi in stile Falling in Reverse. E ancora, le regine del J-POP, le BABYMETAL, partecipano a Song 3, riuscendo a domare, almeno in parte, la furia della band, trasformandola in qualcosa di sorprendentemente melodico.

L’album include anche alcuni brani già rilasciati nel precedente EP “Behelit“. Sebbene si integrino bene con le nuove tracce, danno anche l’impressione di essere stati inseriti per “riempire” qualche spazio mancante nella tracklist. Tra le novità più interessanti troviamo l’inserimento di chitarre acustiche/classiche e testi in lingua russa, presenti in brani come Koschei e 1984. Questi elementi conferiscono una maggiore varietà stilistica e una sorprendente apertura verso generi tradizionalmente lontani dal deathcore.

In conclusione, “Grizzly” è un centro perfetto per gli Slaughter to Prevail. Con questo album, la band non solo consolida il proprio ruolo nel panorama deathcore, ma dimostra anche una crescita artistica e una maturità che vanno ben oltre le maschere e l’aggressività musicale. Il podio delle migliori band del genere è sempre più affollato… e loro ci sono, eccome se ci sono.

Non resta che attendere con trepidazione il loro arrivo in Italia, previsto per il 21 gennaio all’Alcatraz di Milano. Sarà impossibile restare indifferenti.

Post Simili