Fitz and the Tantrums – Man on the Moon

Recensione del disco “Man on the Moon” (Atlantic Records, 2025) dei Fitz and the Tantrums. A cura di Maria Balsamo.

Pronti per partire verso un trip galattico? La nostra destinazione sarà la Luna.

La band californiana Fitz and the Tantrums rilascia “Man On the Moon”, per l’etichetta Atlantic Records. Quattordici brani che raccontano di un viaggio immaginario sul satellite lunare, lì dove l’essere umano può tirar fuori, in perfetta solitudine, tutti i turbamenti del proprio animo. L’avventura galattica consente all’uomo (che cammninerà sulla crosta lunare) di distaccarsi da una delusione amorosa terrestre, fino a rigenerarsi, così da esser pronto a ritornare tra gli umani. I Fitz and the Tantrums si sono formati a Los Angeles nel 2008 con l’intento di portare avanti un gruppo di artisti puramente neo soul. La band, che è giunta al suo sesto album, è composta dal musicista e voce solista Michael Fitzpatrick, da Noelle Scaggs (voce), James King al sassofono e al flauto, Joseph Karnes al basso, Jeremy Ruzumna alle tastiere e John Wicks alla batteria.

Ed è proprio il ritorno al soul pop originario che definisce i margini di questo album. L’intento è quello di intrattenere il pubblico con un prodotto discografico in grado di richiamare lo stile delle origini. The Good the Bad the Ugly, una intro decisa e pungente. Il groove di sottofondo lenisce le ferite interiori, generando una hit dance dal retrogusto bittersweet. Man on the Moon, un atterraggio soft sui nostri pensieri. Il coro scanzonato fa pensare a pomeriggi di noia da combattere. Where I Go, introspezione e leggerezza. Il brano è stato composto con l’idea di suonare dal vivo davanti al coinvolgimento di un grande pubblico. OK OK OK scuote il torpore mentale di ascolta, fino ad arrivare a generare una scarica di adrenalina corporea. Ballabile, intensa, frizzante: la traccia è pensata per essere trasmessa in radio in loop.

Il successo dei Fitz and the Tantrums è esploso nel 2010, con l’uscita del loro primo album “Pickin’ Up the Pieces“. Il singolo Moneygrabber diventò un inno popolare nell’estate di quell’anno. Ad oggi la band è nota soprattutto per le esibizioni dal vivo decisamente coinvolgenti. Con “Man on the Moon” dimostra, ancora una volta, la capacità poliedrica di fondere diversi generi musicali.

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