Pat and Co – FUSION

Recensione del disco “FUSION” (La Stanza Nascosta Records, 2025) di Pat and Co. A cura di Imma I.

Pat and Co è un duo relativamente giovane, sono nati come gruppo solo nel 2019, e oggi sono all’esordio con il loro primo album in studio, dal titolo “FUSION”. La cantante Patricia e il musicista Claude Lai sperimentano attraverso le sonorità e non è semplice etichettarli con un solo genere musicale. Lo stesso album, che abbiamo ascoltato in anteprima, è un susseguirsi di contaminazioni e sperimentazioni che lo rendono gradevolmente piacevole e scorrevole.

Il singolo lanciato è Costa Paradiso e, togliamoci subito il dente, è sicuramente un omaggio sentito al nostro suolo italico, e alla Sardegna in particolare, ma è forse il brano meno riuscito del disco, i suoni sono mediterranei, i ritmi un insieme di samba e di percussioni con un sax dolce indicatissimo, la bravissima Patricia canta in diverse lingue e le riesce molto bene, solo forse, in questa versione italiana, qualcosa un po’ si perde, per il resto l’album merita tutto.

Dis Moi ci introduce subito in un’atmosfera immersiva e incalzante con sorprendenti velature elettroniche che poi scopriamo essere ripetute spesso nelle varie tracce, questo non fa perdere nulla alle sonorità jazz, anzi si lascia apprezzare per la voglia di sperimentare; Life is a Bitch si apre come un classico con schemi definiti, con belle tastiere e atmosfere da night club jazz per poi cambiare totalmente nel corso dell’esecuzione. Changing Mood è molto più vicina all’R&B, al soul, con un testo in metrica serrata, chitarre elettriche ed effetti elettronici psichedelici; non poteva mancare la romantic ballad con It’s Hard to Say Goodbye, mentre è molto interessante l’accostamento fatto in La Déchirure tra tango, testo in francese (che rende benissimo anche nell’archetipo spagnolo) e musica elettronica, quello che ne viene fuori è un passo a due passionale ed emozionante con dialoghi tra voce, strumenti, fisarmoniche, accenti che la rendono davvero una canzone originalissima ma sofisticata.

Going to Church è una canzone molto esotica, etnica, mentre l’esibizione evocativa ricorda i cori gospel, con un interessante organo elettronico. Move rasenta la techno, è solo strumentale, parte in maniera potente per poi scemare sul finale, planando dal big beat a sonorità più addolcite. I am standing è una long version, dalle tinte spettacolari e chiusura imponente; la bonus track Do What You Want è un omaggio al jazz più puro con la classica combinazione piano, trombe, sax, voce.

“FUSION” è un album di contaminazioni, il titolo rispecchia totalmente quello che succede nell’ascolto delle canzoni. I ritmi di fondo sono schemi jazz, mentre le note di cuore sono costruite su una struttura elettronica, ambient, d’atmosfera, con addirittura dei guizzi rockeggianti. Quello che ne viene fuori è un disco elegante, molto interessante come opera prima, ma, allo stesso tempo, anticonformista e insolito. Insomma, una piacevolissima novità.

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