
Il 3 agosto prenderà il via Piccole Fragilissime Note, un tour commemorativo in quattro tappe per celebrare Paolo Benvegnù, figura centrale della musica d’autore italiana degli ultimi trent’anni. Un evento emozionante, pensato come una vera e propria veglia collettiva, dove artisti e pubblico si ritrovano per far rivivere la sua arte e la sua visione del mondo.
Piccole Fragilissime Note è molto più di un semplice concerto: è un intreccio di voci, strumenti e memorie, un ponte tra passato e presente, tra chi lo ha conosciuto e chi lo ha amato da lontano. Sul palco, oltre alla sua storica band, ci sarà l’Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta da Enrico Fink – con cui Benvegnù aveva condiviso progetti importanti – e la straordinaria partecipazione di Neri Marcorè. Insieme, daranno nuova vita ai brani più intensi del suo repertorio, ma anche a canzoni amate da Paolo, in un percorso musicale che attraversa De André, Ciampi, Gaber, Paul Simon e i Beatles.
Domenica 3 agosto
Foiano della Chiana (AR) | Piazza Matteotti – Festival delle Musiche
Lunedì 4 agosto
Fiesole (FI) | Teatro Romano – Estate Fiesolana
Martedì 5 agosto
Pesaro (PU) | Anfiteatro del Parco Miralfiore
Il titolo dell’evento richiama Piccoli fragilissimi film, album ripubblicato nel 2024 a vent’anni dalla sua uscita e divenuto simbolo della poetica di Benvegnù: una scrittura delicata e profonda, capace di raccontare le contraddizioni dell’animo umano con straordinaria sensibilità. Il tour vuole essere un tributo a tutto questo – alla sua musica, certo, ma anche alla sua visione del mondo, al suo modo di abitare le parole e di costruire legami attraverso le note. Un’occasione imperdibile per chi ha amato la sua arte e vuole continuare a farla vivere.
Abbiamo parlato di questa iniziativa con Luca “Roccia” Baldini, bassista di Paolo e amico fraterno, che ci ha raccontato l’origine del progetto, il significato di questo omaggio e qualche ricordo personale che continua a tenerlo vivo.
Ciao Luca, è un grande piacere sentirti. Come stai?
Sto piano piano cercando di riprendermi, anche attraverso le cose che faccio. Cerco di non pensarci troppo, ma in qualche modo si va avanti.
Non ci siamo mai conosciuti di persona, anche se ne ho avuto più volte l’occasione. Paolo Benvegnù per me era un amico, l’ho visto spesso sia sul palco che fuori dai concerti. Intanto iniziamo a conoscerci con questa chiacchierata. Come stanno andando i preparativi per il tour commemorativo?
Grazie, ci sarà modo di conoscerci meglio. Stiamo provando molto, perché sarà un concerto molto particolare: ripercorreremo non solo i brani scritti con Paolo, ma anche canzoni che lui amava particolarmente. Alcuni pezzi che aveva interpretato come cover, o altri che hanno avuto un significato speciale nella sua vita. Faremo brani di De André, Ciampi, Gaber, i Beatles, Paul Simon… Tante cose che Paolo ha toccato anche con l’Orchestra Multietnica di Arezzo. Per lui quella orchestra era una casa, abbiamo fatto insieme diversi concerti e lui ci stava davvero bene. Immagina questo progetto come un ritorno in quel luogo familiare. In questi giorni proveremo anche con Neri Marcorè, e vedremo dove ci porterà questo viaggio.
L’idea di coinvolgere l’orchestra, quindi, nasce da un desiderio che era già molto presente in Paolo?
Assolutamente sì. Con l’orchestra abbiamo fatto decine di concerti, ma non solo: avevamo anche realizzato un progetto speciale su David Bowie a Monsummano Terme. Questo percorso esiste da almeno quindici anni, quindi mi è venuto naturale riproporlo. Era un progetto in cui Paolo credeva profondamente, non solo dal punto di vista musicale, ma anche umano e sociale.
Proporre le canzoni di Paolo con l’orchestra, secondo me, amplifica ancora di più il valore della sua opera. Com’è stato riarrangiarle dopo la sua scomparsa?
In alcuni casi è stato semplice riportarle in vita, in altri abbiamo provato a far dialogare la scrittura dei “Benvegnù” con lo spirito dell’Orchestra Multietnica, che è composta da più di 30 musicisti provenienti da tutto il mondo. Questo porta con sé una grande ricchezza culturale, e inserirla nei brani di Paolo è stato molto stimolante. Ho voluto coinvolgere anche Neri Marcorè, che aveva già partecipato nel 27/12. Lui e Paolo non si erano mai incontrati di persona, solo telefonicamente. Per me, organizzare questo progetto è stata un po’ una chiusura del cerchio: anche se una persona non c’è più, resta viva con la sua anima, le sue parole, la sua filosofia.

Dopo la scomparsa di Paolo si è scoperta una comunità molto più ampia di quanto ci si potesse immaginare. Anche chi non lo aveva mai conosciuto ha voluto condividere un ricordo. Da persona a lui molto vicina, che effetto ti ha fatto tutto questo?
Come avrebbe detto Paolo: “Vi sbagliate, non sono così importante.” In realtà, per me è stato qualcosa di meraviglioso. Non è scontato che le persone prestino attenzione a ciò che accade. In questo caso c’è stata, per molti, una riscoperta, e per altri una scoperta vera e propria della sua opera e della sua poesia. Tutto ciò che aiuta a far conoscere Paolo è un bene assoluto. L’amore che ci è arrivato in questi mesi è stato come una corda lanciata in mare a chi stava affondando: un aiuto enorme. Lo abbiamo accolto con gratitudine, senza mai dare nulla per scontato. Come sai, Paolo parlava del suo pubblico come di qualcosa di “privato”, intimo. Non ci è mai importato se ai concerti venivano in pochi o se non ci conoscevano. Ogni gesto, ogni parola ricevuta ora è solo un grande “grazie”. È una meraviglia. E questo è uno dei più grandi insegnamenti che mi ha lasciato Paolo.
Mi ha colpito anche vedere tanti artisti sul palco, come Piero Pelù o Ermal Meta, che hanno voluto rendere omaggio a Paolo, anche fuori dal disco.
Sì, Ermal in particolare ci ha fatto un regalo enorme: ha portato un brano scritto appena due giorni prima e ha cantato una parte che parlava non del Paolo persona, ma del Paolo poeta. Ci ha commossi tutti. Ringrazio di cuore tutti loro, perché hanno mostrato un affetto autentico e uno slancio davvero speciale.
Cosa ti manca di più di Paolo?
Anche le cazzate, sai? Ci sentivamo ogni giorno. Quando c’era da partire per un tour o andare in studio, bastava uno sguardo. Mi mancano le sue telefonate, quelle conversazioni sincere, schiette. Avevamo un rapporto diretto, senza filtri. Ed è proprio quella quotidianità che mi manca di più.
Ricordo bene che Paolo tendeva spesso a sminuirsi.
Io lo sminuivo ancora di più! (ride, ndr). Posso dirlo con certezza, perché in 23 anni di amicizia eravamo complici in tutto. Anche in questo.
Tornando al tour “Piccole Fragilissime Note”: per ora sono previste solo quattro date. Ci sarà qualcos’altro dopo agosto?
Per ora è un progetto unico: suoneremo il 3 agosto a Foiano, il 4 a Fiesole, il 5 a Pesaro e il 10 a Perugia. Poi probabilmente faremo due date, una a settembre e una a dicembre. Il 28 dicembre, a un anno esatto dall’ultimo concerto di Paolo, vedremo cosa fare. Ci siamo dati un anno per ricordarlo, per elaborare il lutto. Non solo per noi sul palco, ma anche per il pubblico. Ognuno lo fa a modo suo. Io, ad esempio, cercherò di raccontare Paolo come poeta e filosofo, perché credo che l’Italia abbia un enorme bisogno della sua voce e del suo pensiero. Per me è un autore da tramandare e da studiare, come Ungaretti, Cioran, Pavese, Montale. Farò il possibile per custodire la sua eredità, con delicatezza e rispetto. In un mondo così confuso, la sua onestà intellettuale è più necessaria che mai. Paolo ci ha insegnato molto sull’umano, e io farò il possibile per continuare a farlo vivere.
Da amico di Paolo, posso dirti che in questi mesi hai fatto un lavoro enorme nel tenerne viva la memoria. Grazie di cuore.
Grazie a te. Io cerco solo di rimetterlo al centro in tutto quello che faccio – magari sbagliando – ma lo faccio col cuore, per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene. Per far conoscere e riscoprire Paolo Benvegnù.
Grazie Luca, davvero. A presto!
Grazie a voi. A presto!
