
Ci sono videoclip che sembrano sketch comici. Eppure resistono. Sopravvivono alle battute, al tempo, ai meme. Come quello in cui Mick Jagger e David Bowie ballano e si inseguono tra i capannoni abbandonati della zona portuale di Londra. Camicia sgargiante, impermeabile grigio, piroette improbabili, playback sfacciato: Dancing in the Street, versione 1985. Una cosa che oggi farebbe rabbrividire un’intera redazione di Rolling Stone, ma che allora – incredibilmente – funzionò.
E funzionò perché dietro a quel balletto sgangherato c’era un’urgenza vera: partecipare al Live Aid, anche senza salire insieme su un palco. La prima idea, in effetti, era proprio quella: duettare a distanza, con Jagger a Philadelphia e Bowie a Wembley. Ma la tecnologia non era pronta, il ritardo del segnale rendeva tutto impossibile. Niente playback, dissero entrambi. Niente compromessi.
Così, il 29 giugno, Jagger raggiunge Bowie ai Westside Studios, dove quest’ultimo stava lavorando alla colonna sonora di Absolute Beginners. C’è poco tempo, ma bastano quattro ore: una versione live in studio, cori registrati dopo, qualche take rapida e il brano è pronto. Il singolo sarà pubblicato il 12 agosto. Il video viene girato subito dopo, la stessa notte, ai Millennium Mills, con la regia di David Mallet. Non c’è una trama, solo due giganti del rock che si divertono come ragazzini, inventando mosse sul momento, ridendo, esagerando. E facendo centro.
La scelta del pezzo non è casuale: Dancing in the Street, scritta da Marvin Gaye, William Stevenson e Ivy Jo Hunter, era già diventata un inno Motown grazie a Martha and the Vandellas, vent’anni prima. Ma quei versi d’apertura – “Calling out around the world” – sembravano perfetti per raccontare l’intenzione del Live Aid: chiamare tutti, ovunque, a fare qualcosa. Non importa se con una canzone, un’esibizione o una donazione.
Il singolo, pubblicato il 12 agosto 1985, volò subito in cima alle classifiche: primo posto nel Regno Unito per quattro settimane, settimo nella Billboard Hot 100. Tutto il ricavato fu devoluto in beneficenza, com’era nello spirito del Live Aid. Oggi, a quarant’anni di distanza, Dancing in the Street torna in vinile, ristampato in un’edizione limitata bianca che raccoglie per la prima volta tutti i mix originali. Il video – restaurato in 4K – accompagna l’uscita come una vecchia pellicola ritrovata, buffa ma necessaria. E anche stavolta, una parte del ricavato (il 30%) andrà al Band Aid Charitable Trust. Perché certi balli non smettono mai davvero di fare del bene.
Bowie e Jagger si esibiranno insieme in quel brano solo una volta, l’anno dopo, per il Prince’s Trust. Ma non importa. Quel momento resta scolpito: due rockstar in piena transizione – uno reduce dal successo di Let’s Dance, l’altro alle prese con il primo disco solista – che si concedono il lusso di non prendersi troppo sul serio. Che si permettono di giocare, per una volta. E di fare rumore, nel modo più semplice possibile: ballando per strada.