
“Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei…” non so se sia vero, non sapevo chi ero e forse non lo so nemmeno dopo 30 anni.
So cosa sono diventato e cosa è diventato il mondo dopo 30 anni.
Un posto che mai mi sarei aspettato di vedere, credevo che i ragazzi sarebbero andati in giro a vivere con semplicità la loro vita, invece passano il loro tempo attaccati ai telefonini a vivere la vita degli altri. I fantasmi di Elvis sono stati sostituiti da influencer con zigomi rifatti e bocca a canotto.
Ricordo che il mio spirito era leggero mentre oggi avverto un’aria pesante, irrespirabile. Forse sono io a non essere cambiato al contrario di quello che ho intorno. Di certo è cambiato Ligabue da quel botto di “Buon compleanno Elvis”. Con quel disco le nostre strade si sono divise se non per incrociarsi ogni tanto. Chissà che fine avrà fatto la protagonista di Quella che non sei, se avrà fatto pace con il suo cognome e se qualcuno ancora non sa se essere vivo o morto o x.
Eppure, “certe notti”, i mie cinquant’anni mi vanno stretti e allora con walkman e cuffiette ritorno ventenne e mi ritrovo nel 1995, il Presidente della Repubblica era Scalfaro, c’era stato un primo Governo Berlusconi, la Guerra d’Indipendenza Croata, Mia Martini si tolse la vita a causa delle stupide malelingue, io frequentavo Giurisprudenza alla Federico II. Ero uno delle tante matricole che combatteva contro il tempo e contro la vecchietta che si fregava sempre il posto sull’autobus. Cuffiette sempre in testa a gridavo a voce bassa “Vivo, morto o X“, perché era una questione di sopravvivenza arrivare a Napoli, se non vivo, almeno intero. Il fine settimana sempre in giro, tra traffico e panini sempre uguali e poi finire in auto a parlare fino a notte fonda di sogni, speranze e aspettative. “Buon compleanno Elvis” è un disco che mi ha accompagnato per un bel po’, era lì quando ero Seduto in riva al fosso, osservando il mondo dallo scalone della Minerva, trovavo conforto nella Forza della banda che mi aiutava ad affrontare gli anni della trasformazione. Dio non mi ha mai concesso un momento, mai una risposta alle mie domande e allora fa nulla, “le risposte sono dentro di me, devo solo cercarle”, mi ripetevo queste parole come un karma stringendo i denti perché la realtà è più dura di come te lo aspetti.

Sentivamo il bisogno di sentirci vivi, di dimostrare che saremmo stati migliori dei nostri padri, avremmo distrutto tutto per poi ricostruire più forte e più giusto, ma abbiamo costruito solo muri che ci dividono gli uni dagli altri. Ricordo pomeriggi a riflettere se Il cielo è pieno o il cielo è vuoto sulle pagine di Diritto Privato e non giungere a nessuna conclusione e allora prendi le chiavi e metti in moto la macchina, lei sa dove portarti, non serve il navigatore, basta essere sveglio e un Mario qualunque lo trovi sempre. Luciano lo diceva sempre Non dovete badare al cantante, perché “…certe vite passano, leggere come le canzoni, e dietro le canzoni vanno.”
“Buon Compleanno Elvis” è anche un disco con una band tutta nuova, messa da parte l’avventura con il ClanDestino, Luciano Ligabue si avvale di nuovi musicisti che tirano fuori un sound molto meno “padano” e più orientato agli States anni ’70. Le chitarre sono molto più grezze e il suono è meno curato negli arrangiamenti rispetto ai primi tre album. Si tratta di un rock più diretto che colpisce allo stomaco senza preavviso. L’apporto di Federico Poggipollini è sostanziale e sarà l’inizio di un sodalizio musicale che dura ancora oggi.
In quelle canzoni ci abbiamo creduto tutti e forse ci crediamo ancora, basta che il mondo si giri per un po’ dall’altra parte e continueremo a ballare con Elvis.
