
Espressione artistica di un momento storico di profonda trasformazione per gi Stati Uniti, nel quale la musica stava divenendo un veicolo di unione fra culture diverse, ma anche un’intensa ricerca artistica di nuove forme di coscienza collettiva, nel settembre 1970 veniva pubblicato “Abraxas“, secondo album in studio dei Santana.
Mentre la cultura hippie era ormai divenuta pervasiva, i festival musicali, come Woodstock, tenutosi l’anno prima e al quale i Santana stessi avevano riscosso un successo enorme con il brano Soul Sacrifice, proliferavano. Contemporaneamente la musica psichedelica stava evolvendo verso nuove forme fusion e proprio la città di San Francisco, dove i membri della band vivevano, costituiva l’epicentro di questa rivoluzione culturale.
Capolavoro della latin-rock fusion “Abraxas“, pubblicato dalla Columbia Records, raggiunse la prima posizione nella Billboard 200 in ottobre, rimanendo poi in classifica per ben ottantotto settimane consecutive e vendendo oltre cinque milioni di copie solo negli Stati Uniti.
Richiamandosi al nome della divinità gnostica “Abraxas“, il titolo dell’album è uno dei primi collegamenti di Carlos Santana con il mondo della spiritualità, con questo titolo particolare scelto appositamente per rimarcare la fusione, nei pezzi componenti l’album, di vari stili musicali.

Il nome era stato in realtà preso a prestito dal romanzo di Hermann Hesse “Demian” (1919), nel quale il protagonista Emil Sinclair riconosce Abraxas come la divinità che rappresenta l’unità di tutte le cose, del bene e del male, degli opposti, andando oltre le convenzionali polarità, con la frase: “Der Gott heißt Abraxas” (il dio si chiama Abraxas).
Iconica e significativa la copertina dell’album realizzata dallo stesso artista che aveva appena pochi mesi prima prodotto la copertina di “Bitches Brew” di Miles Davis: Mati Klarwein. Dei nove pezzi che compongono “Abraxas” alcuni sono ormai poco ricordati dal grande pubblico, ma altri sono divenuti vere e proprie icone musicali, come Oye Cómo Va, un pezzo di Tito Puente magistralmente interpretato da Carlos Santana che riesce così a trasformare un ballabile cha cha cha in uno dei pezzi più emblematici del latin rock.
Egualmente Samba Pa Ti, pezzo lento e orecchiabilissimo, con le tipiche accentuazioni della musica latina e che da allora, oltre che essere probabilmente il pezzo di Santana più conosciuto in assoluto al grande pubblico di tutte le età e di tutte le culture, diverrà la pietra di paragone per il tipico suono “Santana”.
Al momento della registrazione presso i leggendari Wally Heider Studios di San Francisco la formazione del gruppo era in pratica la stessa già utilizzata nel concerto di Woodstock: Carlos Santana chitarra principale, voce e percussioni oltre che leader del gruppo, Gregg Rolie voce principale e organo Hammond, Michael Shrieve, batteria, David Brown, basso, Michael Carabello timbales, congas e percussioni e José Areas percussioni e tromba.
Come da dichiarazione dello stesso Carlos Santana sembra che la creatività del gruppo risultasse migliorata grazie all’uso, durante la registrazione, dall’assunzione di droghe psichedeliche di vario tipo.
Quel che è certo è che l’album “Abraxas” nacque non solo dalla necessità per il gruppo di consolidare il successo dell’album di debutto (“Santana“) che aveva raggiunto risultati impensabili, ma anche dalla volontà di Carlos Santana di continuare l’esplorazione di territori musicali sempre più estesi, cercando di raggiungere un equilibrio pressoché perfetto fra le varie influenze, rock, latine, ma anche blues e jazz, costruendo così un vero e proprio capolavoro latin fusion.
