Ida Maria – Seven Deadly Sins + 3
Recensione del disco “Seven Deadly Sins + 3” (Indie Recordings, 2025) di Ida Maria. A cura di Cinzia Milite.
Il 26 settembre Ida Maria torna. E lo fa come sa fare solo lei: senza filtri, senza compromessi, con una risata maliziosa e un pugno pronto a partire. “Seven Deadly Sins + 3” non è solo un album. È una confessione, uno sfogo, un manifesto punk-rock che esplora i sette peccati capitali… più tre. Perché, quando si tratta di peccare, Ida Maria non si accontenta.
La musica arriva immediata. La band storica: Jan Ole Kristensen, Ruben Fredheim Oma e Alf Magne Hillestad, insieme al produttore Martin Selen e all’ingegnere Hans Petter Heggli, costruisce un suono che urla verità. Dalla furia di STILL ANGRY, scritta con il rocker finlandese Joonas Parkkonen, al groove di LAZY, ogni traccia è un peccato sezionato, sputato fuori e rimesso addosso all’ascoltatore senza rimorsi. Vergogna, desiderio, ambizione, paradossi morali: tutto confluisce in ritornelli da cantare a squarciagola.
L’idea centrale nasce a Helsinki, durante una sessione con Topi Latukka e Aleksi Kiskinen. More diventa subito il cuore pulsante del disco: un inno all’eccesso, alla fame di vivere, all’energia che spinge a osare. Da lì, Ida Maria prende la rotta e non la molla più: i peccati diventano storie, confessioni, ironia, poesia.
E non mancano gli ospiti: Sivert Høyem (Madrugada), Dave Krusen e Tommy Akerholt aggiungono sfumature inattese a un suono altrimenti diretto e crudo. Ida è una mutaforma: un po’ riot girl, un po’ glam rock, sempre vera. “Una mamma single completamente pazza che si diletta con forze che non capisce“, dice. E ascoltandola, ci credi subito.
Cresciuta a Nesna, nel nord della Norvegia, Ida Maria ha fatto della lontananza un trampolino. Da Fortress Round My Heart e hit come I Like You So Much Better When You’re Naked, a festival internazionali, collaborazioni con Iggy Pop, lodi di Tom Waits e apparizioni in serie TV e film, ha costruito una carriera che non ammette compromessi. La sua musica è sacra: potente, diretta, capace di scuotere.
“Seven Deadly Sins + 3” è rock, certo. Ma è anche filosofia, ironia e teologia punk. Ida non assolve, non condanna. Guarda, racconta, ride. La doppiezza morale del mondo la osserva e la rimette in musica. Ed è impossibile non farsi coinvolgere.
Alla fine, è un confessionale, sì, ma anche liberatorio. Un pugno nello stomaco che ti fa ballare. Un invito a vivere i peccati, il rock, e tutto ciò che viene tra un riff e una risata.
Ida Maria torna e ricorda: il peccato non si teme. Si canta. Si urla. Si vive.




