
Non abbiamo ancora smaltito la sbornia delle 83 canzoni di “Tracks II” che già ci ritroviamo a scolarci “Nebraska ‘82 Expanded Edition”. Uscito il 24 Ottobre, la riedizione è stata preceduta dalla versione elettrica di Born in the U.S.A. registrata con Max Weinberg e Gary Tallent.
Ne sentivamo la mancanza? E chi può dirlo. Per un fan sfegatato ogni vagito, ogni pubblicazione, ogni cenno del Boss è oro che cola e va agguantato avidamente per appagare la fame del collezionista ma, sicuramente, è anche una ghiotta occasione per ascoltare qualcosa di particolare. Questa versione è costituita da 4 Cd + Blu-Ray e 4LP + Blu-Ray.
L’opera comprende una versione rimasterizzata dell’album originale, un disco di inediti tratti dalle registrazioni casalinghe realizzate a Colts Neck, nel New Jersey, e versioni live dei brani incise nella primavera del 2025 al Count Basie Theatre di Red Bank e riprese da Thom Zimny. Tra le Outtakes troviamo Losin’ Kind, Child Bride, Downbound Train, Gun In Every Home e On the Prowl, alcune di queste erano già note in un bootleg dal nome “Alone on Colts Neck – The Nebraska Complete Session”. In più, probabilmente, la cosa che maggiormente fa gola agli appassionati è la versione elettrica del disco, quella registrata con la E Street Band e poi accantonata.
Tralasciamo per un attimo la mera operazione commerciale eseguita dalla Sony Music.
In quel periodo, Springsteen era un uomo che percorreva da solo una strada in compagnia dei suoi Demoni, quei Demoni che porta sulle spalle sin da bambino e che ha sempre cercato di esorcizzare. Una strada lunga e in salita, nella quale incontra storie di vita che si intrecciano con la sua, dando luogo a personaggi che vivono ai margini, diseredati, vomitati dalla società, da quell’America che ha tradito le loro aspettative. Personaggi che non hanno mai fatto parte del Sogno Americano. Springsteen ne parla come se fosse uno di loro, e lo sarebbe potuto essere, se il rock non lo avesse salvato. Ma era veramente salvo? O aveva solo capito che l’unico modo per non soccombere al suo passato, ma soprattutto alla sua depressione, era di metterlo in musica?

Nella camera da letto a Colts Neck, con il registratore 4 Tracce, Bruce, chitarra e armonica, dipinge la vita di quei personaggi vestendoli di vita e speranze, omicidi e delusioni. La sua vita è la loro, il suo disincanto è il loro. Charlie Starkweather e Caril Anne Fugate sono seduti alle sue spalle e sorridono sentendolo cantare le loro malefatte, Johnny 99 lo osserva dalla finestra mentre Joe Roberts è di guardia alla villa sulla collina sperando che Franky non si faccia vedere quella notte. Mary Lou aspetta il suo Johnny appoggiata ad un’auto usata parcheggiata in Michigan Avenue, e tutti loro aspettano qualcosa o qualcuno che li liberi dal nulla.
“Nebraska” è il disco perfetto di Springsteen? Difficile dirlo, non tutti sono d’accordo. Ricordo che, nel 1986, Guido Harari, nella sua introduzione al libro dell’Arcana con i testi tradotti, scriveva:
“Nebraska”…che in realtà nulla aggiunge di nuovo alla tematica dell’artista, qui alle prese con un vocabolario preso a prestito dai leggendari Woody Guthrie e Hank Williams
Alla fine, ognuno di noi traccia il proprio segno e giunge alla sua conclusione, che non deve necessariamente coincidere con quella degli altri. Bennato direbbe “sono solo canzonette” e forse ha ragione, ma qualcuno, in quelle canzonette, spesso ritrova sé stesso.
“Nebraska” è quel disco che tutti dovremmo ascoltare, leggere e capire, o almeno provarci. In fondo, questa potrebbe essere una buona occasione per farlo.
Ma, mettendo da parte il “concept” del disco, quello che di materiale rimane da valutare sono le outtakes e la tanto bramata versione elettrica con la E Street Band.
La versione elettrica, a mio avviso, non rende per nulla giustizia al senso e alle intenzioni del boss, non per incapacità tecnica, ci mancherebbe, ma perché quelle non erano canzoni per loro. Il viaggio introspettivo di Bruce non era facile da spiegare e soprattutto da comprendere e la magia e la potenza in studio che era nata per Born in the USA non era arrivata per gli altri brani.
Atlantic City sembra quasi un’altra canzone e poi quel rullo di tamburo seguito da 1-2-3-4 è inascoltabile. Johnny 99 che ricorda una Cadillac Ranch da bar dopo qualche birra di troppo sembra quasi ridicolizzare il povero Johnny. Cosa dire di Downbound Train? è stato veramente difficile arrivare alla fine del brano e ad un certo la voce di Bruce e il drumming di Max Weinberg sono diventati fastidiosi. Stesso dicasi per Open all night, Reason to believe e le altre. Lo stile delle registrazione lascia pensare ad una eccessiva influenza del sound di “The River” che mal si presta all’importanza che i testi hanno in quel momento.
Molto intenso, invece, il live realizzato con una voce matura e sentita di Springsteen che sembra rivivere l’atmosfera che si è creata in quella camera da letto. Atlantic City da pelle d’oca e Mansion on the hill molto sentita. Johnny 99 riceve la giusta ricompensa è la preferisco alle diverse versioni live eseguite nel corso degli anni. Il discorso può essere benissimo esteso a tutta la versione dal vivo che, ritengo, essere la cosa più interessante dell’operazione.
Cosa aggiungere? Vale la pena comprarlo? Probabilmente sì, per lo meno, per le Outtakes e la parte Live, mentre sorvolerei sulla versione elettrica se non volete rovinarvi il ricordo della versione originale, che resterà sempre la migliore. Il rischio maggiore è che il cofanetto finisca sullo scaffale a prendere polvere.
