Impatto Sonoro
Menu

Retrospettive

È nato nu criatur’: in memoria di James Senese

Foto: Riccardo Piccirillo

È nato nu criatur’,
è nato nir’!

Questo potrebbe essere tranquillamente l’incipit della vita di Gaetano Senese, figlio di Anna Senese e di James Smith, un soldato afroamericano, sbarcato a Napoli (città che si era già liberata da sola) durante la Seconda guerra mondiale e poi, preso dal richiamo delle origini, ritornato in patria, in Carolina del Nord, dopo due anni di vita del piccolo. Questa introduzione potrebbe sembrare un vezzo da rivista gossip, una velleità da cronista con poco impatto sulla storia che stiamo per andare a raccontare, ma non è così. Per il giovane Gaetano saranno sempre fortissime le radici paterne, soprattutto quelle africane, un vanto il colore della sua pelle, un vero e proprio orgoglio la chioma leonina, prova evidente che il sangue che gli scorre nelle vene è nero, è ardente, è blues. Del padre decide di conservare il nome d’arte ma la sua personalità resterà per sempre afro-napoletana.

Il giovane James ha la musica nel sangue e gli piace in particolare quella che suona dall’Atlantico: il soul, il jazz, l’R&B, con un gruppo di amici (Pepè Botta, Luciano Maglioccola, Franco Del Prete, Elio D’Anna e Mario Musella) mette su una band che, con solare ottimismo, decidono di chiamare Showmen. Il primo incontro importante avviene con Antonio Taccogna, discografico napoletano, stanco ormai dei meccanismi dell’indotto musicale, ma affascinato da questo gruppo di giovani che si distingue per un sound ruggente, si esibisce in italiano ma tiene botta in inglese, con in più una vera e comprovata capacità strumentale. Decide senza ombra di dubbio di investire tutto su di loro, i ragazzi ci credono, si impegnano, studiano e nel 1968 raggiungono la vetta delle classifiche con una cover di una canzone di Fedora Mingarelli del periodo fascista di: Un’ora sola ti vorrei.

Renzo Arbore li nota e li invita nell’ultima puntata dell’anno della trasmissione Speciale per voi, show d’esordio in tv anche per il conduttore radiofonico pugliese, affascinato da sempre dalla canzone napoletana. Quella sera decide di mettere in scena il derby azzurro e chiama da una parte Massimo Ranieri, rappresentante della musica più tradizionale e commerciale, e dall’altra questa band dal sapore esterofilo e dal sound deciso, gli Showmen. Da una parte la tradizione, dall’altra l’innovazione: è una sfida senza precedenti, in un periodo storico che sociologicamente vede nascere il target dei “giovani”. La trasmissione va in onda la sera del 7 luglio 1970, Massimo Ranieri punta sul suo cavallo di battaglia ‘O sole mio!, nota interessante è che lo accompagnano musicalmente proprio gli Showmen. Il pubblico è in delirio, la cantano tutti. Arriva il momento dell’esibizione degli Showmen, che si presentano con una poco convincente canzone romantica, Mi sei entrata nel cuore. Il pubblico ascolta ma non è entusiasta. A fine esibizione, un giovane spettatore chiede di ascoltare Papa’s Got a Brand New Bag di Otis Redding, incisa un paio di anni prima, in questa versione, a sua volta cover di un brano di James Brown.

Il gancio è quello giusto, nel giro di pochi minuti la musica al di là dell’Atlantico pervade le case e i corpi degli italiani attraverso il medium napoletano, le anche si muovono, si balla, ci si agita, è sorprendente quanto una sola esibizione abbia mandato in soffitta la tradizione e aperto le porte all’innovazione.

Da questo momento in poi nulla sarà più come prima. La rivoluzione culturale nella forma canzone è iniziata, la musica classica napoletana non passerà mai di moda, ma c’è una nuova onda in città, una nuova forza, il Neapolitan Power sta prendendo piede.

La storia va avanti: James Senese è tra i sassofonisti più apprezzati, ma in città non mancano i giovani che vogliono fare musica diversa, etnica. Ecco allora presentarsi un giovanissimo Enzo Avitabile, con il quale Senese dà vita al progetto dei Tribu’ Bantu’, scritto proprio così, il cui unico 45 giri si intitola “Free Africa“. 

Napoli, nei decenni del dopoguerra, è forse la città che risente di più del fermento internazionale di ribellione, dei lamenti che arrivano dai ghetti sotto forma di canzoni, è una città multietnica da sempre, crocevia di popoli, di lingue, di civiltà, e inevitabilmente questo si fa sentire anche nella musica attraverso la rivisitazione delle radici nere, maghrebine e orientali della città partenopea.

L’afrobeat viene incanalato nel nuovo sound che sta nascendo. È in questa cornice che James Senese decide di spostare la sua attenzione sui temi sociali e di dedicarsi ad essi attraverso la musica con il nuovo gruppo dei Napoli Centrale, un po’ punto di incontro della famosa piazza fuori alla stazione, un po’ centro della nuova controcultura che parte dal basso per arrivare ai piani alti. Il punto di partenza è la piazza, le canzoni vengono scritte ed eseguite prima nei live, poi registrate.

Musella aveva deciso di intraprendere la carriera solista, Senese aveva deciso di dedicarsi anche ad altro, da una parte gli Showmen 2, dall’altra, più sanguigna, i Napoli Centrale.

‘O LUPO S’HA MANGIATO ‘A PECURELLA” è l’album d’esordio dei Napoli Centrale e la denuncia sociale è netta, i testi, in napoletano, si rivolgono agli operai, agli ultimi, parlano la lingua che il PCI sta iniziando a tradire, quella del popolo, si sta realizzando ciò che Gramsci aveva predetto anni prima: “se un pericolo c’è, è costituito piuttosto dalla musica e dalla danza importata in Europa dai negri”. È una musica di protesta, potente, che inizia a scuotere le masse e si allontana dal mainstream dell’epoca.

Nel 1977 durante i concerti dei Napoli Centrale suona il basso dal vivo un giovanissimo musicista, che aveva seguito più volte James Senese e gli aveva fatto ascoltare le sue cose. James aveva deciso di prenderlo con sé e di introdurlo in quel mondo che resterà suo fino al 4 gennaio 2015. Stiamo parlando di Pino Daniele. Se James Senese ha gettato i semi affinché tutto questo si realizzasse è con Pino Daniele che esplode il Neapolitan Power.

Il resto è una storia che abbiamo avuto modo e fortuna di vivere ascoltandola, attraverso il sax di James Senese che ha lottato come un leone per mantenere alto il nome della sua città e che ha deciso di tacere fino all’ultimo il male che lo stava divorando e che, in una triste mattina di fine ottobre 2025, ha deciso di portarlo via.

Musicista, sassofonista a voler essere precisi, performer, compositore, attore, ma come abbiamo avuto modo di scoprire anche talent scout generoso, lungimirante, mai egoista, le sue amicizie sono state tali nella vita, reali e consolidate sul palcoscenico. Ha preferito essere meno visibile ma sempre presente, tendere la mano agli altri senza manie di protagonismo, senza farsi vanto dei numerosi riconoscimenti ottenuti ovunque.

Oggi in tanti hanno pianto e lo hanno ricordato, dal mondo della cultura agli amici: Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Enzo Avitabile, tra i più vicini, ma ci sono anche tante foto sui social di gente comune a ricordare le lotte fuori la FIAT Di Pomigliano, o nelle strade.

James Senese è stato un leone della savana con il fuoco del Vesuvio nel cuore, ha corso libero in un mondo alienante senza scendere a compromessi, ci ha donato musica, arte, talento, esibizioni, interpretazioni senza risparmiarsi mai, restando un figlio del popolo, amando ogni angolo della sua città, della sua gente e delle sue origini.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati