
All’alba, sopra il lago di Montreux, sembra ancora di sentirla quella voce. Trent’anni dopo abbiamo un nome per quel suono: “Made in Heaven“. È il modo in cui i Queen, nel 1995, hanno scelto di far parlare ancora Freddie Mercury senza trasformarlo in un santino: niente raccolte di scarti, ma un disco vero costruito attorno a ciò che lui era riuscito a registrare prima di andarsene.
Per arrivare a quel risultato bisogna guardare a come lavoravano negli ultimi mesi. Mercury, ormai malato, incideva al Mountain Studios tutto quello che la voce gli permetteva: linee principali, idee abbozzate, piano. Poi lasciava spazio. A Brian May, Roger Taylor e John Deacon toccava il resto: prendere quel materiale e dargli forma. Da lì vengono A Winter’s Tale, nata davanti al lago di Ginevra, e soprattutto Mother Love, che Freddie non riesce a chiudere e che May porta al termine con la sua voce: è il punto in cui capisci che la band sta completando una frase lasciata in sospeso.

Quando nel 1993 i tre rientrano in studio non fanno l’operazione prendiamo quello che c’è e lo pubblichiamo. Ripartono dalle registrazioni di Freddie e ci suonano sopra davvero, insieme al produttore David Richards: arrangiamenti nuovi, parti di chitarra e batteria rifatte, e dentro anche brani che appartenevano ad altre stagioni – Made in Heaven e I Was Born to Love You del periodo solista, Heaven for Everyone dai Cross – riassemblati perché sembrassero nati per i Queen. Il risultato è un album che all’inizio non piange: si apre con It’s a Beautiful Day e ti accoglie, invece di ricordarti che lui non c’è più.
I pezzi spiegano benissimo l’idea dietro al disco. Mother Love è la fotografia del passaggio di testimone: chi ha scritto la canzone non riesce a chiuderla, chi resta la porta dove doveva arrivare. Heaven for Everyone è la carezza, la parte che sembra rivolta direttamente a chi ascolta. E le canzoni “recuperate” di Freddie non suonano come un collage posticcio perché il gruppo le ha vestite con il proprio suono, non le ha solo spostate da un progetto all’altro.
Il 6 novembre 1995, quando arriva nei negozi, “Made in Heaven” sale subito al numero uno in UK e diventa uno dei dischi più amati dell’ultima fase dei Queen. È anche l’ultima volta che John Deacon partecipa davvero a un album della band: dopo le uscite di metà anni Novanta si farà da parte, quasi a dire che la promessa con Freddie era stata mantenuta.
A distanza di trent’anni regge perché non è un album che mette il lutto al centro: è un album che riporta Freddie nella stanza. Lui lascia tracce sapendo che i compagni le completeranno: loro le completano senza imbalsamarlo. Chi ascolta sente una voce che non arriva da un archivio polveroso ma da un luogo ancora abitato. E quella statua che guarda il lago, in copertina, è lì a ricordarlo: il tempo va avanti, ma certe voci sanno restare.
