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Ristampe e Dintorni

Mike Oldfield – Amarok (35th Anniversary Edition)

Ammettiamolo, tutti noi abbiamo delle giornate no, quelle giornate che nelle quali ti viene voglia di scendere in strada con un M72-LAW, proprio come Bill Foster in Un giorno di ordinaria follia. Per fortuna questa cosa non succede, o almeno non succede sempre, perché, in un modo o nell’altro, riusciamo a trovare un sistema per evitare il peggio e far sbollentare la rabbia, lasciando che la ragione e il buonsenso abbiano la meglio.

In molti casi, questo, avviene grazie alla musica e, in particolare, all’ascolto di un buon disco, e ce ne sono alcuni che riescono ad assorbire questa follia che sta per esplodere. Nel mio caso, il disco che svolge la funzione di calmante, con la conseguente fortuna di evitare una strage, è un disco che più folle non si può. Sto parlando di “Amarok” di Mike Oldfield, che proprio quest’anno ha compiuto trentacinque anni.

Per festeggiare questo compleanno è stata pubblicata una nuova edizione su doppio vinile, di per sè nemmeno così azzardata come scelta, visto che l’intera suite è formata da tante parti legate tra di loro ma senza una vera continuità melodica. Ma quello che davvero non si può vedere è la scelta del font per il titolo, non è stata utilizzata quella originale del 1990 ma una nuova scritta che sembra essere stata realizzata con il Wordart di Word ’95.
Il vinile si presenta con copertina gatefold e le due facciate interne riportano la grafica presente sulla inner bag della versione del 1990. I vinili sono ospitati in due bustine nere forate.

La riedizione su LP, con remastering half-speed, è a cura di Miles Showell e contiene 15 minuti di musica per lato. Ovviamente, per chi conosce la sua musica, Mike suona quasi tutti gli strumenti lasciandosi accompagnare solo da Janet Brown, Jabula, Paddy Moloney, Clodagh Simmonds e Bridget St. John.

“Amarok” è una lunga suite di circa sessanta minuti, un disco controverso che, per fare un dispetto al boss della Virgin, Richard Branson, il quale chiedeva al polistrumentista un album che ricalcasse le orme del primo “Tubular Bells”, ottenne, invece, un lavoro dal quale non era possibile estrapolare nemmeno una sequenza breve e utile da utilizzare come singolo. Il disco è pieno di frammenti, lenti e melodiosi alternati a fraseggi improvvisi con tempi variabili, suoni di vetri in frantumi, petardi, cori, suoni acustici, elettrici e elettronici e altri strumenti non convenzionali.

Come riportato dallo stesso Oldfield, nella sua autobiografia Changeling, come risposta dalla Virgin non ottenne nessun supporto e promozione per il disco e quindi le vendite non furono entusiasmanti. “Un vero peccato, probabilmente, una delle cose migliori che abbia fatto” scrive Mike.

Si parte con una serie di percussioni, uno sparo e un riff di chitarra acustica velocissimo e intricato, per poi far posto a una chitarra classica e flamenco, e sono passati solo poco più di due minuti. Poi compare il tema con il coro che verrà ripreso più volte, ma con modalità diverse. Continue intromissioni di un piano sguaiato mentre una voce fuori campo ridacchia e recita. E poi si parte con un impetuoso solo di chitarra elettrica che dura pochi attimi, il tempo di introdurci in un viaggio sonoro tra, Clay drums, Triangle, Tambourine, lamenco Guitar, Bazouki, Mandolin, fischietti, beep al cardiopalma e chi più ne ha più ne metta. 

Insomma, se state fuori di testa, con questo disco o sbroccate del tutto o vi date una calmata. Preferendo di gran lunga la seconda opzione, quanto meno per non aver disavventure, l’ascolto di “Amarok” ha veramente un effetto catartico e offre la possibilità di estraniarsi dal mondo per sessanta minuti. 

Tra l’altro sul retro di copertina è riportato quanto segue:

Health Warning: This record could be hazardous to the health of cloth-eared nincompoops. If you suffer from this condition, consult your Doctor immediately

Solo due anni dopo pubblicherà quel “Tubular Bells II”, con un’altra etichetta per buona pace di Sir. Branson.

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