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Back In Time

“Emerson Lake & Palmer”, un manifesto di un nuovo progressive rock?

Manifesto programmatico del progressive rock, abbandono della dominante controcultura psichedelica dell’epoca a favore di un rock “colto” o, ancora, puro virtuosismo e autocompiacimento musicale di tre artisti di altissimo livello tecnico?

L’album di esordio “Emerson, Lake & Palmer” degli Emerson, Lake & Palmer, pubblicato il 20 novembre del 1970 per l’etichetta Island, all’epoca fu tutto questo e molto altro. Parlare di esordio per il gruppo composto da Keith Emerson, Greg Lake e Carl Palmer era in realtà un eufemismo, perché nel 1970 i tre musicisti provenivano ognuno da gruppi di successo e avevano già raggiunto un alto livello artistico. Mentre Keith Emerson veniva dai The Nice, Greg Lake era la voce e il basso dei primi King Crimson e Carl Palmer era il funambolico batterista degli Atomic Rooster.

Emerson, Lake & Palmer era quindi uno dei primi “supergruppi”, band formate da membri famosi provenienti da gruppi già affermati, una band che aveva già stupito il pubblico con il debutto live al Festival dell’Isola di Wight (agosto 1970), sparando vere e proprie cannonate durante l’esibizione. In qualche modo l’album serviva quindi a confermare che alla potenza scenica dimostrata in quell’occasione corrispondeva anche una forza compositiva non indifferente, inaugurando così quella che diventerà l’età dell’oro del progressive rock.

Composto da tre tracce sul lato A e tre tracce sul lato B il disco rappresentava anche una rivoluzione sonora per il rock dell’epoca a causa dell’assenza quasi totale della chitarra elettrica come strumento solista e la dimostrazione che le sonorità delle tastiere (all’epoca essenzialmente organo Hammond, Moog, pianoforte) potevano divenire aggressive tanto quanto quelle della chitarra elettrica. In più, l’album è rappresentativo di una bipolarità che si ritroverà anche nei successivi dischi della band.

Da una parte la provenienza aggressiva con una radice classica, di Keith Emerson, rilevabile nei brani The Barbarian, Knife-Edge, The Three Fates, e che denota l’ambizione di far divenire il rock la musica classica contemporanea. Dall’altra l’anima romantica di Lake, percepibile in Take a Pebble, capolavoro che fonde folk acustico, jazz e improvvisazione, ma anche in Lucky Man, ballad di stile medievale, talmente orecchiabile da farla divenire il maggior successo commerciale del gruppo.

L’importanza dell’album è data anche da altro: l’uso, per la prima volta, del Moog come strumento solista nell’assolo finale di Lucky Man, un’utilizzazione che renderà lo strumento uno dei più desiderati dai tastieristi dell’epoca. La storia dell’album non manca di elementi caratteristici, il primo fra i quali sul rapporto fra il  brano The Barbarian e il compositore ungherese Béla Bartók.

The Barbarian è un arrangiamento in chiave progressive rock del pezzo per pianoforte “Allegro Barbaro”, composto da Bartók nel 1911, un brano con il quale il compositore rompeva con lo stile romantico e melodico caratteristico dell’epoca utilizzando il pianoforte come un vero e proprio strumento a percussione, con ritmi martellanti, dissonanze e scale ispirate al folklore ungherese. Keith Emerson, affascinato da questa aggressività percussiva e dalla naturale affinità con la potenza del rock, convinse i membri del gruppo a produrre un arrangiamento multiforme. Greg Lake, utilizzando il basso fuzz, suonerà infatti le linee che nel pezzo originale corrispondono alla mano sinistra del pianista, conferendo al brano una “cattiveria” sonora che amplificherà l’intento originale di Bartók. Carl Palmer aggiungerà poi una complessità ritmica finalizzata a sostenere le sincopi irregolari del pezzo originario, trasformando i ritmi folkloristici in un groove rock molto spinto.

L’adattamento del brano di Bartók dimostrava che il rock non doveva limitarsi ad attingere al blues o al folk, ma poteva ben attingere alla musica colta europea del XX secolo. Quello che i tre componenti della band non avevano però considerato che il pezzo di Bartók (morto nel 1945) non era ancora di dominio pubblico. Gli eredi di Bartók e l’editore musicale (Boosey & Hawkes) intrapresero dunque un’azione legale per violazione del copyright nei confronti della band che si vide costretta a inserire nei crediti la dizione “Béla Bartók, arr. Emerson, Lake & Palmer”.

Per il brano Knife-Edge accadde qualcosa di simile.

Nel bridge strumentale del pezzo venne infatti inserita, suonata da Emerson con l’Hammond C3, l’Allemande dalla Suite francese n. 1 in re minore (BWV 812), mentre il riff principale di basso e organ,o così come la melodia cantata da Lake, sono praticamente copiati dal primo movimento della “Sinfonietta” del compositore ceco Leoš Janáček. Per questo la famiglia di Janáček intentò alla band una causa per violazione del copyright da cui la correzione dei crediti finali per includere Janáček e Johann Sebastian Bach (anche se per Bach non esistevano problemi essendo ormai il pezzo di pubblico dominio). Da notare che nei crediti del brano figura un tale Fraser (Emerson, Lake & Fraser) e non Palmer.

Richard “Dik” Fraser era un semplice appartenente alla road crew, un roadie, che aveva collaborato con Greg Lake alla stesura del testo e per questo la band decise di riconoscere questa cosa inserendolo. Altra curiosità il fatto che Lucky Man, il brano con maggior successo commerciale, fu inserito nell’album all’ultimo momento solo perché mancavano alcuni minuti per completare il lato B del vinile (all’epoca i due lati dovevano essere, per motivi tecnici, abbastanza simili come lunghezza).

Si trattava di un brano composto da Greg Lake a soli dodici anni, e che Emerson detestava trovandolo banale rispetto alla complessità dell’intero lavoro. Durante le prove, per noia o per dispetto, Emerson inserì un assolo finale con il Moog senza sapere che sarebbe stato registrato, un’improvvisazione casuale che diverrà invece uno dei motivi più conosciuti della storia del rock.

Riascoltandolo a posteriori si può affermare che l’album “Emerson, Lake & Palmer” è stato veramente un ponte tra il passato e il futuro, un prodotto musicale che recuperando la tradizione della musica classica europea (Bach, Bartók) la proiettava nel futuro elettronico tramite l’energia viscerale del rock britannico, il tutto grazie al pirotecnico virtuosismo di Keith Emerson, alla voce calda di Greg Lake e alla batteria dannatamente precisa di Carl Palmer.

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