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Hidden Tracks

HIDDEN TRACKS #55: Monolithe Noir, Bellbird, Isobel Waller-Bridge, Yamila

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Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Monolithe Noir – La Foi Gelée

Photo: Nathalie Bihan

Non c’è luce né speranza nella musica di Monolithe Noir, il progetto dell’artista francese Antoine Pasqualini, che a febbraio 2026 pubblicherà il suo quarto album per Humpty Dumpty Records. D’altronde qui si affronta il tempo del lutto e della perdita, senza vie di fuga. La Foi Gelée, singolo estratto in anteprima, è un brano lungo e nero, sospeso tra kraut, post-rock, ambient e un art-pop tagliato con una lama di ghiaccio. Disegna subito la mappa dell’album: un ibrido inquieto, vivo, che non cerca altro che rispecchiare il suo autore. Il video di Nico Peltier ne esaspera la tensione, lasciando in bocca un retrogusto che non svanisce.

Bellbird – The Call

Photo: Marc Etienne Mongrain

La Constellation non ha certo bisogno di presentazioni, i Bellbird magari sì, nuovissimo quartetto canadese che si prende il jazz moderno e lo risputa fuori pieno di schegge, punk, minimalismo, folk, rumore. Il loro biglietto da visita è The Call, brano che anticipa l’album di debutto, atteso nel 2026. La tensione nel dialogo tra i fiati di Claire Devlin e Allison Burik è palpabile, pur senza mai lasciarsi esplodere, puntando semmai a vibrare e lasciarci addosso una sensazione di strano tremore. C’è sempre il rischio che progetti del genere scelgano poi di adagiarsi su quel nu-jazz tanto oggi in voga e che tanto ci annoia, ma per ora bene così, scegliamo di puntarci forte.

Isobel Waller-Bridge – Tapes

Photo: Bob Foster

Con Isobel Waller-Bridge il confine tra musica e performance artista si fa labile. Tapes, ultimo estratto dal suo nuovo album “Objects“, in uscita a inizio dicembre su Mercury KX, è un lungo flusso non filtrato, un suono meccanico che sembra respirare da solo, lontano da ogni forma di rassicurazione. Ambient estremo, certo, ma anche rumorismo e sperimentazione, un’onda lenta che mira a trasportare l’ascoltatore fuori da ogni rotta mentale, in cui spazio e tempo si sfilacciano fino a confondersi. Sicuramente una proposta difficile, per amanti del genere, ma che può risultare affascinante anche per chi non è avvezzo a frequentare queste terre di confine.

Yamila – Prado

Photo: Assiah Alcázar

Sempre più artiste e artisti recuperano rituali e tradizioni per ridare corpo a una musica che guarda avanti senza tagliare le radici. In questo solco entra anche Yamila, violoncellista, cantante e produttrice spagnola che pubblicherà a febbraio il nuovo album “Noor per l’etichetta messicana Umor Rex. Un disco nato all’interno di una comunità ecologica segreta, dove l’artista ha riscoperto antichi canti rivolti alle api, al vento, agli animali. Suoni che un tempo facevano da ponte tra specie diverse e che qui tornano trasformati in paesaggi elettronici e rituali moderni. Prado, primo estratto, è il suo invito ad ascoltare ciò che vive attorno a noi per capire meglio ciò che vive dentro di noi. Se è troppo, passate oltre, non ve ne faremo una colpa.

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