
Come si può lasciare un segno indelebile, non solo come gruppo musicale, ma come veri e propri narratori della vita interiore? Se la loro musica è immediatamente associabile al twee pop o all’indie pop britannico più dolce, la loro vera forza risiede anche nella capacità di Stuart Murdoch, dei Belle And Sebastian, e di creare mondi narrativi vividi in meno di quattro minuti.
Non tutti però conoscono profondamente la storia dell’autore. Ci ha pensato proprio lui di persona e la casa editrice Jimenez, collaborando insieme e dando alla luce un libro dal titolo “L’impero di nessuno”, che racconta un romanzo di formazione con forti elementi di autofiction (o “memoir di guarigione”), in quanto attinge profondamente all’esperienza personale di Stuart. Si dalle prime pagine si scopre che storia è incentrata su Stephen, un ragazzo di Glasgow all’inizio degli anni novanta a cui viene diagnosticata la sindrome da fatica cronica (encefalomielite mialgica), una malattia debilitante e all’epoca poco compresa o non riconosciuta che lo costringe all’isolamento. Stephen é privo di prospettive, ma lentamente incontra altri che condividono la sua condizione, tra cui l’amico Richard e Carrie, una giovane costretta a letto e insieme, formano quello che sarà un piccolo gruppo di sostegno.
Mentre il mondo sembra disinteressarsi di loro, Stephen scopre il suo talento per la scrittura di canzoni. Si risveglia in lui la possibilità di una vita spirituale e creativa che trascende la quotidianità. Per non andare oltre, vi lasciamo tranquillamente a questa lettura, si può dire che molte delle esperienze vissute dal protagonista, Stephen, sono accadute realmente a Stuart Murdoch. Il libro è quindi la cronaca non solo di una malattia, ma soprattutto di una rinascita e della scoperta del talento creativo come salvezza, conforto e ragione d’essere. Una storia struggente della genesi spirituale che ha portato alla nascita degli acclamati Belle and Sebastian.
Una forte reclusione potrebbe spingere, nel suo lato positivo, a un’introspezione forzata che porta a scoprire in noi stesai una vocazione nascosta. Nel caso Stephen (alter ego di Stuart) scrivere canzoni. La musica diventa, come da titolo, il suo “impero,” uno spazio interiore dove è sovrano, libero dai limiti del corpo. È un regno (l’arte, la spiritualità, l’immaginazione) che esiste al di fuori delle strutture sociali e della competizione, un luogo accessibile solo a coloro che sono disposti a cercarlo. Per Murdoch, la scrittura di canzoni diventa un atto di fede, un modo per dare voce all’indicibile e connettersi con qualcosa di più grande. La sua arte è il frutto di una ricerca spirituale nata dal buio. Stuart in un’intervista rilasciata racconta:
La maggior parte delle cose che capitano a Stephen sono capitate a me. Il personaggio di Stephen è il più vicino alla mia esperienza di vita, mentre altri personaggi (come Richard e Carrie) sono basati su persone reali ma sono stati in parte combinati o modificati per adattarsi alla narrazione di finzione.
Per cui, “L’impero di nessuno” è una meditazione sulla trasformazione del trauma in creatività, affermando che anche dalla massima oscurità e immobilità può nascere una potente ragione di vita. Un libro consigliato a chi apprezza i romanzi intimi e a chi è fan della musica e della sensibilità narrativa di Stuart Murdoch.