
Può esistere una canzone per manifestare il rancore, l’odio nei confronti di chi ci ha fatto del male? Forse si.
Un 4/4 lento, rullante e grancassa. Un re minore inquietante, suonato con un synth. La voce che intona una frase ossessiva:
I can feel it coming in the air tonight, Oh Lord, I’ve been waiting for this moment for all my life, Oh Lord
Phil Collins è pieno di odio. Sete di vendetta. Perché i torti subiti non si dimenticano. Siamo sinceri, lasciamo da parte la nostra ipocrisia e quel falso buonismo che a volte ci perseguita e tiriamo fuori quello che siamo realmente. Perdonare non è sempre facile e non sempre è la cosa giusta da fare. Non possiamo porgere sempre l’altra guancia.
Collins lo capisce e lo canta in In the Air Tonight il singolo che anticipò “Face Value” il 9 Gennaio del 1981. Il suo esordio come solista, messi in pausa i Genesis, fu certamente prorompente. Non una canzone d’amore, di quelle strappa mutande come Follow You, Follow me, non un motivo allegro e scanzonato per acchiappare le ragazzine brufolose o le milf con i capelli alla Farrah Fawcett, ma una canzone che metteva a nudo la sete di vendetta nei confronti di chi ci ha danneggiato. Di chi ci ha fatto del male. Una persona alla quale, se la vedessimo annegare non le tenderemo la mano.
Well if you told me you were drowning, I would not lend a hand.
La rabbia è un sentimento con il quale conviviamo ogni giorno, che teniamo a bada in qualche modo ma che ci corrode dentro. Ci rende la vita impossibile perché le ingiustizie subite non si dimenticano, neanche con il passare del tempo. Phil Collins, scrisse questa canzone nel 1979 e sebbene abbia dichiarato che è un testo non autobiografico il riferimento al tradimento della prima moglie dalla quale divorziò non sembra così celato.
La sua espressione, sulla copertina del singolo, lascia trapelare il ghigno di compiacimento di chi attende la carogna del suo nemico trasportata dalla corrente del fiume del risentimento.
Il brano continua in un’atmosfera tesa, una voce diretta e carica di risentimento, ogni parola è un fendente nel buio. Fa breccia nell’anima di chi ascolta. Sono io quel Lord a cui fa riferimento Phil? Sono io il cattivo? O sono colui che ha subito? Davvero sarei capace di avere tutto quel risentimento verso qualcun altro? Meritavo davvero tutta quella cattiveria? Forse sono io ad essere sbagliato? Riuscirò ad essere così forte da superare tutto questo? Cosa accadrà stanotte? Tante domande che ci poniamo ogni volta che avvertiamo una sensazione di disagio. Lo stesse che tante persone, ragazzi bullizzati a scuola o in qualsiasi altro luogo si fanno prima di compiere un gesto estremo. Reagire o continuare a subire?
Collins reagisce in musica, l’unica lingua che conosce e che gli permette di esorcizzare questa rabbia. La vendetta si trasforma in note. La violenza in suono della batteria. Quella che all’improvviso al minuto 3:16 irrompe spiazzando l’ascoltatore. Thum-Thum, Thum-Thum, Thum-Thum, Thum-Thum, Thum, Thum, Thum.
La porte che si apre. La rabbia si fa più forte. I toni si alzano.
I can feel it coming in the air tonight, Oh Lord, I’ve been waiting for this moment for all my life, Oh Lord.
Reagire come meglio possiamo. Reagire per noi stessi. Guardare negli occhi chi ci ha fatto del male e dire, no! Non ci sarà perdono. I torti subiti non si dimenticano.