Ritual Arcana – Ritual Arcana

Recensione del disco “Ritual Arcana” (Heavy Psych Sounds, 2026) dei Ritual Arcana. A cura di Sergio Bedessi.

Dopo i tre singoli Ritual Arcana, Subtle Fruits e Wake the Goddess, già notevoli per le sonorità particolari che esprimono, esce finalmente il 22 gennaio 2026 l’album “Ritual Arcana”, del gruppo omonimo, un lavoro musicale ben congegnato, che vede l’inserimento dei tre brani già usciti in un vero e proprio percorso rituale, mistico e musicale.

Da notare che i Ritual Arcana non sono una delle tante band del loro genere, ma rappresentano una vera e propria entità sonora, composta da tre elementi capaci di canalizzare le vibrazioni più oscure e primordiali del doom rock in un album di alto livello. Le loro sonorità, che fanno da ponte fra il misticismo rituale e la densità elettrica del rock, sono sostenute da tre figure iconiche della scena musicale internazionale.

SharLee LuckyFree (basso e voce), vera e propria icona e sacerdotessa, nota per il suo passato nei Moth, che porta all’interno del trio una presenza scenica magnetica, ma anche una voce capace di evocare visioni. Al suo strumento SharLee non fornisce solamente la struttura ritmica al gruppo, fra l’altro con uno stile profondo e tellurico, ma costituisce l’anima stessa delle cerimonie sonore del gruppo. Scott “WINO” Weinrich (chitarra), vero e proprio padrino dell’american doom, porta nei Ritual Arcana l’esperienza accumulata nei The Obsessed, nei Saint Vitus e negli Spirit Caravan. Il suo modo di suonare la chitarra è contemporaneamente preciso e pieno di sentimento, sempre capace di sprigionare feedback ipnotici grazie anche ai suoi assoli graffianti. A scandire il battito del cuore della nuova creatura Ritual Arcana, c’è Oakley Munson (batteria), già membro dei The Black Lips, che qui abbandona il garage-punk per inoltrarsi in territori più oscuri e senza dubbio più cadenzati. Drumming forte e selvaggio il suo, talvolta imprevedibile, quello che ci vuole per generare esplosioni di energia psichedelica.

L’unione musicale di questi tre artisti crea dunque un contrasto particolare: la solidità di Wino si fonde con il florilegio esoterico di SharLee mentre l’energia ribelle di Munson collega questi due fattori e il risultato è un occult rock denso, che promette di ridefinire ed elevare i confini del genere. Dalla orientaleggiante, composta e potente, title track, con quel meraviglioso unisono, iniziale e finale, fra voce e chitarra distorta, che crea un vero e proprio fluido musicale, a Occluded dove si notano le abili variazioni sul riff iniziale ripetuto a oltranza, ma anche il piccolo assolo di chitarra. Dalla più lenta Free Like a Pirate, con l’inizio fornito da un bel motivo raddoppiato di chitarra sul quale poi si muove la voce, prima all’unisono e poi in una sorta di dialogo fra strumento e voce, all’ossessivo e compulsivo Summon of the Wheel. Non mancano pezzi più discorsivi, come Mistress of Change, ma anche Subtle Fruits, con un incedere di batteria davvero particolare.

Concludendo un album che diverrà quasi sicuramente una pietra miliare del suo genere, grazie alla sinergia di tre artisti che sono veri e propri pilastri del doom occult rock.

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