
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

La copertina del nuovo album dei finlandesi Qwälen, “Veri Virtaa Edelleen“, in uscita a marzo su Time To Kill Records ritrae un grosso serpentone nero sorvegliato da due dobermann. Non esattamente easy listening, e del resto il titolo significa Il sangue continua a scorrere. I nostri, attivi dal 2017, fanno un black metal, grezzo e senza fronzoli, suonato con la convinzione (più che con la perizia) di chi crede ancora nel punk. Un suono non addomesticato, tagliente e istintivo, volutamente lontano dalle stratificazioni e dalle derive sperimentali che negli anni hanno ampliato il vocabolario del genere. Ogni tanto ci vuole. Kiviä ja Luita (Pietre e ossa) è il primo estratto.

I francesi Bibi Club, duo formato da Adèle Trottier-Rivard e Nicolas Basque, scelgono con Washing Machine, primo estratto dal nuovo album “Amaro” (a fine febbraio su Secret City Records), un titolo quasi domestico per una canzone attraversata da un lutto tutt’altro che immobile.
Il loro è un brano paradossalmente vitale, persino ballabile, tra il dream pop dei Beach House e le movimentazioni dei Blonde Redhead. Pop obliquo, emotivo e resistente. Vale la pena dargli una possibilità.

Per gli invasati dell’ambient, “Chalybeate“, nuovo album collaborativo del producer giapponese aus con l’artista inglese The Humble Bee, in uscita a febbraio per flau Records, offre parecchio materiale interessante. Il disco nasce da un mese di permanenza di aus a Ikaho, storica città termale giapponese (come si fa? quando si parte?). Più che un album, è la ricostruzione di un’esperienza: suoni ambientali catturati nelle vasche degli onsen — acqua che ribolle, insetti, campanelli, aria umida — e lasciati sedimentare nel tempo, come un residuo che affiora lentamente dalla superficie. C’è un primo estratto, si intitola below the surface we shimmer and shine ed è un po’ una versione rallentata e melliflua della pazzesca Drops di Cornelius (qui, per chi non se la ricorda).
Il risultato non descrive un luogo, ma ne segue il respiro. I suoni vengono corrotti, riassorbiti, ossidati come l’acqua ferruginosa di Ikaho, fino a trasformarsi in residuo: tape hiss, leggere distorsioni, movimenti minimi che emergono lentamente. Chalybeate non si ascolta tutto insieme, ma si deposita, con la calma e la fisicità di un corpo che entra in acqua calda.

Quando il Giappone guarda all’Italia (o viceversa, scegliete voi) ecco cosa accade: le orecchie esplodono, la voglia di spaccarsi i denti sull’asfalto tanta, ma ballando convulsamente. In pratica è quello che accade nella fusione di Violent Magic Orchestra (versante Sol Levante) e Talpah (from Italy), i primi gruppo completamente scoppiato che prende breakcore, digital hardcore, techno massimalista e black metal e li comprime in unico punto per poi farla detonare, il secondo che funge da collante e detonatore, in polimeri elettronici fatti di psicosi totalizzanti. Mixate assieme e avrete CruxxxifiedFriendz, singolo che apre la strada all’album collaborativo delle due identità qui chiamate in causa, “EGO SWAG KILLA” in uscita a febbraio per la berlinese Transatlantic. Mettete su l’elmetto, che è meglio.

I Bellbird sono la sassofonista tenore Claire Devlin, la sassofonista contralto e clarinettista basso Allison Burik, dal bassista Eli Davidovici e dalla batterista Mili Hong. Fanno base a Montreal e, se diciamo Montreal, e aggiungiamo avanguardia? Bravi, otteniamo Constellation. Il quartetto firma lo scorso novembre con l’etichetta dei nostri beniamini GY!BE, e annunciano il nuovo “The Call“, in uscita a febbraio. Cosa ci aspettiamo? Ascoltando Blowing on Embers: il contrabbasso che gira, gira, gira, si fa spirale, attira a sé una batteria a lento shuffle, a colpi secchi nella sua morbidezza e, infine, i fiati che risalgono la china, dipingono notturni, si slanciano. Il tempo fa presto a squagliarsi, per poi tornare allo stato solido. Avant-jazz, si dirà, e si dirà benone.

Newt., nuova band con membri di Marnero, ED e Antares. E saremmo già convinti così. Poi mettiamo su Acetoned, singolo apripista dell’album di esordio “Voider” (27 febbraio, Ostia Records), e ci convinciamo definitivamente. Apre un basso gonfio fuzz elefante, seguono riffoni taglienti di mudhoneyiana memoria, grida che perforano tutto, energia propulsiva devastante e melodie che lasciano un buonissimo amaro in bocca (con quel solo ancor più acido lì, poi…). Lo dicevamo che eravamo convinti.