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Felsmann + Tiley – Protomensch

2026 - Mute
neoclassica / ambient

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Tracklist

1. Open Fields (feat. The Kite String Tangle)
2. Memory
3. Opioid (feat. Pet Deaths)
4. Reset
5. Always You (feat. Woodes)
6. Seeker
7. Warnung
8. Gabriel
9. Kind
10. God Is Lonelier (feat. Laius)
11. Warum


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A pochi giorni dall’uscita (13 febbraio 2026), “Protomensch” conferma il duo composto da Dominik Felsmann e Patrick Tiley come i sarti del suono cinematografico della vita quotidiana dell’ascoltatore.

Dopo aver scalato le classifiche grazie alla celebre reinterpretazione di Solitude degli M83 e aver prestato la loro estetica a giganti come RY X e Moby, il duo tedesco-britannico torna con un lavoro che è tanto ambizioso quanto, purtroppo, stilisticamente eterogeneo.

Certamente la cifra stilistica dei Felsmann + Tiley rimane il minimalismo pianistico innestato su texture elettroniche studiate meticolosamente e sempre prive di batteria. La trasposizione sonora di visioni e inquietudini moderne trasforma l’ascoltatore da semplice fruitore a protagonista di un proprio film immaginario. L’album, un po’ come i lavori musicali precedenti, poggia su un tripode di influenze chiarissime: il minimalismo neoclassico, con la sua pulizia formale, l’elettronica atmosferica con l’uso massiccio di synth con tanto di modulazione dei parametri fondamentali cosa che crea pareti di suono avvolgenti e cangianti, la trance malinconica che alla fine è il vero cuore pulsante di Protomensch, che recupera l’epica dei primi anni 2000 per trasfigurarla in qualcosa di più oscuro e riflessivo.

L’album apre con Open Fields, un brano che però gioca pericolosamente anche se efficacemente con una citazione, forse inconsapevole: gli accordi d’attacco sono un chiaro omaggio a Cornfield Chase di Hans Zimmer (Interstellar) anche se l’inserimento della componente vocale sposta il brano dal puro commento sonoro alla forma-canzone, creando un ibrido interessante. Il vertice emotivo è probabilmente Opioid: pezzo allucinante, ipnotico e quasi “doom rock” nella sua pesantezza. Lo spelling della parola su una sequenza di synth ossessiva trascina l’ascoltatore in un vortice epico e inquietante, dimostrando una maturità produttiva notevole.

Il disco procede però per contrasti netti, a tratti stridenti. Reset vs Always You: se la prima scuote con bassi profondi e un sound design dinamico, vicino alle sperimentazioni di Jon Hopkins, la seconda vira verso una dolcezza che richiama il Vangelis più etereo di “Blade Runner”. Gabriel è un brano dalla struttura impeccabile, che cresce con una progressione organica e coinvolgente mentre Neuzeitè il punto debole del disco. Qui il duo vira fortemente verso l’industrial ambient e il risultato appare destrutturato e privo di una direzione armonica chiara. Rispetto a maestri del genere come Ben Frost o Tim Hecker, il brano sembra mancare di quell’identità necessaria per distinguersi.

Protomensch” è un album indubbiamente piacevole ed evocativo, perfetto per chi cerca una colonna sonora esistenziale. Tuttavia, soffre di una certa frammentazione e il filo logico sembra spezzarsi tra generi troppo distanti, impedendo al disco di avere una compattezza narrativa assoluta.

Felsmann + Tiley si confermano, con questo lavoro, eccellenti interpreti del presente, anche se sembrano non riuscire a staccarsi completamente dall’ombra dei loro modelli (M83, Zimmer, Emmit Fenn), rimanendo in una comfort zone di altissima qualità, che però rischia, a tratti, di risultare una deriva.

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