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Grigio Scarlatto – The Race

2026 - Shyrec / Scissor Salad
indie rock

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Tracklist

1. Take Me
2. Forever Sex
3. When I Say So
4. On The Verge
5. Slowly
6. Move On Up
7. Burning
8. All Those Things
9. Hold Me Tight


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Lo scatto fotografico immediato del suono dei Grigio Scarlatto è oggettivamente situato sulla cresta dell’onda, espressamente la front cover rende l’immagine del posteriore di un cavallo nell’atto di falcare (e poi a riposo) e ne pone la prospettiva concettuale in risalto; la corsa è il perno che definisce il lavoro e srotola le liriche, un viaggio di esplorazione attraverso stati interiori e in relazione affettiva con l’altro da sé.

Efficacemente definito e curato, The Race” è il secondo affondo della band veneta sulla lunga distanza, in cui il discorso si connatura fluido e denso, avvalorando le espressività partorite nel primo capitolo, “Detox” (2024).

Dal lato testuale il lavoro è emozionale, sensibile. La costruzione dell’intelaiatura sonora ribadisce le dinamiche dell’entità targata Grigio Scarlatto e agisce dentro e fuori la percezione sensoriale delle canzoni, un’emittente dell’altroquando che trova riscontro in declinazioni raffinate, sottilmente dark.

La briglia sciolta di Take Me Out nella brillante brevità compone il movimento sonoro su cui la band è concentrata, nondimeno aprendo alla seconda traccia che suona decisa e vibrante, allorché il flusso musicale si espande nelle triangolazioni seducenti tra voce e strumenti con tagli post punk, new wave e vagamente mancuniani. Il gioco intimista di Forever Sex risplende soave, la flessuosità elegante del dream pop avanza delineando un continuum sonoro sfrangiato dai potenti e concisi accordi dell’elettrica; emozioni ritmate (When I Say So), ingentilite dalla linea melodica, da cui spunta a fior di pelle l’arcobaleno rock, vertigine irrinunciabile.

L’accento accelerato di On The Verge spinge, stravolge il panorama, rimesta le carte del destino tendendo al raggiungimento di alture assottigliate e quindi a permanervi; accomodarsi tingendo l’universo di leggera mestizia percorrendo il filo nervoso esposto al bilico del gioco di luci e ombre, esplosioni e quiete. Sublimando Chamaleons, Editors, filtrati dai Cure, si ricava l’essenza dilatata/vaporosa che passa in Move On Top; nella lenta alchimia fatta di alambicchi e pozioni si origina la fonte della vitalità struggente che i tre ragazzi di Padova calano nella rappresentazione sentimentale del concept, montando un mood visionario, scontroso ed etereo, tale da sposare il pop quanto le ruvidezze del rock, talvolta finendo in parallelo nello scoprire sentori orientali (Burning), a dire, sfumano i riferimenti nel realizzo della loro vigorosa forza stilistica.

Se tutte queste cose riecheggiano fattivamente nella dimensione di chi ascolta, allora si è raggiunto qualcosa di estremamente valido atto a valicare indomito sopra il sogno e la realtà; è quanto potrebbe suggerire All Those Things, che batte sulla percezione aerea della voce e sull’andirivieni (effetto risacca marina) del supporto strumentale, capace di magnificarsi nella conclusiva Hold Me Tight, un claim appropriato, caratteristico del suo incedere, che declama così, “tienimi stretto”, forse in riferimento al CD, uscito a febbraio e frutto della coproduzione Shyrec e Scissor Salad con l’essenziale collaborazione di Rambla, quale fregio della poetica dei Grigio Scarlatto e del bello di fare musica.

Se mi dai l’occasione
Tra le allucinazioni della notte
Vorrei essere sicuro di averti con me
Ho visto la noia in faccia e mi ha spaventato.
Devo imparare ad ascoltarti
Se mi dai la giusta fiducia.
Riprenderò la corsa.
Giochiamo coi nostri silenzi.
L’avresti mai detto?
Sono parte del tutto. La mia corsa procede. Stammi vicino.

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