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A modo mio: storia e conflitti dietro “My Way” dei Limp Bizkit

Tra il 1999 e il 2001, in cui il music business sembrava avere un solo volto, i Limp Bizkit sono stati un vero e proprio uragano culturale capace di abbattere gli steccati tra il rap di strada e l’aggressività del metal, portando il Nu Metal dai garage della Florida alle vette della classifica Billboard. Guidati dall’instancabile (e a volte controverso) carisma di Fred Durst e dalle visioni artistiche surreali del chitarrista Wes Borland, i Limp Bizkit hanno dato voce a una generazione che cercava un suono frenetico, crudo e sfacciatamente onesto. In un’epoca dominata dalle boy band e dal pop patinato, la loro ascesa è stata una dichiarazione di guerra ai canoni estetici del tempo.

A differenza di molte band del panorama Nu Metal che basavano le loro composizioni puramente su riff di chitarra aggressivi, la band invece nasce con l’intuizione per i ritmi. Stessa cosa vale anche per i Korn. I brani sono costruiti spesso attorno ai campionamenti di DJ Lethal, che ha avuto un ruolo fondamentale nel plasmare suoni ipnotici, fondendoli alle radici dell’hip-hop del gruppo con la potenza rock delle chitarre di Wes Borland.

Nel 2000 con My Way, rilasciata poi nell’album cult del 2001 “Chocolate Starfish and the Hot Dog Flavored Water“, la si pensa come la solita canzone che parla di rabbia adolescenziale, ma in realtà My Way è molto più personale di quanto si possa credere: infatti Fred Durst scrisse il testo durante un periodo di forte tensione creativa e pressioni da parte dell’industria discografica, attaccando direttamente a chiunque cercasse di controllare la visione artistica della band. Fred descrive “I’m gonna do it my way” come un ultimatum.

Per molti fan, My Way è anche indissolubilmente legata al mondo del wrestling. Fu utilizzata come colonna sonora ufficiale per “WrestleMania X-Seven” del 2001, accompagnando lo storico promo video del match tra The Rock e Stone Cold (Steve Austin). Molti considerano quel video promozionale come il miglior montaggio nella storia della WWE. Ma My Way è anche celebre per la sua premessa “metatestuale”. Nel videoclip, Fred Durst e Wes Borland litigano su quale direzione debba prendere la clip, e questo ha portato alla creazione di diverse scene tra le più disparate: un set ispirato a un’orchestra, una scena in stile “cavernicoli” e infine un omaggio ai film di motociclisti. Il risultato è un collage visivo che riflette perfettamente il caos creativo della band all’epoca.

Dopo tutto questo, anche con l’esplosione alla radio e successivamente anche su MTV, il brano ma anche la band stessa, ha rappresentato un momento magico in cui il rap-rock ha smesso di essere un genere di nicchia per dominare il mainstream globale.

Si può amarli o odiarli, ma non si può ignorare l’impatto di come My Way ha avuto sulla cultura popolare. Una canzone nata per chi non vuole abbassare la testa, un inno che ha trasformato la ribellione in una hit da classifica. I Limp Bizkit nel 2001 ci hanno velatamente avvertiti che: il metodo non conta, conta il risultato. E a giudicare da come questo pezzo fa ancora tremare le arene di tutto il mondo, avevano assolutamente ragione loro.

A distanza di oltre vent’anni, quando parte il campionamento iniziale di DJ Lethal, il messaggio rimane lo stesso: in un mondo che cerca di incasellarti, l’unica vittoria possibile è continuare a fare le cose a modo proprio. E i Limp Bizkit, nel bene o nel male, non hanno mai smesso di farlo.

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