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Cardinals – Masquerade

2026 - So Young Records
post-punk / indie

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Tracklist

1. She Makes Me Real
2. St. Agnes
3. Masquerade
4. I Like You
5. Over At Last
6. Anhedonia
7. Barbed Wire
8. Big Empty Heart
9. The Burning of Cork
10. As I Breathe


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Dall’Irlanda continuano ad emergere band con un’identità fortissima. Che sia merito di una tradizione musicale radicata, di una scena vivissima nei pub delle principali città, delle misure introdotte dal governo irlandese – primo in Europa a rendere strutturale un reddito per la creatività, riconoscendone l’impatto economico e sociale – o semplicemente di una felice combinazione di circostanze, dall’isola arriva oggi una delle ondate più vitali del rock contemporaneo.

Con “Masquerade“, i Cardinals di Cork si inseriscono con naturalezza in questo fermento senza sembrare l’ennesima copia di qualcosa di già sentito. Dopo singoli accolti con entusiasmo dalla critica e un EP pubblicato nel 2024, il quintetto formato dai fratelli Euan e Finn Manning, dal cugino Darragh e dai compagni di scuola Oskar Gudinovic e Aaron Hurley debutta con un album di dieci tracce registrato ai RAK Studios di Londra con il produttore Shrink e pubblicato da So Young Records

Il mio primo incontro con la band è stato del tutto casuale: alla radio passava Twist and Turn, brano tratto dal loro EP. Al primo ascolto mi era sembrato il pezzo di un gruppo del passato, non di una band senza neppure un album all’attivo. L’EP raccoglie canzoni molto diverse tra loro, registrate in momenti differenti e scritte nell’arco di un lungo periodo. L’album d’esordio, invece, rappresenta un’esperienza d’ascolto completamente diversa: un progetto unitario, pensato con una visione precisa e arrivato senza fretta, dopo due anni di crescita e importanti aperture per i Fontaines D.C. e i The Pogues.

La struttura richiama un ideale contrasto tra lato A e lato B: la prima parte, con She Makes Me Real, St. Agnes, Masquerade, I Like You e Over at Last, è più intima e riflessiva; la seconda, da Anhedonia a As I Breathe, passando per Barbed Wire, Big Empty Heart e The Burning of Cork, accelera e mostra un lato più ruvido, senza mai perdere quella componente melodica che li distingue da molte formazioni contemporanee. 

Se la scena post-punk inglese e irlandese degli ultimi anni ci ha infatti abituati a determinati elementi – cantato parlato, atmosfere tese, tensione costante – i Cardinals tengono a precisare di non appartenere a una scena, ed è vero, se per scena si intende l’adesione a un canone riconoscibile. Masquerade appare piuttosto come un’operazione di sottrazione, la rimozione consapevole di elementi stilistici che non li rappresentano, scelta che conferisce al disco una forte autenticità, tanto che il frontman Euan Manning lo descrive come un processo di “peeling back the masquerade or the facade we all put up”. Le coordinate di partenza restano intuibili, ma vengono piegate a favore di una scrittura più melodica, di tempi dilatati e di un’atmosfera quasi incantata, in cui la fisarmonica suonata da Finn introduce una sfumatura folk che arricchisce il suono senza trasformarlo in una semplice dichiarazione identitaria. È proprio questa capacità di rielaborare con personalità che li distingue, qualità colta anche da Grian Chatten dei Fontaines D.C., che li ha indicati come la sua band preferita del momento.

Un esordio che per molti rappresenterebbe già un traguardo, ma che per i Cardinals sembra soltanto il primo passo di un percorso destinato a crescere: “There’s pop there, there’s real vulnerability and it’s honest. I guess that’s where we’re coming from right now, we’re a band that is still exploring and creating”.

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