1. Exultet
2. A Solis Ortus Cardine
3. Il carmelo di Echt
4. Suprema identità
5. Sant'Agostino
6. L'era del mito
7. Tocchi terra, Tocchi Dio
8. Victimae Paschali Laudes
9. L'urlo degli dei
10. Salmo 113 Israel
11. Il canto della beatitudine
12. Primo motore
13. Le acque di Siloe
14. Nomadi
15. Salve Regina
16. Aurea Luce
Il concerto di Juri Camisasca a La Valletta, Malta, il 27 luglio del 2018, uscito in CD e DVD a gennaio 2026 e frutto della produzione di Antonio Gervasoni, Juri Camisasca e Arnia Film, nella quiete della cattedrale di Saint John, volge a riaffermare una suggestione, un moto dello spirito tramite la musica, spalancando una porta santa, religiosa, che riconduce a intenti di sacralità che il genere gregoriano attiva (e non solo quello) dando appunto voce a quella vibrazione particolare, personale, che spalanca alla pacificazione interiore, dettata da una urgenza di serenità cosmica, spirituale, costante insita nel percorso musicale di Juri Camisasca.
Il live allarga l’aspetto musicale in senso ascensionale, i canti innalzano al mondo celeste, e le immagini, dovute alle riprese filmiche di Francesco Paolo Paladino, qui in veste di sceneggiatore e regista, testimoniano e documentano questa esperienza, il camminamento spirituale ai confini del circostante dell’umano da cui imbarcarsi verso l’universale.
Paladino ha già girato, in corrispondenza di “Exultet“, incentrato sulla musica del nostro, un docufilm sull’artista nel 2018 (facilmente reperibile sui social dei creatori), prodotto e ideato da Antonello Cresti. “Non Cercarti fuori” è un viaggio paesaggistico ritratto alle pendici dell’Etna, dove Juri Camisasca vive lo scorrere del tempo in rapporto con la natura, col silenzio e il Suono vissuto come manifestazione di qualcosa di più alto; discorso il cui perno ruota attorno alla sua persona, idee e filosofia.
È lo stesso Camisasca che, trovandosi al centro dello scenario, dà notizia del registro adottato in “Exultet“; esso vira alla musica gregoriana piuttosto che al pop, sebbene la specifica pop non sia (a mio parere) demonizzata come si penserebbe, almeno lungo alcuni episodi come Tocchi terra, tocchi Dio, o Primo Motore, spirando certo arrangiamenti di animo spiritual; benché alcuni dei brani presentati, quelli a sua firma, nell’edizione discografica siano agganciati al pop e al rock.
Juri è musicista che spazia dall’elettronica all’acustica, in Exultet si dedica esclusivamente alla voce ed è accompagnato da due stimati musicisti, Erika Lo Giudice alle tastiere e Peppe di Mauro alle percussioni e tamburi a cornice. È così che si dà l’avvio alla liturgia musicata.
L’excursus concertistico è introdotto da Camisasca, prima di eseguire ciascun brano ne dà brevissima descrizione, mentre il tono generale della performance non è elegiaco ma declamato in versi sciolti ricordando, attraverso l’evocazione timbrica e poetica, in qualche isolato episodio, la voce di Franco Battiato; un unisono che collega ancora i due artisti in una visione meta-terrestre nella trasfigurazione spiritica tra Terra e Cielo, i due emisferi comunicativi in contatto.
Il temperamento artistico di Juri, sviscerato sino ad oggi, lo ha portato verso la ricerca di nuove forme di fare arte e di pensiero, in chiave filosofica e spirituale, orientata al senso della verità, unendo l’indagine razionale all’esperienza vissuta e interiore, altresì impegnato sul fronte del teatro, della composizione autorale per altri artisti e in qualità d’attore.
Le basi musicali, in “Exultet“, oltre l’approccio strumentale prettamente acustico, sono necessario supporto riempitivo dell’act live. <<Corale e monodico, collettivo, è tecnicamente il canto gregoriano, altra cosa è cantarlo da solo; in quel caso le sfumature acquistano valore e si denudano dinnanzi all’ascoltatore>>, ragion per cui Camisasca nella cernita dei pezzi ha dedicato certosina attenzione di adattamento alle personali caratteristiche vocali d’interpretazione e anche alla malia insita in ogni brano di scuola gregoriana che ha cantato.
Rifulge nelle parole di Ray Bondin, esperto del patrimonio mondiale Unesco e presentatore del live, fa gli onori di casa, l’idea maltese di dare centralità a una università della pace cui l’Unesco aveva dato l’ok; master specializzati su cui costruire una cultura della pace tra persone in conflitto – esiste già un’altra università simile in Sud America, sempre sotto il patrocinio Unesco, e una più piccola in Svizzera. Ray vorrebbe esportare soprattutto in Sicilia il progetto per rivalutarne la centralità di ruolo avuta in passato nel Mediterraneo; inoltre la regione è terra d’adozione di Camisasca, nativo milanese, divenuto frate benedettino e, lasciati i voti definitivamente, eremita nella sua magione alle pendici dell’Etna.
In questo luogo di asilo religioso, la chiesa come enclave di sacralità inviolabile, scevra dai soprusi quotidiani, si svolge la narrazione scenica diretta da Francesco Paolo Paladino. L’evento coincide con l’eclisse lunare avvenuta in quella data, la più lunga mai avuta (1h 43’) e favorita dalla vicinanza di Marte alla Terra nel tratto più prossimo a essa; la distanza minima raggiunta si ripete una volta ogni 25.000 anni.
Paladino scruta con occhio curioso, rispettoso del palco e della location. Dal presbiterio si staglia la visione della magnificenza e regalità della cattedrale: entrano nelle riprese le canne dell’organo alle spalle del set, i fregi artistici delle volte, i bassorilievi, le decorazioni, i colori fantastici che passano in rassegna, i corridoi affrescati e impreziositi da arabeschi, le icone e gli interstizi dei cunicoli della chiesa.
La regia mantiene lo sguardo compartecipativo del luogo, mantenendo il focus su Camisasca; i due musicisti son ripresi spesso a ridosso di lui; significativi i delicati cambi di luce e di prospettiva; da notare i primi piani o le sovraimpressioni (immagini di spartiti, icone, l’eclissi lunare, e quelle testuali sono comprese), quando non le condivisioni dirette di inquadratura che fungono da ipertesto e recano immagini inerenti lo scandire dei brani, arricchendo il canto e aggiungendo al film quel taglio artigianale e sapiente addolcito dall’intervento di una bimba attrice, Viola La Monica; la trovata alleggerisce la pur eterea ‘dizione’ audiovisiva riconducendo alla genuina bellezza rappresentata dal punto di vista della fanciulla.
Cosicché ne vien fuori un documentario sensibile, studiato ad arte ma dettato dal cuore, merito del montaggio ispirato e intelligibile. Addizionata quindi la performance da un terzo interprete, se ne rafforzano le finalità artistiche, contando sulla sua presenza discreta, gentile, terzo occhio che favorisce la fruizione del momento solenne in corso, in cui fanno capolino anche gli interventi fuori campo dei musicisti, ma soprattutto s’evidenziano i tratti della comunicativa e della personalità di Juri Camisasca; la galanteria e la compiutezza di gestualità, suffragata dalla minimale mimica facciale, lo ritraggono come un uomo prezioso, davvero predisposto all’interazione con l’altro – una rara peculiarità che mi premeva sottolineare.
Le canzoni sono un toccasana per l’anima, foriere di universalità e immergono l’ascoltatore all’interno di un processo che smuove lo spirito, frequentemente assente dalla nostra vita frenetica, tecnologica e ovviamente transeunte. Camisasca offre con Paladino un ‘the best’ liturgico omaggiato in terra consacrata, la cattedrale di Saint John, laddove risorge l’umano e le ostilità si placano, son qui bandite: la grande idea mistica di “Exultet“!