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Apparat – A Hum of Maybe

2026 - Mute
elettronica

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Tracklist

1. Glimmerine
2. A Slow Collision
3. Gravity Test
4. Tilth (feat. KÁRYYN)
5. Hum Of Maybe
6. An Echo Skips A Name
7. Enough for Me
8. Lunes
9. Williamsburg


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Alla sua sesta uscita ufficiale, un artista come Apparat non ha bisogno di presentazioni. Poco importa che siano passati sette anni dall’ultimo “LP5” – sei, se contiamo la serie “Soundtracks”: il suo nome è saldamente posto nell’olimpo dell’elettronica alternativa degli ultimi vent’anni. Una posizione di assoluto prestigio guadagnata dietro al mixer, dalla quale sarebbe stato assai facile propinarci uscite a ripetizione.

Ma le cose non sono andate così. I sette anni di silenzio non sono casuali: nascono da un periodo di stagnazione creativa, per uscire dalla quale Sascha Ring si è spinto ancora più all’interno del proprio processo creativo. Insomma, se l’ispirazione non arriva, me la vado a cercare da solo. È da queste sessioni terapeutiche che hanno preso forma le fondamenta di questo “A Hum of Maybe”, album che quindi incarna nel senso più pieno il ritorno sulle scene del produttore tedesco. 

Questa ritrovata creatività non è solamente una circostanza biografica, ma permea il disco in profondità. “A Hum of Maybe” non ha una direzione forte e precisa, non è un album di quelli costruiti attorno a un’idea. È piuttosto un disco di idee, un’esplorazione divertita e curiosa, un progressivo re-innamorarsi delle proprie possibilità. Ogni brano è un affastellarsi di suggestioni e richiami che Ring – e noi con lui – segue rapito per un minuto, per poi cambiare direzione improvvisamente, gettandosi a rincorrere chissà cos’altro. Per qualcuno questo approccio potrà risultare confusionario, se non addirittura frustrante. Per noi contiene invece la meraviglia e l’onestà della creazione disinteressata, il perseguimento di una cosa bella senza aspettative di sorta, solo per il gusto di raggiungerla e ottenerla. 

E proprio in questo sta la chiave del disco. “A Hum of Maybe” non è un disco epico, non possiede una narrativa magniloquente, e persino questa rivincita sul blocco artistico non passa attraverso una romanticizzazione del disagio vissuto, ma piuttosto emerge nella schietta ricerca di cose belle, senza seconde letture di sorta. “A Hum of Maybe” è l’album di un musicista che è tornato ad amare ciò che fa, e che nel farlo gode e fa godere. 

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