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Back In Time

Una corsa nel fango, 50 anni di “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera”

Piove e la città sembra avvolta da un surreale silenzio, in casa dormono già tutti e Romeo, il gatto, ronfa in modo poco regale dopo essersi leccato lo scantinato. Ho voglia di ascoltare un disco. Comincio a spulciare tra i vinili nella Kallax e mi soffermo su quelli di Lucio Battisti, le dita tirano fuori “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera”

Un disco che questo mese compie 50 anni e, devo dire, che la mia copia li dimostra tutti, per cui mi riprometto di procurarmene una nuova ma so già che non lo farò. Guardando il retro del disco parte il momento nostalgico, c’è ancora l’adesivo de La casa del disco, il negozio di Don Gaetano a Caserta. Da lì provieni Lucio? Un negozio chiuso più di venti anni fa, dove andavo ogni volta che facevo sega a scuola. Da quel negozio provengono tanti dischi della mia collezione e ricordo Don Gaetano, che con serafica pazienza, rispondeva al telefono alle richieste dei clienti.

Da quel negozio sono partiti tanti dischi e nastri che, fin dagli anni 70, hanno diffuso note ed emozioni in tante case e, in qualche modo, tu sei arrivato in casa mia. Lucio, sappiamo che all’inizio non abbiamo avuto un rapporto idilliaco, ma poi, come spesso succede, all’improvviso mi sono reso conto della tua genialità e ti sei fatto spazio.

“Lucio battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera”. Di certo un titolo originale per un disco di musica italiana uscito in un 1976, mentre si stavano stravolgendo i generi musicali. Il punk che rompeva gli schemi, il progressive che stentava a trovare una sua collocazione e la disco che batteva nelle discoteche. Fenomeni musicali ma anche di costume, mode che si inseguivano e facevano la guerra tra loro. In mezzo a tutto questo marasma, Battisti, incurante di ciò che lo circonda, pubblica un album che raccoglie, metabolizza e propone la sua versione di quel periodo.

Ma il disco ha una gestazione lunga, che arriva dal 1975, con Il Volo (non li confondete con i tre chierichetti della Clerici), che registra al Mulino (lo studio di Battisti) le basi delle canzoni che dovranno essere pubblicate. Tuttavia, a differenza dei lavori precedenti, queste registrazioni non soddisfano in primis Mogol e poi lo stesso Battisti. Il musicista di Poggio Bustone, decide di affidarsi ad altri turnisti per cercare di ottenere un suono più consono alle sue intenzioni. Arrivano, quindi, in soccorso, Walter Calloni alla batteria, Hugh Bullen al basso, Claudio Maioli alle tastiere, Claudio Pascoli ai fiati e Ivan Graziani alla chitarra. Una sezione ritmica imponente, precisa e con chiari riferimenti al suono degli States.

(c) Cesare Monti

Le nuove incisioni troveranno posto nel disco, e nasce Ancora tu, mentre l’unica registrazione che si salva dalle precedenti session con Il Volo è Io ti venderei. Il riff di Io ti venderei è un esempio lampante di groove trascinante e inusuale nei dischi italiani. 

“Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera” è un disco che unisce gli appassionati del pop e divide quelli che invece preferivano suoni e lavori come “Anima Latina“. Lucio si rifà a suoni e colori che provengono dall’America, osserva, ruba, elabora e sputa fuori armonie, effetti e sonorità nuove e diverse che ben si sposano con i testi di Mogol. Anche la copertina, ad opera di Caesar Monti, è una piccola perla grafica. Battisti che corre nel fango, Montalbetti fece ripetere la corsa molte volte aggiungendo acqua alle pozzanghere e gettando sassi per aumentare gli schizzi.

Insomma, questo disco, è designato a diventare un nuovo capolavoro, trainato anche dal successo del singolo Ancora tu, che diventa un classico del suo repertorio. Il disco presenta anche, La Compagnia, una canzone non scritta dalla coppia, ma da Mogol e Carlo Donida, del 1969 e interpretata da Marisa Sannia. Brani come Io ti venderei destano scalpore e fraintendimenti su un presunto antifemminismo, oppure No dottore, dove l’interprete confessa un omicidio non rendendosi conto del gesto e della sua gravità. Con Respirando, Mogol mette in evidenza la sua voglia di cambiamento, di viaggiare e di scuotere la propria vita. Un uomo che ti ama è un’alchimia tra l’intreccio musicale tra i musicisti e la voce di Battisti. Il testo di Mogol diviene un lamento disperato di un uomo solo che ama chi non sa se riesce ad amare.

…E in questa confusione tu sei smarrita
E dando a tutti niente ti sei svuotata
E non riesci più a capir nemmeno di chi sei innamorata

Chiude l’album la ripresa di Ancora tu, acustica, scarna, brevissima che termina con una domanda “…e come stai?”

E come sto? Come stiamo? Domande che alle due di notte non vale la pena porsi. Tolgo il disco dal Sansui, lo ripongo con cura per non danneggiare ulteriormente la copertina e mi riprometto di comprarne una copia migliore, ma tanto già so che ascolterò sempre questo, perché è quello di Don Gaetano.

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