
Se dovessi giudicare un libro dalla copertina, giuro, questa nuova opera letteraria dedicata a David Bowie non l’avrei nemmeno presa in considerazione. Nemmeno con il Corel Draw 1.0 sarebbe uscita una copertina del genere, ma fortunatamente i libri non li giudico dalla copertina e quindi supero lo scoglio grafico per buttarmi tra le pagine di questo volume.
A 10 anni dalla sua morte, non so se fosse necessario un altro testo sul duca bianco, di libri a lui dedicati ne sono stati pubblicati parecchi e non tutti di buon livello. Tuttavia questo è stato scritto da Paul Morley, nome autorevole nel mondo del rock, edito dalla Hoepli e curato da Ezio Guaitamacchi. Insomma persone degne di rispetto e fiducia. A completare la lista di nomi impegnati in questo libro troviamo Leonardo Follieri per la traduzione e le prefazioni di Paolo Fresu e Manuel Agnelli.
I contributi e l’influenza che ha avuto su questi due musicisti la musica di Bowie è notevole, tuttavia non sorprende chi ha sempre amato l’estro creativo e compositivo di David Bowie. Morley inizia un viaggio nella musica di Bowie analizzando, nei vari capitoli, il rapporto e l’impatto sociale che la sua musica ha avuto e ricevuto allo stesso tempo.
Ogni paragrafo evidenzia una dualità del cantante inglese, mettendone in risalto le caratteristiche che lo rendono personaggio unico nel panorama musicale. “Mostrare e nascondere”, “Cosmico e terreno”, “La bella e la bestia”, “Ascesa e caduta”.
Morley definisce Bowie come “…l’uomo che un tempo si definiva semplicemente un viaggiatore, Intento a risolvere a modo suo la questione di cosa e di chi fosse davvero, mentre gli altri continuavano ad appiccicargli addosso, per comodità, etichette come rockstar, idolo pop, eroe glam, danzatore cosmico, camaleonte, essere cangiante, profeta, alieno, freak, superstar, icona, innovatore.”
Lo scrittore mette a nudo ogni espressione artistica ma anche umana di Bowie, ne risalta le peculiarità dei suoi personaggi, “Ziggy Stardust”, “Aladdin Sane”, “Duca bianco” o “L’Uomo che cadde sulla terra”, tutte creature con le quali si misurava in una irreale realtà.
Il viaggio di Bowie inizia a Brixton nel 1947 e si conclude a New York nel 2016, comincia con i ruderi e i bambini che giocano tra le ferite ben visibili dei bombardamenti dei razzi V1, il piccolo David non è attratto dalle maschere degli USA ma bensì da arte e musica.
Tutto questo crea il personaggio che noi tutti abbiamo imparato ad amare e a seguire nella sua arte. Personalmente sarei curioso di conoscere il pensiero di Bowie sull’attuale situazione geopolitica e sociale che stiamo vivendo. Ma per sua fortuna è riuscito ad evitare di confrontarsi con il clima di incertezza e paura che vediamo tutti i giorni.
In 384 pagine, Morley, descrive un viaggio unico e irripetibile nella musica e nella vita di uno dei protagonisti più influenti e carismatici del mondo del rock.
Posso solo auguravi buona lettura.