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Heavenly – Highway to Heavenly

2026 - Skep Wax Records
alternative rock

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Tracklist

1. Scene Stealing

2. Portland Town

3. Press Return

4. Skep Wax

5. Deflicted

6. Excuse Me

7. A Different Beat

8. Good Times

9. The Neverseen

10. She Is The One

11. That Last Day


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Gli Heavenly sono stati una delle band di punta della Sarah Records, storica etichetta indipendente britannica che tra gli anni ’80 e ’90 rappresentò il centro nevralgico del twee pop. Figli dell’estetica C86 e dell’indie delicato di gruppi come i Field Mice, gli Heavenly seppero però integrare anche un’attitudine più ruvida, soprattutto negli ultimi lavori, avvicinandosi per certi aspetti allo spirito delle Riot Grrrl e innestando elementi punk in una proposta inizialmente più naïf.

In uno scenario indie già affollato, la band riuscì comunque a ritagliarsi un’identità precisa, fatta di melodie luminose, suoni dolci ma energici e una profonda onestà e genuinità twee nelle liriche. Dopo Operation Heavenly, però, la storia del gruppo venne interrotta dalla tragica scomparsa di Matthew Fletcher. Gli altri membri decisero di proseguire sotto altri nomi — prima come Marine Research, poi come Tender Trap — fino al 2012, anno dell’ultimo disco pubblicato.

Nel 2023, in un concerto alla Bush Hall, gli Heavenly ritornano improvvisamento con Ian Button come batterista. Come Heavenly la formazione non pubblicava nulla da oltre trent’anni: un’assenza che spiega bene l’hype e la curiosità suscitati oggi dal loro ritorno. 

Se ci sono band famose per il loro stile poliedrico e per le sperimentazioni di album in album, gli Heavenly hanno sempre mantenuto una certa coerenza stilistica, rimasta intatta anche con l’introduzione di elementi punk dopo Atta Girl. Questo atteggiamento è stato mantenuto persino nella loro etichetta, la Skep Wax, nella quale raccolgono band indie pop del panorama underground britannico e con cui hanno pubblicato anche questo stesso disco.

Come prevedibile, bisogna dire addio all’energia più punk e vitale che caratterizzava le loro produzioni novantiane. Tuttavia, la dolcezza negli arrangiamenti e nella voce di Amelia Fletcher, che ha sempre contraddistinto la loro proposta, rimane intatta. A questo si affianca una certa varietà nelle scelte compositive che, sebbene abbia meno impatto rispetto al passato, rende il disco più sfaccettato.

Lo si percepisce subito nel pezzo di apertura, che è anche uno dei singoli che hanno anticipato l’uscita: Scene Stealing è un indie pop incalzante con un ritornello delicatissimo, in cui trombe e sintetizzatore si intrecciano perfettamente senza mai risultare confusionari. Con Defeated entriamo in un ritmo e in un’atmosfera quasi alla The Cure, con una chitarrina sostenuta e un synth che dona al brano un’aura più dark, prima di sfaldarsi in un ritornello sognante. Portland Town è invece un pezzo più puramente Heavenly, con una chitarra elettrica energica che sostiene le strofe fino a sfociare in un ritornello che richiama il bel twee di una volta.

La maggiore varietà compositiva si riflette anche nella traccia di chiusura, dove quello che sembra un innocuo indie pop viene improvvisamente squarciato da un muro di suono psichedelico con echi di shoegaze. Una menzione va anche a The Neverseen, brano leggerissimo e malinconico in cui le chitarre aleggiano insieme alla voce angelica di Amelia Fletcher.

Gli Heavenly tornano dunque con un indie pop che perde parte della vitalità e dello slancio delle origini, ma si mostra più maturo e strutturato. Questo disco difficilmente diventerà un classico dell’indie pop del ventunesimo secolo: non propone nulla di radicalmente nuovo o sorprendente. Ma, in fondo, era difficile aspettarsi qualcosa di diverso da una band che, nelle sue varie incarnazioni, ha sempre mantenuto una rotta e uno stile ben definiti.

Ne esce un indie pop più classico, che merita sicuramente un ascolto da parte dei fan del genere e della band.

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