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Hidden Tracks

HIDDEN TRACKS #57: Angine De Poitrine, Hiraki and Meejah, Foreign Body, upsammy & Valentina Magaletti, Wildernesses, Fall of Messiah

Hidden Tracks 56

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Angine de Poitrine – Fabienk

(c) Constantin Mofilliette

Capita, molto spesso, aggiungerei, di seguire i live di KEXP, famosa radio di base a Seattle che spinge veramente qualsiasi cosa assurdo e bestiale in giro oggi. Capita, molto spesso, aggiungerei, che tra tutte queste cose assurde e bestiali, qualcosa spicchi. Capitano questi due tizi mascherati in modo davvero fuori di cranio. Capita di ascoltarli. Osservandoli bene. Doppio manico basso-chitarra e batteria, si fronteggiano, dietro i mascheroni. Loop station e pedali a perdita d’occhio. Ecco, una melodia sghemba, acida, a sei corde, mandata in loop, poi le quattro corde e le pelli partono all’unisono. Esplosione microtonale, funk scheletrico lanciato nel cosmo. Gli Angine de Poitrine (che poi altro non è che la temibile Angina Pectoris) sembrano un devastante costrutto minimal techno ripassato in pastella kraut, fanno sognare i bei tempi dell’accoppiata Buckethead-Claypool, ma con altre idee in testa e nelle mani. Picchiano duro su quel giro che gira in tondo, asimmetrico, atonale. Voci aliene. Sembra ci siano mille synth e non ce n’è manco uno. Fabienk è il titolo di ‘sta cosa. Singolo nuovo. Ve lo linkiamo qua, ma il video qua sotto è del live KEXP. Perché anche l’occhio, in questo caso, vuole la sua parte. Un disco (“Angine de Poitrine – VOl. 1“) uscito ormai due anni fa. Ne vogliamo subito un altro.

Hiraki and Meejah – Preserve/Manifest

Credit: Charlotte Lund Mortensen

Hiraki e Meejah. Due realtà di spicco nella scena altra danese. Accasate presso Pelagic, pronte a fondersi, letteralmente, in un EP “split” intitolato “INTERWOVEN” (esce a marzo). Tra virgolette perché è più di un semplice split. Le due band agiscono all’unisono e lo fanno decostruendosi e ricomponendosi, nuove. Pulsazioni electro, minimalismo che si tramuta in fretta e furia in una bestiale pompa idraulica industriale e, un attimo dopo, una lunga mareggiata post-metal, acida come se il mare bollisse per tornare a pressare ferocissime. Le voci di Mai Young Øvlisen e Jon Gotlev che massacrano tutto, si bilanciano, benché fuse e sfondano la quarta parete. Che badile.

Foreign Body – Strung Out

photo by Charger of Leo

Facciamo un salto a Brooklyn, posto in cui quelli di Brutal Panda Records hanno pescato i Foreing Body. In quella New York e quell’etichetta che hanno sfornato i Couch Slut (e dici poco), ecco palesarsi un nuovo moto di malessere elettrico. Ma qui c’è dell’altro, oltre al noise rock. Si sente serpeggiare, è una vena punk rock, l’odore del CBGB’s, ma ora, un ricordo che viene su dagli inferi più putrescenti. E sotto le staffilate di Strung Out eccolo, il sax, imbracciato dal cantante Hugh, quel tocco no wave che sempre a casa loro ha tanto proliferato. Un minuto e quarantadue secondi di motosega totale. Sta nel loro secondo album, che uscirà quest’anno. Quando? Speriamo di scoprirlo presto.

upsammy & Valentina Magaletti – Superimposed

(c) Bruno Aiello Destombes

Instancabile Valentina Magaletti. Ogni anno (almeno) un disco/un progetto micidiale. Tutte cose che ti si imprimono dritte in testa e lì rimangono. upsammy, artista multidisciplinare, DJ, produttrice, di base ad Amsterdam. Visionaria. Per forza una collaborazione è d’obbligo. “Seismo“, il primo album delle due, in uscita ad aprile per PAN. Apre la pista Superimposed. Follia liquida, calibrata. Blip e glitch, pad sospesi, beat sintetici e live a fondersi. Scheletri step, scheletri jungle, ossatura rubusta del minimo, danza e ipnosi totalizzanti, un dedalo di asimmetrie destabilizzanti. Innervano. Spingono. Fuori.

Wildernesses – Summertime, 1917

Photo: Joey Atchison

Al debutto con l’album “Growth“, in uscita a fine marzo su Floodlit Recordings, i londinesi Wildernesses offrono uno stralcio di post-rock classico, ma comunque piacevole (e come potrebbe essere altrimenti, visto il nome?). Summertime, 1917, quarto estratto in anteprima — sì, arriviamo un po’ tardi — affronta amore e morte attraverso la storia di due soldati della Prima guerra mondiale. Nulla di realmente rivoluzionario: il post-rock fatica ormai a smuoversi, ma resta interessante il modo in cui il brano si apre a suggestioni quasi pop.

Fall of Messiah – Meadows

Photo: Thomas Grember

Anche i francesi Fall Of Messiah non sono pane per chi cerca chissà quale sperimentazione, ma il loro post-hc resta di indubbia fattura. Ad aprile uscirà “Green Lands“, quinto album e terzo capitolo della trilogia iniziata nel 2017 con “Empty Colors” e proseguita tre anni dopo con “Senicarne” (dalle nostre parti tutti pressoché sconosciuti). Il primo estratto, Meadows, è un brano solido, compatto e dal giusto peso emotivo, che non sfigurerebbe accanto a nomi come Touché Amoré, envy, Pianos Become the Teeth.

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