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Paolo Lucchi – The Dawn Session

2018 - Cold Tears Records
deep techno / dub techno / ambient

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L’alba è il periodo intermedio tra la notte ed il giorno, è quel momento in cui un gioco di colori e luci si fondono, ed il rosso, il giallo e l’arancione invadono il nero ed il blu profondi della notte. L’alba è quel momento in cui ci si alza dal letto, o ci si va, tra residui alcolici e vestiti maleodoranti.
L’alba è un quadro, in continua evoluzione, e la tavolozza dei colori in questo luogo ed in questo tempo la utilizza un’artista italiano: Paolo Lucchi. Il titolo del quadro è: “The Dawn Session” (Sessioni d’alba).

Paolo Lucchi è un produttore, sound designer, sound engineer e sassofonista italiano. Dopo il conseguimento di un Bachelor Arts in Arti Comunicative a Leeds, ed un master di produzioni audio all’università di Westminster, lavora presso il Jungle Sound di Milano per poi dedicarsi all’attività di produzione e ricerca tra Italia ed Inghilterra. Ha pubblicato con Irma Records, Prismopaco, 1234 Records, Musickollectiv, Beat it Music. Ha fondato la label KRKR nel 2015 a Milano che tratta di deep-tech, minimal e tech-house.

The Dawn Session” è il nuovo EP uscito il 15 ottobre con Cold Tear Records, etichetta lituana che produce progetti dub-techno, deep-techno ed ambient. Il concetto di Cold Tear Records è quello di non mostrarsi deboli davanti alle tendenze ed al mainstream, ma lasciar libero il campo d’immaginazione e l’ispirazione degli artisti che collaborano con essa. E qual buon vento può essere migliore di queste parole, di questo supporto verso un’artista?

La risposta è nessuno e Paolo Lucchi ne approfitta, cibandosi di questo motto. “The Dawn Session” è un mix tra una fotografia ed un dipinto.
Al giorno d’oggi viene chiamato iperrealismo, un genere di pittura, i cui artisti si servono di tecniche fotografiche e di una meccanica riproduzione della realtà per costruire l’illusionismo delle proprie tele. La realtà di Paolo Lucchi e del suo EP è proprio questo: tracciare una fotografia all’alba e riprodurla con la meccanica del suono. Ogni traccia rappresenta il susseguirsi di fotogrammi, istante dopo istante, nei quali luci e colori prendono forma, realizzando uno dei fenomeni più eccitanti della natura.

L’EP è suddiviso in quattro tracce, intitolate Episodi. (Episode 1, Episode 2, Episode 3, Episode 4). In ogni episodio la suspense e la voglia di ascoltare il finale catturano l’ascoltatore in una musica priva di restrizioni. Gli episodi si potrebbero tradurre come le fasi dell’alba: alba astronomica, nautica e civile. La differenza si concentra sulle depressioni angolari, ovvero a quanti gradi di distanza si pone il sole dall’orizzonte. Man mano che si avvicina riduce quest’angolo per poi arrivare alla luce giornaliera.

Episode 1: Alba astronomica. Il cielo non è più completamente buio e le stelle meno luminose incominciano a sparire. La traccia è la fase di preparazione alla vista dell’alba. Le voci soporifere in sottofondo delineano l’attesa degli spettatori che si scambiano opinioni nel prevedere lo spettacolo. A metà track la musica richiama al silenzio, procedendo verso la “visione”, accompagnando la folla tra suoni sintetici e modulati.

Episode 2: Alba nautica. C’è abbastanza luce per i marinai per distinguere l’orizzonte dal mare ma non per lavorare.

Episode 3: Alba civile. C’è luce per distinguere gli oggetti ma non è possibile svolgere tutte le azioni. Il suono ricorda un misto tra Recondite e Tale of Us. Bassi definiti dal metronomo, si muovono in chiave 4/4 costanti che rappresentano il centro del quadro, mentre tutt’intorno, il contorno gestisce la melodia, i colori, la vista.

Episode 4: Qui siamo su un altro pianeta, nello specifico su un Esopianeta (non fa parte dell’orbita solare). Qui l’alba c’è o non c’è, non importa a nessuno. La techno è l’unica cosa che conta e dopo un ampio preambolo nei primi tre episodi, il quarto è riuscitissimo. Coinvolge l’energia della dancefloor alla precisione della produzione con atmosfere surreali e suoni porosi, granitici, espressione di un solo gesto: il ballo. 
I kick sono un’ode a Zeus, a Buddha o ad Ares. Dei, sole e musica, la luce che abbaglia e il dipinto che prende forma. Si ritorna al mesozoico, agli occhi increduli dei primati alla vista dei fenomeni atmosferici, climatici e naturali, sbarrando le palpebre e pregando in ginocchio, ringraziando le divinità per l’accaduto. Con Episode 4, non importa tanto capire razionalmente come si sia creato il suono, ma basta tendere l’orecchio, rinunciando alle domande chi, come e perché e ringraziare la musica e chi ne fa le veci.

Bob Marley disse «La musica è il canto della Terra». Paolo Lucchi non fa altro che ascoltare e poi riprodurre, dandogli un tono di reverb in più.

 

 

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