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Dream Theater – Distance Over Time

2019 - Inside Out Music
progressive metal

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Tracklist

1. Untethered Angel 
2. Paralyzed 
3. Fall Into The Light 
4. Barstool Warrior 
5. Room 137 
6. S2N 
7. At Wit’s End 
8. Out Of Reach 
9. Pale Blue Dot 
10. Viper King (Bonus Track)


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Nel 2016 i Dream Theater tornavano sulle scene con “The Astonishing”, album in grado di dividere la scena progressive metal facendo discutere e creando lunghe e (ancora) fervide polemiche. “The Astonishing” fu un esperimento senza ombra di dubbio coraggioso, un grande spacco nella discografia della band americana. Un tentativo di rottura riuscito, però, solo a metà e caratterizzato da luci e altrettante ombre (vedasi la durata eccessiva o la ridondanza della ballata, forma canzone maggiormente presente nel cospicuo numero di tracce della raccolta).

Tre anni dopo i pionieri del progressive metal ci riprovano e tornano in sella con “Distance Over Time”, quattordicesimo album della band in rilascio per il prossimo 22 Febbraio 2019  sotto l’egida della Inside Out Music. I Dream Theater, con “Distance Over Time”, compiono un vistoso passo indietro rispetto a quanto fatto con il suo predecessore. Di fatto la morbidezza e la sfarzosa orchestrazione del suo predecessore vengono accantonate in favore di un ritorno ad un sound più metal oriented e oscuro distinto da riffing duri, scape musicali oscuri e fasi decisamente più “technical” e affini con ciò a cui la band aveva abituato i fan durante la sua lunga carriera.

“Distance Over Time” è una raccolta di tracce distinte da un riffing roccioso dove per la prima volta l’elemento ritmico e il groove sembrano diventare componente preponderante nella scala di pensiero della band e nella stesura della composizione (vedasi pezzi come Paralyzed, S2N e Pale Blue Dote). L’elemento metal, però, viene ben miscelato a chiare influenze roccheggianti, presenti sia nel riffwriting che nelle melodie (vedasi la bonus track Viper King) e accentuate dall’ampio utilizzo di organo Hammond di Rudess.

Tra riff granitici, serpeggianti fraseggi chitarristici, interessanti soluzioni armoniche e tipiche aperture epiche da anni presenti nel dna Dream Theateriano si dipana un album che vede, per la prima volta dopo anni, un grande equilibrio nell’orchestrazione che porta ogni strumento ad emergere e incastrarsi nel contesto musicale, ricoprendo il suo ruolo e ritagliandosi la propria personalissima room musicale nel pieno del mix. Così il basso di Myung torna ad essere notevole e preponderante, non più schiacciato da un Petrucci che divide ottimamente le frequenze con un Rudess in grado di fare il giusto in ogni traccia, senza mai strafare e portando anche chiari miglioramenti in fase di writing delle sue sezioni soliste. 

La migliorata produzione e il chiaro tentativo di ricerca di un sound maggiormente tendente alla durezza contemporanea non bastano però a coprire le falle nel lavoro, portate da alcuni pezzi assolutamente mediocri (Untethered Angel e Room 137) e da strofe povere, spesso poco ispirate ed eseguite da un Labrie assolutamente piatto e privo di inventiva. “Distance Over Time” rimane quindi un album privo di reali e notevoli picchi, incapace di comunicare a fondo con l’ascoltatore, di emozionare o, almeno, di stupire. Un album che diverte ai primi ascolti per poi, poco dopo, annoiare un ascoltatore bisognoso di un’esperienza ben più completa e organica.

I Dream Theater tornano così sulle scene senza stupire e, allo stesso tempo, senza mancare del tutto il bersaglio, portandosi a casa un album tutt’altro che memorabile ma assolutamente da non cestinare, nonostante la chiara mancanza di una reale ispirazione profonda che sembra snodarsi durante tutto l’ascolto.

 

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