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Moor Mother – Black Encylcopedia Of The Air

2021 - Anti-
experimental hip hop

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Tracklist

1. Temporal Control Of Light Echos
2. Mangrove (feat. Elucid & Antonia Gabriela)
3. Race Function Limited (feat. Brother May)
4. Shekere (feat. Lojii)
5. Vera Hall (feat. Bfly)
6. Obsidian (feat. Pink Siifu)
7. Iso Fonk
8. Rogue Waves
9. Made A Circle (feat. Nappy Nina & Maassai & Antonia Gabriela & Orion Sun)
10. Tarot (feat. Yatta)
11. Nightwalk Of Time (feat. Black Quantum Futurism)
12. Zami
13. Clock Fight (feat. Elaine Mitchner & Dudu Kouate)


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Non è facile scrivere di certi dischi e di certi artisti in particolare, la paura di non comprendere a pieno ciò che stanno cercando di comunicare è, volente o nolente, sempre dietro l’angolo e questo è, sicuramente, il caso di Moor Mother, nome d’arte di Camae Ayewa, e del suo nuovo “Black Encyclopedia Of The Air” che la consacra, definitivamente, a poetessa indiscussa dell’experimental hip hop.

Andiamo con ordine, però: Camae è un’artista, attivista e poetessa, appunto, originaria di Philadelphia, Pennsylvania, appartenente al duo Black Quantum Futurism in coppia con Rasheedah Philips, al collettivo Irreversible Entaglements e con circa dieci anni di musica alle spalle. Solo nel 2020 ha pubblicato tre progetti da solista e l’aspetto che, a mio parere, più esalta della sua musica è, senz’altro, l’attitudine, forse, ancora più che la sua indiscutibile abilità lirica: rime incisive che colpiscono ed asfissiano senza pietà l’ascoltatore impreparato di turno, così come il fedele veterano della sua discografia, che sembrano divorare dall’interno ma che subito dopo accarezzano, baciano, con lo stesso affetto di una madre comprensiva. 

Il punto è che Moor Mother non vuole proprio saperne di produrre, né tantomeno di concepire, un tipo di musica che non faccia riflettere neanche per un momento e, indubbiamente, non ha intenzione di farla, nemmeno in questo nuovo lavoro, definito da lei stessa come quello più accessibile della sua intera carriera. In teoria, non è molto diverso da quanto già fatto come membro dei Black Quantum Futurism: Camae entra nella sua macchina del tempo e, tornando indietro negli anni, racconta, attraverso il suo attento obiettivo e attingendo direttamente dalla tradizione afro-americana, le storie che vuole raccontare, anche quelle più terrificanti, senza avvertirne, però, il peso, conscia del fatto che in esse sopravvivano anche elementi positivi come, per esempio, “Kwanzaa” (una festività statunitense a cadenza annuale che onora l’eredità africana nella cultura afro-americana) ed i suoi principi, come dichiarato in un’intervista concessa a Pitchfork. 

Durante tutta la durata del disco, interamente ricoperto della ricca tradizione della black music, influenze jazz, soul, R&B e non solo, si combinano, creando la colonna sonora perfetta per affrontare temi quali la responsabilità collettiva, il trauma collettivo ed intergenerazionale che la sua comunità (e non solo) è costretta a vivere e che, purtroppo, vivrà per sempre; temi che, a loro volta, gridano alle orecchie di chi non intende saperne nulla di parole come “protesta” e “lotta” associate alla musica ed è proprio questa la critica fondamentale che emerge dalla sua personale visione, ovvero, una profonda critica allo stato corrente della musica di protesta che è, praticamente, inesistente: non basta il “Fuck Donald Trump” di YG, non è sufficiente o, almeno, non sufficientemente radicale. D’altro canto, in cuffia, sembra quasi di essere in apnea, immersi in un immenso oceano oscuro, con la testa completamente svuotata dai propri pensieri e con la voce del talento di Philly a prenderne il posto che, senza alcuna aggressività, anzi, canta con fermezza i suoi versi, che colpiscono più duro di un intero disco hardcore. 

Registrato in casa nel marzo del 2020, proprio all’inizio della pandemia di COVID-19, “Black Encyclopedia Of The Air”, alla fine dei conti, è un coraggioso invito a guardare dritto negli occhi la propria storia, la propria gente, i propri errori, le proprie vittime ed i propri carnefici e ad affrontare tutto questo con la stessa calma, la stessa decisione  e la stessa libertà che caratterizzano il flow di Moor Mother, quella straordinaria poetessa di Philadelphia ancora convinta che le vere rockstar di questo pianeta siano gli alberi e l’aria che respiriamo. 

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