Impatto Sonoro
Menu

Hidden Tracks

Hidden Tracks #20: Karu, Etyen, Ploho, Bruno Dorella, Marc Urselli’s SteppenDoom, Spider God

Hidden Tracks 12

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Karu – Spears Of Leaves

Karu è il progetto free jazz del contrabbassista Alberto Brutti, pronto a tornare in scena con il nuovo album “An Imaginary Journey“, in uscita il prossimo 18 novembre su Beat Machine Records. E il viaggio, a giudicare dall’ascolto del primo estratto Spears Of Leaves, più che immaginario è immaginifico: psichedelia, ritmiche e melodie tribali, un sound brillante che sa essere sia ricercato che estremamente libero, un’avventura senza confini che ci regala un biglietto di sola andata per un vagabondaggio tra essenze sonore primordiali.

Etyen – Lo Siento

Ci sono voluti 10 anni all’artista libanese Etyen per debuttare su lunga distanza con un album che non avrà titolo ma che promette molta sostanza (in uscita il 22 novembre sulla sua Thawra Records, una delle realtà più interessanti per quanto riguarda il panorama – interessantissimo – della musica elettronica mediorientale). Il primo estratto, Lo Siento, è anche il primo brano composto dall’artista di Beirut e quello che ha ispirato il resto del disco. Chitarre, voci lontane, pianoforte, sintetizzatori, un approccio che mischia suoni elettronici a melodie acustiche e registrazioni ambientali. Il risultato è un pezzo malinconico ma al tempo stesso inquieto, che riflette su come la quotidianità si mischi troppo spesso al nulla.

Ploho – Никогда не говори никогда

Vengono da Novosibirsk, in Siberia, i Ploho e la loro musica sembra incarnarne l’essenza, gelida, vibrante e misteriosa. Tra pochi giorni, il 4 novembre, la prestigiosa etichetta canadese Artoffact Records pubblicherà il loro nuovo album “Когда душа спит” (“When The Soul Sleeps“) che farà felici gli appassionati di quella sovietwave che in tempi recenti i bielorussi Molchat Doma hanno riportato splendidamente in auge. Date un ascolto al nuovo ammaliante singolo Никогда не говори никогда (Never Say Never), nel cuore algido di questi tre siberiani troverete una fiamma che arde.

Bruno Dorella – Paradiso

Foto di Beatrice Gjergji

Se già con i suoi OvO aveva avuto modo di collaborare col gruppo nanou (qui il nostro articolo) oggi Bruno Dorella mette a loro disposizione tutta la sua sapienza in chiave solista creando un’opera che accompagnerà in toto un progetto coreografico. Corale nell’essenza, Paradiso (che è title track del disco che uscirà il 25 novembre per 13/Silentes) è un brano che funziona in piena autonomia e che di certo attorniato da figure in movimento esploderà in tutto il suo potenziale. L’arte elettronica di Dorella – accresciuta nella sua presenza in Sigillum S – va a fondersi fin nelle profondità del suo lavoro chitarristico, intenso e teso ma vibrante (chi conosce Ronin sa di cosa sto parlando) in un mare algido di sintomi sintetici in piena simbiosi con l’eterea voce di Francesca Amati dei Comaneci.

Marc Urselli’s SteppenDoom – Tamag & Ocmah

I fissati del banco mix e dei suoi numi tutelari come me riconosceranno sin da subito il nome di Marc Urselli in quanto collaboratore strenuo di una sfilza di nomi tra i più anomali di questo mondo in continuo naufragio che è la musica (uno su tutti John Zorn), un percorso all’interno del quale ha stretto legami che verranno inclusi nell’album del suo progetto SteppenDoom. Roba da far girare la testa, con gente in arrivo da Zu, High On Fire, Swans, Mr. Bungle, Cult Of Luna e molti, molti altri. Per saggiare tutto questo ben di dio bisognerà attendere l’uscita dell’omonimo album in uscita il 18 novembre. Intanto perché non immergersi nella fanghiglia sacra di Tamag & Ocmah che Urselli orchestra con l’aiuto di Steve Von Till e del “throat singer” Albert Kuvezin, la cui voce aleggia diabolica su chitarre che formano cerchi concentrici, come pietre votive verso un cielo da cui piovono fulmini?

Spider God – The Fifty Second Murderer

Provenienti dall’Inghilterra più oscura ma senza volto (come avrete notato) gli Spider God sono qui per piantare la propria bandiera sul suolo della terra riarsa del black metal. The Fifty Second Murderer (contenuto nel debutto sulla lunga distanza “Fly In The Trap” in uscita l’11 novembre) è una tirata bestiale in cui prendono il volo chitarre che vanno a tessere trame ultramelodiche e sfavillanti, mentre tutto il resto sfianca l’animo, non ultima la voce mefistofelica che tutto divora a fauci spalancate. Si arriva in fondo madidi di sudori freddi.

Piaciuto l'articolo? Diffondi il verbo!

Articoli correlati