
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Un arpeggio amaro che brilla di luce spenta apre Death of the Architect, singolo apripista del nuovo album dei berlinesi Bipolar Architecture in uscita nel 2024 per la solita Pelagic Records, etichetta rea di non sbagliarne una. Il resto del brano è una montagna russa di emozioni debilitanti. Il brano è dedicato alla scomparsa del padre di Sarp Keski, frontman della band, del dolore che la perdita ha portato che non trasuda solo dalle sfuriate black ma anche nei momenti più tesi, post, con la chitarra che ramifica la melodia innalzandola il più possibile fino al rilascio finale che si fa strada tra grida a dir poco strazianti.

Si monta pezzo dopo pezzo, The Horrible Things. Inizia senza uno straccio di ritmica che poi arriva insinuandosi, pulsazioni industriali che picchiano sulle casse e intanto le componenti si aggiungono senza far rumore, di nascosto e tutto cresce fino ad assestarsi e le sensazione striscianti fanno rabbrividire. La voce dell’artista francese Sarasara è una lama che penetra la carne, con dolcezza ma pur sempre arrivando a fondo. Avanguardia industrial-pop, potremmo chiamarla, e andrebbe benone, richiama i NIN di “The Fragile” ed è micidiale. Ci vorrà un po’ perché noi si possa godere del disco di “Elixir“, suo terzo album che uscirà a marzo 2024 per One Little Independent Records. Attendiamo trepidanti.

Federico Bonuccelli, chitarrista dei Council of Rats, incontra Dave Curran (che suona il basso in una bandicciola chiamata Unsane) dopo un concerto al mitico Cox 18 e da lì nascono i Baratro. Chiude il triangolo Luca Antonozzi dei Marnero. Il resto sono gran mazzate. Nel 2021 già ne distribuiscono con “Terms and Conditions“, a febbraio del prossimo anno lo faranno di nuovo con il nuovo album “The Sweet Smell of Unrest“. Come lo sappiamo? Basta dare un ascolto a ‘sta gran cartella di Fight the Parking Meter. Noise rock laido, sporco all’inverosimile, elettrico e arrugginito come una rete di protezione di uno sfasciacarrozze di NYC. Maledetto e sfiancante. Super.

Può un numero di Hidden Tracks essere tale senza una bella dose di black metal bestiale? Figurarsi (e se non vi piace ci spiace proprio zero). E allora ecco gli islandesi Helfró. Freddi come la loro terra natale lanciano chitarra, batteria e grida demoniache a velocità smodata nel dedalo della maligna Traðkandi Blómin í Eigin Hjartagarði. Cambi di tempo devastanti, ramate al limite dell’hardcore più virulento e pure una parte centrale che pare uscita da un album dei Prodigy. Non si fanno mancare nulla, ‘sti due. Il loro secondo album “Tálgröf” uscirà il 1° dicembre per Season of Mist. Insomma, Satana Claus quest’anno arriva in anticipo.

Restiamo (idealmente) in casa Season of Mist ma spostiamoci (geograficamente) tra Australia, Francia e Regno Unito. Queste le lande in cui nascono e crescono i Vipassi. Roba complicata, la loro. Mettete su Phainesthai (che anticipa l’album “Lightless” in uscita a gennaio), piazzatevi comodi e pronti a viaggiare nell’iperuranio. Il basso che inerpica dappertutto, la batteria a seguire il delirio calmo, le chitarre volano. Progressioni a pioggia, metal estremo per meditazioni notturne e aliene.

Dicevamo del black metal? Sì, che non può mancare. Quindi doppia dose. Nel comunicato stampa si afferma che Këkht Aräkh, o meglio Crying Orc, anzi Dmitry Marchenko, prende ispirazione sì dalla seconda ondata BM ma anche da hip hop e nu-metal. Questo fa di lui già un nostro prediletto. Il suo lungo peregrinare lo ha portato dall’Ucraina a Berlino (e dal non avere un’etichetta a Sacred Bones Records, mica spicci) e quindi quale miglior titolo di Wanderer poteva scegliere per il suo nuovo singolo? Contenuto? Sofferenza vocale straziante (e un poco “rappata”, o almeno così pare) sotto forma di grida, chitarre di un’amarezza sconsiderata, batteria registrata in chissà quale cantina fredda e ben poco pulita (suonata da Wanja/Mrtva Vod, altro blacksterone ucraino) e synth sospesi nel nulla. Il video poi, tra mazze chiodate e corpse paint è una delizia. Ci ricorda qualcuno che però non possiamo nominare. L’abbiamo già detto che è il nostro prediletto?

Fanno bene i colleghi di Rumore a parlare di Bologna Wave. Dopo i Leatherette ecco quindi i Big Cream, in giro da un po’, due album alle spalle e un terzo che verrà pubblicato da WWNBB. Vaporwave sullo schermo e post-punk fuori dalle casse, questo è Quiet Quitting, singolo dal sapore tremendamente ottantiano, arcigno il giusto, diretto, sporco e delizioso q.b.

Si percepisce un piacere quasi tangibile quando si ascolta un brano di Jozef van Wissem. Il compositore olandese, già collaboratore di quell’altro grande che è Jim Jarmusch, ha l’innata capacità di trasportare, col suo liuto, in luoghi che non hanno una vera connotazione temporale. Non fa differenza la nuova The Devil is a Fair Angel and the Serpent a Subtle Beast, singolo apripista del nuovo album “The Night Dwells in the Day” in uscita a gennaio per Incunabulum Records. Lo strumento medievale sembra quasi cavalcare quando le pulsazioni sintetiche, sospese a metà tra tempi dispari e cassa in quattro, si infiltrano nella melodia. Pare di osservare un paesaggio unico ma in due epoche distinte, una antica e una cyberpunk del tutto futuribile.

Il nome di Erika Angell ha già fatto capolino quest’anno grazie all’album di debutto omonimo delle sue Beatings Are In The Body (qui trovate la nostra recensione) e rieccola apparire con il 2023 agli sgoccioli. La compositrice svedese di base a Montréal ha infatti appena firmato per Constellation Records (Canada + robe matte = Constellation, si sa) e per lanciare il suo nuovo album in solitaria che uscirà nel 2024 ci dona Dress of Stillness, sette minuti e rotti di apnea elettronica, quasi asfissiante, in cui la voce di Angell si adagia lentamente, con poderosa dolcezza. Il brano è stato composto partendo da una poesia di Rainer Maria Rilker e, infatti, il gradiente poetico è ben presente.

Sono passati sette anni da “Corners“, ultimo album in studio dei Tiger! Shit! Tiger! Shit!, che finalmente tornano in scena con un nuovo album – “Bloom“, in uscita a gennaio 2024 su To Lose La Track e Coypu Records – e un nuovo singolo. Il trio di Foligno, che può vantare tra i propri fan perfino Stephen King, ci regala Stones, una lenta e sinuosa cavalcata psichedelica che tra suoni acidi ed essenziali ci spiega in poco meno di 5 minuti che la scena musicale italiana ha tanto bisogno di loro.