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Hidden Tracks

HIDDEN TRACKS #38: Darius, Edna Frau, Brutus VIII, Valerian Swing, Still Wave, Ultio, DUSK, Nel Buio, Indigo Birds, Hässlig, Oh Hiroshima, Candy

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Darius – Raccoon

Photo: Julien Chavaillaz

Tra gli alfieri della vivace scena post-tutto elvetica ci sono sicuramente i Darius, pronti a tornare in scena con il nuovo album “Murmuration“, in uscita giusto questo venerdì 3 maggio su Humus Records. Per ingannare la breve attesa, i nostri hanno pensato bene di lasciarci con questo nuovo singolo intitolato Raccoon, che è il terzo estratto dal disco (registrato da Amaury Sauvé dei Birds in Row) e che riassume bene il piano sonoro della band. Post-metal e post-hc che si incontrano e si scontrano in un brano lungo e monolitico sorretto da un muro di chitarre che sfida la gravità. Cosa c’entri il grazioso procionide non è dato sapere, ma Raccoon farà la gioia di tutti gli amanti di gente come Pelican e Russian Circles. Semplicemente noi.

Edna Frau – Working on My Self (ft. Sorry, Heels)

Degli Edna Frau vi avevamo parlato in tempi non sospetti, in occasione dell’uscita dell’album di debutto “My Ego Is Bigger Than Yours“. Il combo ravennate, formato da Andrea Fioravanti (Postvorta), Vins Baruzzi (The Doormen) e Fabio Alessandrini, torna ora in scena con nuovo singolo, Working on My Self, che riprende sostanzialmente il discorso da dove si era interrotto anche se inclinandolo più verso il synth-punk e la darkwave. Atmosfera algida e marziale, impreziosita dal contributo vocale di Simona Pietrucci (Sorry, Heels), un viaggio introspettivo tra i tormenti interiori per farli diventare punti di forza. O almeno per imparare a conviverci serenamente. Non sappiamo ancora se i tempi siano maturi per un nuovo album, ma ci farebbe piacere.

Brutus VIII – I Didn’t Ask

Photo: Rachel Filler

È uno strano mix di elettroclash e darkwave quello in cui sguazza Brutus VIII, moniker dietro cui si cela l’artista californiano Jason Katz, secondo brano estratto dal suo nuovo album “Pure Gluttony“, in uscita il 10 maggio su Danger Collective. Un po’ LCD Soundsystem e un po’ Scott Walker, un po’ post-punk e un po’ techno berlinese. Pop, sì, ma avvolto da uno spesso involucro di rumore. I didn’t ask and I don’t wanna know: il brano parla dell’esaurimento causato dall’essere bombardati continuamente da nuove informazioni, spesso superflue o perfino false. La soluzione? Ballarci su.

Valerian Swing – Gor-ai

Ci sono voluti ben sette anni ai Valerian Swing per dare un seguito a “Nights” ma finalmente sappiamo che “Liminal” uscirà a giugno per Pax Aeternum/Transition Totem. A fare da traino all’album troviamo Gor-ai, misterioso oggetto difficilmente identificabile (un po’ come il cubo rosso circondato dalla neve nel video), pregno di movimenti math, foliès sintetiche, poliritmie a catena e quella sensazione di sospensione che tanto ci piace e che ci porta in luoghi assurdi e fuori dal tempo. Molto difficile da catalogare = bene.

Still Wave – Spaceman (With a Gun)

Nati dalle menti di Luca Fois (chitarra) ed Eliana Marino, completati dopo l’uscita di quest’ultima da Tomas Aurizzi (Aborym), Daniele Carlo (batteria), Manuel Palombi (basso) e Valerio Granieri (già voce dei Rome in Monochrome) gli Still Wave si divertono a giocare con diversi gradienti dell’animo umano (e non). Colori freddi e tirate black metal si mescolano a rarefazioni coldwave, melodie ascensionali e una voce che pare appena uscita da una forgia rivestita di velluto. Lo si sente bene in Spaceman (With a Gun), singolo apripista del debutto “A Broken Heart Makes An Inner Constellation” in uscita a giugno per These Hands Melt.

Ultio – Looking for Eyes

Brucia Records ci ha abituati bene, se non benissimo, in materia di black metal e derivati. Perché smentirsi? Dietro a Ultio si cela Giorgio Barroccu (DERHEAD) che ci lancia dritti nella bocca di un inferno asfissiante con Looking for Eyes, estratto dal nuovo album “Cor” in uscita a maggio. Le grida abrasive fanno coppia con chitarre ferine, il ritmo è mutevole e più rallenta, più è evidente e palpabile l’intento di straziare le carni dell’ascoltatore. Non chiediamo di meglio, da queste parti.

DUSK – INDUSTRIE III

Quando si dice non nascondere affatto le proprie intenzione: DUSK, progetto misterioso e allucinante proveniente dal Costa Rica, ha in mente come unico concetto le industrie, metallo pesante, effluvi pestilenziali, ecomostri abbandonati. Un immaginario che lega indissolubilmente certi tipi di decadenza musicale e che il quartetto non manca di tirare lungo INDUSTRIE III, dando alla base downbeat-industrial (d’altronde…) rallentata alle estreme conseguenze un tocco di mostruosità black meccanico e deumanizzato (la voce di Dusk è robotizzata e quanto più lontano dall’umana specie possibile), ipnotico e freddo come null’altro che l’acciaio in stato di decomposizione può essere. Il disco uscirà il 30 maggio e si chiama, beh, “INDUSTRIE“. Favoloso.

Nel Buio – Nel Buio

Photo credit: Telly Lale

Sì, ancora black metal, e allora? Non accettiamo lamentele, qui. Questa volta la materia del metallo nero è declinata wave e lo si sente bene nell’omonimo brano dei Nel Buio in uscita su Avantgarde Music, le cui chitarre, fredde come lame di ghiaccio, riportano all’immaginario Ottantiano distante da plastica e luce e vicino a oscuri meandri in cui risuonano, in questo caso, grida devastanti, ora gutturali ora squarcianti. Epicità oltre i livelli di guardia, alienata e alienante. Una coltre di ghiaccio nero sotto la luce di un neon spezzato.

Indigo Birds – Near Geneva

© Zélie Fasquel

Cambiamo coordinate, sia di genere che geografiche. I francesi Indigo Birds ci ricordano molto da vicino certi LCD Soundsystem e gli ultimi Ulver, quelli della svolta dark pop. Il groove avvolgente e serrato di Near Geneva e quei synth che salgono dallo scantinato, la voce avvolgente di Clément Barbier sono una combo devastante, sembra di stare in un club avvolto dalle ombre e dal fumo. Aiutano le atmosfere noir del video. “As Seasons Changed“, nuovo album del quartetto, uscirà a giugno per la loro No Tear Records e si prospetta essere un bel dischetto, se le premesse sono queste.

Hässlig – Slaves

Ci avete creduto? E invece no, rieccoci in terra di black metal. Questa volta siamo in Spagna alla corte degli Hässlig, progetto tanto misterioso quanto lurido e brutale. Slaves anticipa l’album “Apex Predator” (in uscita a maggio per Sentient Ruin) ed è una mattonata di due minuti e mezzo, sozza da far schifo, chitarre laide, rabbia punk espettorata senza ritegno che si lancia in devastazioni urbane senza ritegno.

Oh Hiroshima – Wild Iris

Gli Oh Hiroshima con Wild Iris ci catapultano nello spazio e lo fanno spingendo sull’acceleratore di un post-rock che devasta, partendo da dentro e procedendo a un’esplosione in crescendo continuo e rutilante. Chitarra, batteria e synth mastodontici si fanno triangolo stellare accompagnati da voci che paiono eruzioni solari. Dinamiche perfette, melodie altrettanto. Il loro quinto album “All Things Shining” vedrà la luce a giugno per Pelagic Records. E per chi, sennò?

Candy – eXistenZ

photo credit: Jason Nocito

Basso schiacciasassi, batteria jungle demoniaca e poi via di massacro urlante. L’hardcore elettrogeno che i Candy sciorinano su eXistenZ sa di apocalisse, doppio pedale che ti bussa nello stomaco, rabbia ignominiosa e velocità smodata figlia del grind più malevolo possibile. Non c’è da stupirsi se il loro nuovo album “It’s Inside You” è stato prodotto da Ben Greenberg degli Uniform, mixato da Kurt Ballou e verrà pubblicato (a giugno) da Relapse Records. E nemmeno del fatto che suoneranno di spalla ai redivivi The Dillinger Escape Plan.

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