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Hidden Tracks

HIDDEN TRACKS #40: Thotcrime, Doodseskader, Death By Gong, Vanarin, Scree, Francesca Bono

Hidden Tracks 38

Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.

Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Thotcrime – The Wrong Way / Behind the Cracks

Photographer credits: Crimebird Creative

I Thotcrime sono una bestia strana. Coi primi due album composti a distanza, sparsi tra Stati Uniti e Gran Bretagna, utilizzando tutte le risorse che la tecnologia ci ha donato, con il loro terzo lavoro “Connection Anxiety” (in uscita ad agosto per Prosthetic Records) decidono di farsi più fisici, reali, ma senza buttare al vento la componente cibernetica che ha reso il loro grind materia anomala. Ancor più anomalo è però quello che il quartetto ha in serbo. Doppio singolo, da un lato The Wrong Way, un anthem anni ’90, quelli che hanno goduto della cultura rave con venature eurodance spaventosamente colorate (il lato britannico si sente tutto quanto), base pompata, cassa in quattro, lead synth gonfiati a ecstasy e frasi ripetute ad libitum. L’altro lato, Behind the Cracks, invece introietta questi elementi in un massacro grindcore, chitarre a lama circolare e badilate nintendocore che lanciano break digital hardcore pesantissimi con una spruzzata di j-rock alienante che male non fa. Assurdi è dir poco. Già li amiamo.

Doodseskader – Plastic Skin / Warm Flesh

© Diana Lungu

I Dodseskader nascono in Belgio solo quattro anni fa ma sono, in realtà, dei veterani. Se siete fan di certo post-metal il nome di Tim de Gieter non vi sarà nuovo, dato che trattasi del bassista degli Amenra, mentre il suo sodale, nonché migliore amico, Sigfired Burroughs milita in svariate formazioni (Kapitan Korsarov, Paard, The K). Qui di post-metal però non c’è niente. Nel loro nuovo singolo Plastic Skin / Warm Flesh ci sono altri spettri, quello dello shoegaze su cui si posa una patina dreamy fredda come il ghiaccio, e tanto post-rock. Melodie sospese e cuore che trema. Il brano sarà incluso in “Tides of Tomorrow”, nuovo videogioco degli sviluppatori francesi di Digixart.

Death By Gong – Heavy Air

Dopo i Death By Stereo ecco i Death By Gong. Le due cose non c’entrano nulla, ovviamente. La band composta da membri di Radare, Zahn ed ex-The Ocean pescano da ben altro immaginario. Basta sentire Heavy Air per rendersene conto. Incedere lento e pesante ma reso etereo da melodie completamente aperte, cantato e songwriting debitore di Elliott Smith, sintesi shoegaze e tanta, tanta amarezza, a palate, per citare uno che di amarezza ne sapeva. Il loro nuovo album “Descalator” vedrà la luce (si fa per dire, a questo puinto) a settembre per Crazysane Records.

Vanarin – A Fly on the Wall

Foto: Andrea Benedetta Bonaschi

Pronti a tornare con un nuovo album su Dischi Sotterranei (non ci sono dettagli al momento), gli italo-inglesi Vanarin anticipano i tempi con una canzone perfetta per questa estate che non si capisce poi se arriva davvero. A Fly on the Wall è un brano carico di groove, tra Phoenix e Tame Impala, anche un po’ Battles, ma senza la follia di Ian Williams e soci. C’è anche qualcosa dell’ultimo album degli Yard Act, soprattutto quella vena pop che, va detto, ha diviso i fan. Per chi cerca un’immersione in sonorità clubbing, con i Vanarin non si sbaglia di certo.

Scree – Nocturne with Fire

Photo: Caleb Bryant Miller

Atmosfera completamente diversa con gli Scree, trio di Brooklyn dedito ad una sorta di jazz notturno, malinconico, fumoso e molto chitarristico. Loro si definiscono anche spiritual lounge e ci sta tutto. Nocturne with Fire è il primo estratto da un nuovo mini-album intitolato “Live At The Owl Vol. 2” ( (registrato appunto dal vivo nell’omonimo club di Brooklyn, ma le canzoni sono inedite) e in uscita il prossimo mese. Il brano, come da titolo, parte piano e si incendia nel finale: se avete apprezzato gli ultimi album solisti di Jeff Parker qui troverete pane per i vostri denti, ma ci sono anche i Calexico, Tom Waits, Bill Frisell e tutta una situazione da film noir d’altri tempi con cui godervi qualche seratina in solitaria.

Francesca Bono – Velvet Flickering Heart

Francesca Bono, già fondatrice degli storici Ofeliadorme, l’abbiamo ascoltata l’anno scorso in duo con Vittoria Burattini nel loro “Suono In Un Tempo Trasfigurato“, uno degli album più belli dell’anno. Ora la riscopriamo in un’ulteriore veste, con un suo progetto in solitaria e un primo singolo, Velvet Flickering Heart che promette di lasciare subito il segno. Un crescendo di suoni ed emozionisu cui si innestano piano piano loop e campionamenti, con la voce dell’eclettica artista a disegnare traiettorie da sogno e che a tratti ricorda anche le evoluzioni di Anna von Hausswolff. Se non bastasse a convincervi, qualche informazione puramente tecnica: Egle Sommacal alla chitarra, Vittoria Burattini alla batteria, Silvia Tarozzi al violino, al mix c’è Alain Johannes, il brano è co-prodotto da Mick Harvey (che nel suo ultimo album solista ha inserito pure una cover degli Ofeliadorme). Che altro aggiungere?

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