
Quanti brani ogni giorno, ogni settimana, ogni mese vengono pubblicati, ascoltati distrattamente e poi finiscono sepolti sotto un mare di altre uscite, a sgomitare per emergere e troppe volte divorati da pesci più grossi e più importanti? Questa è una delle tante domande esistenziali che ci poniamo ogni giorno in redazione, e a cui dopo alcuni tentennamenti e tentativi falliti abbiamo cercato di formulare una risposta.
Hidden Tracks vi accompagnerà periodicamente con i nostri brevi consigli riguardanti alcuni brani pubblicati in queste settimane e che riteniamo interessanti. Progetti da tenere d’occhio, di cui forse sentirete parlare nei prossimi tempi, provenienti in tutti i casi da quell’universo sommerso che più ci sta a cuore e che pensiamo sia giusto e stimolante seguire dal principio. In poche parole, la musica di cui non tutti parlano.

Se non è la prima volta che vi fate un giro qui su ImpattoSonoro saprete di certo di chi parliamo quando parliamo di Valentina Magaletti. Se così non fosse è una delle musiciste sperimentali più influenti attualmente in circolazione. Italiana di base nel Regno Unito fa parte di una miriade di progetti, tra cui Moin, Holy Tongue e Vanishing Twin. Nídia invece è una DJ afroportoghese le cui collaborazioni sono da meno, spaziando da Fever Ray a Kelela. Le due artiste uniscono le forze per l’album “Estradas“, “nato dalla calura siciliana e rifinito sotto le piogge londinesi”, in uscita il 13 settembre. A fare da apripista è l’ipnotica Mata, afrobeat circolari che lanciano in un a spirale calda e avvolgente, con la voce di Nídia a contribuire all’estraniamento terreno sostenuta dai synth e dalle percussioni di Magaletti. Un viaggio lo è di sicuro, e credo ci porterà ben lontano.

I Qoya arrivano da Grenoble, Francia, e si portano dietro un enorme carico di amarezza a tinte fosche. Timeless è il primo singolo estratto da “Karma“, il nuovo album in uscita a ottobre, e dimostra appieno come questo carico sia davvero pesante. Il crocevia della band è quello che mostra strade che portano a uno shoegaze oscuro infestato da arpeggi post-rock e sintomi doom inevitabili. Chiari i rimandi (soprattutto vocali) agli Alcest e, in egual misura, a certa darkwave anni ’80. Le chitarre fumano come nebbia e in certi passaggi sono tutto tranne che gelide.

Ancora shoegaze, ma questa volta dobbiamo spostarci dalla Francia al Sud della California per incontrare i Cold Gawd. Pupilli di casa in Dais Records, i Nostri sembrano non sentire il caldo e abbassano la temperatura di svariati gradi. Gorgeous è una lenta e trascinata discesa nelle regioni più recondite del mondo delle ombre, con la voce del leader del gruppo Matthew Wainwright capace di intonare un attimo prima litanie mazzystariane, quello dopo di lasciare che il demone dentro di lui prenda il sopravvento lanciando grida pregne di disperazione. Il tutto si conclude in sospensione eterea. Notevoli. Il loro nuovo album, “I’ll Drown On This Earth” uscirà a fine agosto.

Restiamo dalle parti di Dais Records ma facciamo un balzo geografico. I Kite sono un duo di base a Stoccolma e anche a loro piace certamente il gelo. E si sente. L’etichetta americana pubblicherà il loro nuovo “VII” in quel di agosto e tra i singoli selezionati per presentarlo c’è Losing, un brano struggente, pieno zeppo di pathos costruito da una lunga intro piano-synth-voce che sfocia in un boato synth pop tanto algido quanto epico ma che non stinge le sensazioni snocciolate fino a quel momento, anzi, acuendole di gran lunga e facendo sì che il senso di perdita si ingigantisca. Per non farsi mancare nulla i Nostri si fanno accompagnare da Anna Von Hausswolff e Henric de la Cour.

Ci eravamo innamorati dei franco-inglesi Lizzard tre anni fa in occasione dell’uscita di “Erode” e sembra che questo sentimento sia destinato a perdurare. In Black Sheep il trio potenzia ancor di più i punti di forza già presenti in quel disco e confeziona un singolo di rara potenza. Ma non aspettatevi una mina noise-rock o altro, qui le progressioni di chitarra-basso-batteria fanno del brano una sontuosa suite amara, resa ancor più bitter dalla splendida performance vocale di Mat Ricou. Non lesinano comunque sulla mazzate e in coda piazzano la detonazione elettrica. Il nuovo album intitolato “Mesh” vedrà la luce a settembre per la solita Pelagic Records, che non ne sbaglia una nemmeno per scherzo.

“I Know I Fail You / I Know That I Run“: comincia con questa dose di buoni pensieri il nuovo singolo degli A Swarm of the Sun, duo svedese che torna dopo 5 anni di silenzio con il nuovo album “Empire“, a settembre sulla sempreverde Pelagic Records. Siamo dalle parti del post-metal, solita roba, direte voi, ma l’uso della voce di Jakob Berglund, malinconica e desolante, ne fa qualcosa da tenere bene in considerazione, una crepa di fragilità in un genere che si fregia di aggettivi altisonanti come inscalfibile e monolitico, che francamente hanno anche un po’ stancato.

I FOUDRE! sono un trio francese formato da Frédéric D. Oberland (Oiseaux-Tempête), Romain Barbot (Saåad) e Paul Régimbeau (Mondkopf), esponenti insomma della più nera scena transalpina. Il loro sesto album “Voltæ (Chthulucene)” arriva ad ottobre e racconta – sulla base di una sorta di post-techno rilassata, tipo ultimi rintocchi di un rave – di un mondo abitato da ibridi di umano/macchina/vegetale e in cui tutto fila via liscio come l’olio, e come potrebbe essere altrimenti? Rave music si diceva, ma ci sono anche echi di suoni tradizionali, a riprova che puoi immaginare il futuro che preferisci, ma le tue radici ti seguiranno ovunque. E forse non c’è niente di più punk. Il primo estratto si intitola Visions from Zūrūtetsu.

Di dischi sul tema del viaggio, in senso lato o figurato, ce ne sono a bizzeffe in giro. Provano a farne uno anche gli Sbarco, trio tutto italiano e nuovo di zecca pronto a debuttare il prossimo 13 settembre sulla solita Argonauta Records. Lo sfondo è quello di una traversata marittima, ma i flutti che sferzano l’heavy rock senza fronzoli ma di sicuro impatto dei nostri sono temi più profondi come solitudine, disperazione, amore e speranza, insomma la vita. Il primo estratto si intitola The Future.